19/12/13

non si lasciano le battaglie a metà

A leggere in questi giorni i renziani LGBT mi vengono i brividi. Perché li conosco, con loro ci ho parlato spesso, li ho ascoltati e li ho letti.
Se la prendevano per piccole cose, anche quando il segretario Bersani non citava i diritti degli omosessuali nella relazione all'assemblea, e se le prendevano per cose più gravi come quella famosa assemblea dove la Bindi fece quel casino (ve la ricordate tutti, non sto qui a scriverne ancora).

Poi Renzi non nomina un componente dell'assemblea che si occupi di diritti, né degli LGBT né degli immigrati, né delle donne. E tutti in silenzio.
E accettano anche le civil partnership alla tedesca dopo anni di battaglie per il matrimonio per tutti. Dicono che sia meglio poco che niente. Ma sui diritti continuo a pensare che non ci siano compromessi che valgano. Sono diritti. Punto.

Sinceramente sono stanco di vivere in un'Italia dove il meglio poco che nulla è diventata una filosofia di vita. E sinceramente sono stanco di persone e politici che mollano le battaglie umane e civili perché avranno poco, che è meglio di nulla ma che non è quello per cui sino a ieri hanno lottato.







13/12/13

la sorpresa è per tutti, non solo per Grillo.

Dice Renzi che sta preparando una sorpresa per Beppe Grillo. E secondo la maggior parte degli autorevoli opinionisti Renzi sarebbe pronto a rinunciare ai rimborsi elettorali.

Non sono tanto sicuro che sia questa la sorpresa preparata da Renzi, perché nella sua mozione congressuale proprio di questo non se ne parla. Insomma, non vorrei che Renzi avesse preso i voti per una questione molto importante per la sopravvivenza del partito di cui non ne parla.

Perché al di là di quanto possa essere una bella cosa (per alcuni) il segretario ha promesso tante altre cose (e la maggior parte sono posizioni un po' ambigue), per quello è stato votato e quello deve iniziare a fare. Aveva detto che la prima cosa che avrebbe fatto la sua segreteria sarebbe stata quella di andare alla Terra dei Fuochi. Per ora ha fatto tutt'altro, quindi se non come prima lo faccia almeno come seconda cosa della nuova segreteria.

Perché poi vorrei ancora capire come intende rinnovare il partito, al di là della segreteria nazionale. C'è la rete dei circoli da rimettere in moto, c'è da capire come intende finanziarli, c'è da capire che se vuole tenere tutti quei dipendenti, cosa ne vogliamo fare di Youdem, c'è da capire quali poteri avrà un iscritto, se i parlamentari dovranno ancora versare una quota.

Insomma, ci ha parlato tanto della sua Italia e non del suo PD. E non stavamo scegliendo il futuro premier, ma il segretario. Ma forse sono uno dei pochi che l'ha letta così.


I forconi e Civati.

Civati nel tour sardo di sabato scorso lo ha ripetuto in tutte le tappe:
quelli che dicono di non essere né di destra né di sinistra sono di destra.
E così già lunedì sentivo nei vari tg già questa cosa che non siamo né di destra né di sinistra. E pensavo a quella cosa che ripeteva Civati e mi convincevo ogni minuto di più che avesse ragione.

Dicono che ora vogliono fare la Marcia su Roma, che tra i forconi ci sono anche quelli di Casa Pound. Addirittura il ministro Alfano li ha definiti di estrema destra, i forconi.

E niente, anche questa volta Civati ha avuto ragione.


11/12/13

Non sono antirenziano.

È incredibile come sia basso il livello di discussione in questi giorni nei social network. L'accusa più ricorrente è che sarei antirenziano. A parte che lo stesso Renzi domenica ha annunciato che la corrente renziana è stata sciolta (che sarà tutto da dimostrare) non ho sostenuto Civati perché si candidava contro Renzi, ma perché Civati la pensava come me. Anche perché Civati si è candidato prima di Renzi, e chi mi conosce sa che collaboro con Pippo dal 2010, ne sono sempre andato orgoglioso di questa cosa.

E sarebbe anche da premiare la mia coerenza, visto che in tanti che un anno fa anno fatto gli antirenziani oggi sono super renziani. Ma per carità.

Alzando un po' il livello del dibattito, se mi andasse bene l'idea di PD e di Italia di Renzi non pensate che l'avrei sostenuto e votato? E invece no. Ho sostenuto e votato Civati perché mi piace la sua idea di partito e di Italia e di conseguenza combatterò dentro il partito perché queste idee diventino maggioranza.

Perché poi dicono anche che viene prima il bene del PD. Come se noi ci fossimo candidati per distruggere il PD. Anche noi stiamo lì per il bene del PD, e se Renzi farà e dirà cose che secondo noi non faranno il bene del PD lo diremo. Così come se farà e dirà cose che secondo noi faranno il bene del PD lo sosterremo. Ma non penso che ci vogliano i saggi per capire concetti così banali. Non vorrei interpellare Makkox per aiutarmi a spiegare le cose.

Non sono antirenziano, sono un iscritto che la pensa diversamente da Renzi. Ci vuole molto a capirlo?


Scelte obbligate.

Sono giorni di confusione dopo le primarie, soprattutto per i sostenitori di Civati e Cuperlo. Sinceramente dei sostenitori cuperliani non me ne frega molto, non me ne vogliano ma preferisco parlare di chi ha sostenuto Civati.
Perché chi ha sostenuto Civati si trova disorientato dopo che nel suo blog Civati ha scritto che voterà la fiducia al governo Letta se glielo chiederà Renzi. E ha, purtroppo, ragione. Solo il 14% degli elettori delle primarie ha detto che questo governo va bene, o forse gli elettori di Renzi non hanno capito se Renzi vuole la fine del governo o meno. Ma vabbè.

Il fatto è che a parti inverse (ossia con Civati segretario e Renzi e Cuperlo sconfitti), come l'avreste presa se Civati avessee sfiduciato il governo Letta e i parlamentari che stanno con Cuperlo e Renzi avessero votato diversamente dalle indicazioni degli elettori e quindi del nuovo segretario?

Il fatto politico è tutto qui, non si tratta di incoerenza di Civati ma di rispettare il volere degli elettori.


14/10/13

Quando mi sosteneva Civati.

Era fine 2010, non stavo bene per nulla. La scomparsa del mio carissimo nonno che per me era come un padre, una lussazione alla rotula che mi aveva portato un gesso di una qualche decina di chili e la disaffezione per la politica.
Un periodo quasi nero, di quelli bruttissimi.

Così un'amica e compagna, Ilaria, per tirarmi su di morale mi invitò a un'iniziativa pubblica in quel di Oristano. L'iniziativa era Prossima Sardegna.

Tutti si aspettavano Renzi, ma non venne. C'era Civati. E chi era Civati? Ricordo bene quella mattina, mentre fumavo seduto su un muretto c'era un ragazzo a me sconosciuto che fumava anche lui una sigaretta. Le stampelle caddero e lui si inchinò a raccoglierle. E parlammo per qualche minuto, il tanto di una sigaretta. Sì, un po' mi stava sulle palle con quell'accento da polentone. Ma nel tanto di una sigaretta mi convinse a rimanere nel PD che tanto questa dirigenza sarebbe durata quanto il mio gesso (ha dimenticato la fisioterapia).

Non so perché mi convinse. So solo che quel giorno ho fatto la scelta migliore che potessi fare, andare a Oristano, parlare con Civati, conoscere quelli che sarebbero stati i compagni e le compagne di tante avventure e di tante battaglie, distrarmi un po' da tutto ciò che avevo di personale.

Ma la mia più grossa sfida era (ed è tuttora) smentire mio nonno, storico elettore PCI, che mi disse di lasciare la politica perché sono tutti uguali, perché la politica è roba sporca e bisogna adeguarsi.
E io so che con Pippo possiamo smentire nonno. E lo so da quel Dicembre 2010, quando a sostenermi c'era Civati.

Questo è il maggior motivo per cui sostengo Pippo e perché in questi anni non sono emigrato in altri lidi. Perché ogni volta che le stampelle cadevano, Pippo stava lì a raccoglierle.

09/10/13

M5S vs Napolitano. Il mio punto di vista.

Quando si dice che Napolitano sbaglia si passa per terroristi. Se poi l'altra parte è il Movimento 5 Stelle allora si passa per terrorista grillino.
La verità è che chi fa ogni giorno politica diventa un automa, impara a difendere solo la sua parte come se fosse tifo per la sua squadra di calcio e il campo visivo delle cose si restringe ogni giorno di più.
Quindi sappiate che sono un iscritto al PD e che provo a guardare le cose da un'altra angolazione, che non è quella di nessuno.

Ciò che è accaduto ieri ha dell'inverosimile.
Parto da una posizione netta e da cui non mi smuovo di un millimetro: il Presidente Napolitano sulla questione delle carceri ha completamente ragione. Punto.
Il Movimento 5 Stelle strumentalizza la vicenda, accusando il regista delle larghe intese di voler salvare Berlusconi. Sicuramente il dubbio è sorto a tanti cittadini viste le numerose leggi ad personam di questo dicianovennio, ma non è così.

L'errore gravissimo però viene da Napolitano dicendo che il M5S non si occupa dei problemi del Paese (riferendosi, dicono, alla strumentalizzazione che fa il M5S sulla vicenda delle carceri).
L'assurdo è che il Capo dello Stato se la prende con una parte politica che ha assunto una posizione politica, giusta o sbagliata che sia. Lo stesso Capo dello Stato che negli anni precedenti mai ha preso posizione contro un partito politico, né quando si è bloccato il parlamento per la vicenda Ruby, né quando la Lega Nord ha preso posizioni politiche omofobe e xenofobe. Eppure erano posizioni politiche. Ma non contraddicevano la lettere del Capo dello Stato.

Ieri si è creato un precedente. Un Presidente della Repubblica imparziale che si posizione politicamente a favore di una parte politica e contro un'altra parte politica. Un domani potremo ritrovarci un Capo dello Stato di destra che si pone contro una posizione politica di un partito politico di sinistra o viceversa. Oggi è toccato al M5S, domani potrebbe toccare a chiunque.

E non c'è giustificazione che tenga. Nemmeno quella che il M5S attacca di continuo Napolitano. Vorrei sommessamente ricordare che Napolitano da tempo prende delle posizioni politiche in contrasto con il M5S. Magari se rispettasse il suo ruolo anche il M5S manterrebbe il suo.

P.s. Certo, ci sarebbe da dire che se abolissimo la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi (dove ci sono leggi scandalose c'è il nome di Fini di mezzo, vabbè) il numero di detenuti si ridurrebbe. Sarebbe anche il caso di legiferare in materia di prostituzione (c'è un'ottima proposta di legge del Partito Democratico) e anche in questo caso il numero di detenuti (in questo caso per lo più detenute) calerebbe ulteriormente.




06/10/13

L'Italia cambia verso. Anche Renzi.

Matteo Renzi ha scelto il suo slogan per la campagna congressuale: L'Italia cambia verso.

Il 14 Settembre dal palco della festa democratica di Torino Renzi diceva: «il governo delle larghe intese è la sconfitta della politica».

Oggi, 6 Ottobre (22 giorni dopo) Renzi dice: «con me segretario del PD governo Letta più forte».

Renzi cambia verso, e anche verbo.


L'ipocrisia tutta italiana.


- se un immigrato arriva in Italia da cadavere gli viene concessa la cittadinanza italiana, se arriva da vivo viene iscritto al registro degli indagati.

- se un bambino (o bambina) figlio di genitori stranieri nasce e vive in Italia non gli viene concessa la cittadinanza italiana, ma se centinaia di immigrati muoiono in mare proclamano il lutto nazionale.

- chiedono il premio Nobel per Lampedusa. Ma se un pescatore decide di aiutare immigrati in difficoltà viene indagato per traffico di clandestini. Più o meno come uno che copre un mafioso, e mica gli danno il Nobel.

- la commozione nelle parole del ministro Alfano, che sostenne la Bossi-Fini.

- Alfano dice di non voler cambiare le leggi sull'immigrazione, mentre il ministro Kyenge sì. Sono entrambi ministri dello stesso governo.



02/10/13

Senatrice De Pin ti aspettiamo dentro, il PD.

L'invito è valido e non sto scherzando. Abbiamo bisogno di forze fresche e di persone che vogliono cambiare la politica facendo e non salendo sui tetti.

Sicuramente non siamo perfetti, anzi. Ne combiniamo tante e discutiamo tanto. Ma dove c'è discussione c'è democrazia e nessuno si permetterebbe di minacciarla come è appena successo al Senato dove è stata vittima da parte di un suo ex compagno di movimento (si dice così?).

Forse anche si sarà accorta che, nonostante i tanti errori che commettiamo e le cose cose belle che facciamo (le seconde passano sempre in seconda linea), oltre il PD (e qualche altro partito di centrosinistra) non esistono partiti dove si discute.

Sembrerebbe che De Pin abbia valori di centrosinistra, forse più del PD stesso. Per questo l'invito è validissimo.

Ai Senatori PD l'onere e l'onore di invitare la Senatrice De Pin a far parte del Partito Democratico e migliorarlo con le stesse intenzioni con cui si è candidata con il Movimento Cinque Stelle.


30/09/13

sia chiaro.

Molti sono delusi dal risultato delle primarie perché non tutti potevano vincere e mi pare ovvio che sia così. Questo si sa da sempre.
Come è noto da mesi, io ho sostenuto con forza e convinzione il progetto guidato da Andrea Murgia. È abbastanza umano rimanere delusi da una sconfitta e io lo sono perché in questo progetto ci ho creduto fortemente.

Andrea e noi non abbiamo vinto e la ovvia conseguenza delle primarie è il sostegno alla vincitrice o al vincitore. Per questo ho scritto questo post, perché tutti (una volta smaltita un po' la delusione) si impegnino per vincere con Francesca (a cui rinnovo i miei complimenti).

Allo stesso modo mi rivolgo a Francesca affinché faccia un gioco di squadra, condivida la stesura del programma insieme alla coalizione e agli altri candidati e soprattutto apra le porte ai sardi (e magari non ai sardisti).

Adesso arriva la vera battaglia politica e sia chiaro che io, ovviamente, sostengo Francesca Barracciu.


Perché Murgia ha preso "solo" il 12.5%?

Il titolo è la domanda che ci pone Vito Biolchini nel suo blog. 
Le risposte sono due e sono anche scontate.

1. Andrea Murgia ha costruito questo consenso in poco più di 25 giorni. Questi erano i tempi della campagna elettorale e questo andava a discapito dei candidati meno conosciuti. Quel 12,5% è tutto voto d'opinione.

2. Non c'era nessuno dietro. A parte qualche sindaco e qualche amministratore locale, non c'era un solo parlamentare o consigliere regionale che abbia appoggiato questa candidatura. Quei oltre sei mila voti è frutto di un durissimo lavoro di tanti semplici militanti e soprattutto ex militanti.

Inoltre continuano a piovere polemiche su Sinistra Ecologia e Libertà. Io invece voglio ringraziarli uno per uno i militanti e dirigenti di SEL (e anche degli altri partiti) in quanto hanno lasciato libertà di voto. E quando anche il PD seguirà questo modello forse le primarie ri-acquisteranno un senso. In questi anni questo bellissimo strumento democratico è stato manipolato a suon di regole e dai capibastone che, forti del loro consenso locale, determinano il risultato finale.

Io continuerò a non adeguarmi e a scegliere in autonomia. Questa volta siamo stati in quasi undici mila (nemmeno Roberto Deriu aveva il sostegno di capibastone), magari la prossima volta saremo in venti mila.

La battaglia iniziata insieme ad Andrea Murgia andrà avanti perché ci sono troppi delusi e troppe deluse dalla politica che hanno ripreso a impegnarsi quotidianamente. Questa è una delle nostre piccole vittorie.

In democrazia è importante non solo chi vince. 
Ma come ci arrivi, cosa proponi.


21/09/13

Il vikingo tirocinante.

Sì sì, arrivano voci di corridoio da spettatori non paganti di un/a candidato/a che dice nei suoi comizi che ci sarebbe c'è gente che viene dal Nord Europa e si candida. E la Regione Sardegna non ha in questo momento di Presidenti tirocinanti che non sanno leggere nemmeno una delibera. 

Se fallirà il vikingo tirocinante avremo la scusa che si tratta di uno alla prima esperienza. Diverso sarebbe se un/a Presidente/ssa esperto/a fallisse, non avremmo nemmeno la scusa.

E poi, per fare un nome che sta a tanti a cuore, Renato Soru quale esperienza politica aveva prima di diventare governatore?
Ma soprattutto, è normale che ci siano due generazioni che devono ancora fare il tirocinio in politica?

Bello sarà a Mogoro ascoltare cosa ne pensano i candidati, che so, del Progetto Eleonora o del limite di due mandati. Così due questioni che mi vengono in mente.

P.s. il vikingo tirocinante che non sa leggere una delibera è questo qui:


ma state certi che la Sardegna la conosce benissimo e che non è la prima volta che legge una delibera. E se vive nel Nord Europa (Bruxelles) è perché ha vinto un concorso pubblico e fa il funzionario europeo, e che se la Regione Sardegna funzionasse meglio mai sarebbe emigrato. Ma anche a questo metteremo mano. 

#siAMopronti




05/09/13

L'eroe dell'A4 non è italiano.

Si chiama Ion Purice, ha 29 anni e vive da tempo in Italia. E' lui il camionista-eroe che ha salvato la bambina sulla A4 (Repubblica.it)
Bello, no? Commovente, no? Un grande, no? Un cazzo!
Immaginate se Ion Purice avesse investito la bambina.
Si chiama Ion Purice, ha 29 anni ed è rumeno. È lui il camionista che ha investito la bambina sulla A4. Possibili tracce di alcol e droghe nel sangue.
Questa è la verità. Il signor Purice è vero che vive da tempo in Italia (tre anni) ma è anche rumeno. È rumeno e vive in Italia, vive in Italia ed è rumeno.
Sembra che per il giornalista la nazionalità d'origine sia un dispregiativo. È così, perché non riuscirei a spiegarmi altrimenti questo comportamento. Nei vari servizi giornalistici, se il colpevole è straniero la sua nazionalità viene ripetuta dalle cinque alle dieci volte nello stesso servizio.

Quanto scritto da Repubblica sarebbe coerente se anche in passato negli innumerevoli servizi sugli incidenti stradali che vedevano coinvolti autisti stranieri si fossero limitati a non fornire la nazionalità di provenienza. Ma questo precedente non è mai esistito, in nessun giornale e in nessun telegiornale. Sarebbe bello se da domani l'informazione rimanesse indifferente alla nazionalità dei protagonisti, come in questo caso.

Ecco perché è importante dirlo, perché in passato la notizia non è mai stata la notizia in sé, ma il fatto che chi viene in Italia fa cazzate. Anche gli stranieri che hanno fatto cazzate vivevano da tempo in Italia, ma ci veniva detto che erano rumeni, ucraini, senegalesi, mai si sono limitati a dire che vivevano da tempo in Italia.

Onore e gloria a Ion per il gesto eroico. Mentre il giornalismo italiano xenofobo giudicatelo voi.




02/09/13

26 anni dopo "Aboliamo le correnti".

GENOVA Renzi è disposto a smantellare la sua corrente, ma a patto che in casa pd le nomine non vengano riservate al gruppo che sostiene il segretario. In un messaggio ai giovani democratici della sua corrente il sindaco di Firenze ha fatto alcune raccomandazioni, la prima delle quali è la seguente: Non si dimentichi mai che gli avversari sono all'esterno del partito e non all'interno del pd; a questo fine deve essere smantellato il vecchio sistema correntizio, ma da parte di tutti e scegliendo i dirigenti con il solo criterio delle qualità personali. Non è difficile leggere in questa raccomandazione un chiaro messaggio alla maggioranza che sostiene Epifani. Con il segretario pd, lo stesso Renzi ha avuto sabato mattina un lungo incontro chiarificatore: due ore e mezzo di colloquio, nello studio di Epifani. Nel pd qualcosa si muove, dunque. Il 20 e 21 si riunirà l'assemblea nazionale che dovrà convocare il congresso. Il problema più spinoso resta quello del regolamento del congresso nazionale, in quanto renziani, cuperliani e civatiani chiedono che i delegati vengano eletti dalle sezioni non su candidature personali ma su liste provinciali, per non disperdere i voti delle minoranze. Oggi e domani, il segretario Guglielmo Epifani tenterà di trovare una soluzione che accontenti tutti. Ai lettiani, intanto, non sono piaciute le parole di Civati alla festa democratica di Cortona. Qui, riferendosi all'alleanza Pd-Pdl che da mesi governa l'Italia, il candidato segretario del pd ha detto che rispetto ai tempi di Monti le condizioni sono diverse e la collaborazione che voi avete avviato non ha ancora avuto uno svolgimento costruttivo.

L'articolo originale di 26 anni fa.


ROMA Andreotti è disposto a smantellare la sua corrente, ma a patto che in casa dc le nomine non vengano riservate al gruppo che sostiene il segretario. In un messaggio ai giovani democristiani della sua corrente (il Movimento giovanile terrà il suo congresso nazionale a Fiuggi dal 5 all' 8 dicembre prossimi) il ministro degli Esteri ha fatto alcune raccomandazioni, la prima delle quali è la seguente: Non si dimentichi mai che gli avversari sono all' esterno del partito e non all' interno della Dc; a questo fine deve essere smantellato il vecchio sistema correntizio, ma da parte di tutti e scegliendo i dirigenti con il solo criterio delle qualità personali. Non è difficile leggere in questa raccomandazione un chiaro messaggio alla maggioranza che sostiene De Mita. Con il segretario dc, lo stesso Andreotti ha avuto sabato mattina un lungo incontro chiarificatore: due ore e mezzo di colloquio, nello studio di De Mita a piazza del Gesù. Nella Dc qualcosa si muove, dunque. Giovedì e venerdì si riunirà il Consiglio nazionale che dovrà convocare il XVIII congresso (si svolgerà molto probabilmente a Bari, alla Fiera del Levante, dal 26 al 30 aprile in coincidenza col decimo anniversario dell' assassinio di Aldo Moro). Il problema più spinoso resta quello del regolamento del congresso nazionale, in quanto gli andreottiani e i forzanovisti chiedono che i delegati vengano eletti dalle sezioni non su candidature personali ma su liste provinciali, per non disperdere i voti delle minoranze. Oggi e domani, il vicesegretario Guido Bodrato tenterà di trovare una soluzione che accontenti tutti. Ai liberali, intanto, non sono piaciute le parole di Forlani al congresso della Dc sanmarinese. Qui, riferendosi all' alleanza Dc-Pci che da anni governa il piccolo Stato, il presidente della Dc ha detto che rispetto ai tempi di Stalin le condizioni sono diverse e non è detto che la collaborazione che voi avete avviato non possa avere uno svolgimento costruttivo.



30/08/13

non sono in ferie (per i miei pochi ma cari lettori)

Sono da parecchi giorni che non scrivo nel blog, e non perché sia in ferie. Mi sento come l'amico che molla gli amici per trascorrere tutto il tempo con la fidanzata, e siccome quasi tutti gli amici l'hanno fatto con me e capisco bene cosa significa, vi chiedo umilmente scusa.

Sono super impegnato nella campagna elettorale di Andrea Murgia (http://andreamurgiapresidente.com), candidato per le primarie del centrosinistra (ovviamente) per le regionali sarde.

Non ho più voglia di commentare dichiarazioni e interviste di questa classe dirigente, che poi se andate a guardare sono sempre gli stessi e a ruota, sembra che ci sa un calendario definito: allora, Nico tu il 2 su Repubblica, Dario tu il 3 su Europa, Zoggia il 5 su L'Unità, Massimo il 6 sul Corriere, Pierluigi vedi se andare da Mentana o se preferisci un'intervista il 9 sul Manifesto, ah Boccia vai tu da Mentana?

Però una cosa su Enrico Letta la voglio dire: l'abolizione dell'Imu non è una sua vittoria, ma una vittoria di Berlusconi e del PDL. Cioè, Letta ha mantenuto più promesse elettorali di Berlusconi che di Bersani (a parte i giaguari che non si possono smacchiare). Oltretutto c'è da capire cosa ha ottenuto Letta dal PDL, se compromesso è stato diteci qual è l'altro piatto.

Ancora, scusa.

11/08/13

Avete suicidato un gay di 14 anni.

Lo avete suicidato! 
Con forza e prepotenza mi rivolgo alla società e a due generazioni, quella dei genitori e quella del ragazzo. Un suicidio è un omicidio più doloroso e più lungo, il suicidio è un omicidio durato per troppo tempo e in tutti i giorni. Questo ragazzo, così giovane, è stato ammazzato ogni giorno di solitudine e di derisione. Alla fine si è suicidato gettandosi dal balcone, un volo di libertà per scappare da quella gabbia di insulti e di invisibilità.
Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia.
Questa è la società che fa vivere l'omosessualità come un dramma. Nessuno gli ha detto che essere omosessuali non è un dramma, che c'è bisogno di gente che vuole bene e non di gente che odia. Nessuno gli ha detto che la sessualità è una roba personale e intima, che nessuno la sessualità se la sceglie, no. Nessuno gli ha detto che la sessualità degli altri non è un'opinione. Nessuno gli ha detto che la sua famiglia ogni giorno lo ammazzava e che alla fine lui sarebbe scappato per sempre.

È fuggito via dall'odio, dall'incomprensione e dall'indifferenza. È scappato dalla vita, da una vita che poteva regalargli tante soddisfazioni e forse l'amore di un altro quattordicenne che avrà una famiglia e degli amici che accettano la sua sessualità.

Questa è l'omofobia nascosta, quella non denunciata perché non esiste neanche una legge contro l'omofobia. Un'altra vittima di omofobia. Un altro giovane, poco più che bambino, che ha preferito morire piuttosto che vivere in mezzo all'odio e alla derisione.




10/08/13

Fermate la Russia. Subito! [VIDEO]

Gay.it ha scovato e tradotto un video postato da un gruppo di nazifascisti russi su internet che deridono e picchiano un loro coetaneo 15enne.

Le parole sono forti quanto le immagini. Più quel pallino bianco viaggia su quella sottile linea rossa più sale la rabbia e il dolore. 

Il ragazzo è stato adescato su internet con un annuncio dove un uomo anziano chiedeva sesso in cambio di denaro. Una trappola di cui il giovane è la vittima che viene "curato" dal branco dei torturatori con la loro urina. 



Ma la caccia agli omosessuali in Russia non è finita. Che almeno l'Unione Europea e gli Stati Uniti fermino subito questa violazione della libertà dell'individuo, questa discriminazione pericolosa che potrebbe portare numerose vittime. 

03/08/13

la guerra civile

Se ci pensate:

- abbiamo un governo nato per fare la pace politica e siamo giunti al punto che una parte minaccia la guerra civile;

- in Germania prima hanno fatto la guerra e poi hanno fatto cadere il muro di Berlino, in Italia prima cade il muro di Pompei e l'ex ministro responsabile minaccia il Paese che potrebbe esserci una guerra civile;

- che ci sono tre grandi poli politici, due leader di questi tre poli sono condannati, uno per frode fiscale e uno per omicidio colposo, l'altro non è un leader;

- che il ministro dell'Interno non si è dimesso per il caso kazako ma minaccia di farlo per il suo capo, condannato per frode fiscale;

- che se la smettessero di invocare la grazia per un pregiudicato e ci facessero la grazia di fare qualche cosa per chi non arriva alla fine del mese forse forse la guerra civile la evitiamo;

- che il PD pensava veramente di governare con gente responsabile, della rovina dell'Italia.


02/08/13

Qualcuno era fighetto.

Qualcuno era fighetto perché ha difeso Prodi, e Bersani.

Qualcuno era fighetto perché meglio con il M5S che con il PDL.

Qualcuno era fighetto perché chi sono i 101?.

Qualcuno era fighetto perché questo governo deve fare poche cose e si  deve tornare al voto.

Qualcuno era fighetto perché non ha votato la fiducia a questo incesto politico.

Qualcuno era fighetto perché no agli F-35.

Qualcuno era fighetto perché vuole tornare nel centrosinistra.

Qualcuno era fighetto perché io l'Imu lo posso pagare, e anche i miei colleghi.

Qualcuno era fighetto perché abbassiamo le tasse sul lavoro.

Qualcuno era fighetto perché Alfano andava sfiduciato.

Qualcuno era fighetto perché se due persone si vogliono bene si possono sposare.

Qualcuno era fighetto perché chiede la data del congresso.

Qualcuno era fighetto perché non ci sono alternative è roba di destra.

Qualcuno era fighetto perché stanno solo rinviando.

Qualcuno era fighetto perché serve una nuova legge elettorale.

Qualcuno era fighetto perché la mozione Giachetti va votata. 

Qualcuno era fighetto perché non si sospende il parlamento per il processo di Berlusconi.

Qualcuno era fighetto perché non si può governare con Berlusconi.

Qualcuno era fighetto, e io lo sostengo al congresso.



Larghe intese e stretta memoria.

Sono sempre stato garantista, anche perché un po' ce lo impone la giustizia italiana nella sua forma. Berlusconi sino a ieri poteva andare a dire in giro che era innocente. Appunto, fino a ieri. Oggi Silvio Berlusconi è un pregiudicato, e non per sottigliezze. Se ne facciano una ragione tutti, compreso Giorgio Napolitano che proprio ieri nella sua nota dal Quirinale con viva e vibrante soddisfazione chiedeva la riforma della giustizia, che per me significa "non sono d'accordo con la sentenza", o qualcosa del genere. Insomma Re Giorgio non l'ha presa bene, per nulla. E qui colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta i famosi centouno.

Il caso è chiuso? Macché.
C'è dell'altro. Eccome se c'è dell'altro. I due fondatori di Forza Italia sono stati Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, anche lui condannato nel 1999 per frode fiscale e nel 2013 è stato condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
L'Italia è stata governata per tantissimi anni, troppi direi, da un partito fondato da due delinquenti di cui uno ne è ancora il leader.

E non raccontate in giro che la politica deve rimanere fuori dai guai giudiziari di Berlusconi perché, sempre per larga memoria, non dimentichiamo i voti in aula come per Ruby, non dimentichiamo le leggi ad personam di Alfano e le firme senza sé e senza ma di Napolitano, non dimentichiamo la richiesta di sospensione dei lavori per tre giorni del parlamento, non dimentichiamo le manifestazioni dei gruppi parlamentari del PDL sotto il tribunale di Milano, non dimentichiamo che i ministri ieri hanno rimesso il mandato non nelle mani del premier Letta ma di Silvio Berlusconi.

Ecco perché la memoria dovrebbe essere molto più larga, come le intese appunto, e si dovrebbe fare subito la legge elettorale e tornare al voto prima del semestre europeo. Perché c'è un'Italia che ha lottato contro il berlusconismo e di cui si sono perse le tracce sentito il silenzio assordante, perché Berlusconi è già stato sconfitto elettoralmente tre volte (Prodi, Prodi, Bersani) e il Partito Democratico si dovrebbe togliere subito dall'imbarazzo.

E adesso il caso può ritenersi chiuso.


30/07/13

Chiedo scusa.

Per aver accusato le larghe intese dopo la nomina di Cirino Pomicino alla società Autostrade Meridionali. Ho saputo, solo dopo aver pubblicato su Facebook uno status contro questa nomina, che la società è gestita da privati.

Comunque sia voglio avvisare i fieri e orgogliosi sostenitori (direi tifosi) di questo governo che ho tanti motivi per rimanere "fighetto". Per esempio, c'è la mozione Giachetti, ci sono sempre i 101, c'è la questione degli F35, c'è la questione Imu contro quella sulle tasse sul lavoro, c'è la modifica dell'art. 138 della Costituzione, c'è la fiducia ad Alfano. Ce ne sono e ce ne saranno. Ma ci vediamo al congresso con la mozione fighetti che vorrebbero le elezioni prima delle elezioni europee. Così ne approfitto anche per ricordare che elezioni politiche e elezioni europee non si possono fare insieme, così le scuse le chiediamo almeno in due.


Che sia il Buonanno.

Anzi, l'anno buono.
L'anno buono, questo, che si approvi la legge contro l'omofobia.
E magari l'anno prossimo (con un governo di strette intese, ma di sinistra) sarà l'anno buonissimo per fare i matrimoni per tutti, tra quelli che si vogliono bene e che si amano.
Perché è ora di finirla con questa ipocrisia, di dare i diritti poco a poco come la pappa a un bambino.
E non se ne può più di fare le unioni strane, civili o alla tedesca.
Facciamo i matrimoni per tutti.
Punto.
Perché ci siamo anche stancati di parlare di questi argomenti, ci siamo stancati di rispondere ai leghisti come Buonanno che oggi ha detto ai colleghi di SEL che sono una lobby di sodomiti.
Ecco, speriamo sia l'anno buono per zittire Buonanno e tutti gli altri omofobi come lui.
P.s. come dice Papa Francesco, chi siete voi per giudicare?


29/07/13

dall'evasione per convenienza all'evasione per sopravvivenza.

Boh boh, sono giorni che penso e rifletto sulle parole del viceministro Fassina. Non ci ho messo ore per elaborare che Fassina l'ha sparata grossa, che se fossi stato in quella sala l'avrei fischiato, altroché.
Poi ho letto i vari commenti sui social, perché il confronto serve sempre, e ho iniziato a riflettere. Ho riflettuto per giorni, anche ieri al mare con Caronte che mi consigliava di buttarmi in acqua e di lasciare a oggi la fase conclusiva della riflessione.

Che Fassina non è un grande comunicatore lo sappiamo tutti, non lo sono nemmeno io e capisco le difficoltà che incontra. Ma porca miseria, si rende conto delle parole che ha usato? Un viceministro non può constatare, deve dare soluzioni. Oppure constatare e dare soluzioni. Oppure dare soluzioni constatando. È veramente grave, gravissimo.

Per esempio, poteva dire che ci sono problemi di liquidità, che esistono metodi di pagamento che vengono incontro al pagatore come i ravvedimenti e le rateizzazioni. Poteva dire che lo Stato fa ben poco per far sopravvivere e che bisognerebbe iniziare a ridurre le tasse sul lavoro anziché l'Imu per tutti, che è una cosa talmente di sinistra che Fassina stesso sarebbe stato orgoglioso di dirlo. Oppure poteva dire che zia Peppina, che ha una piccola bottega, se davvero vuole bene ai nipotini deve fare gli scontrini tutti.

Se siamo oggi in questa situazione, dove si evade per sopravvivenza, è perché siamo da venti anni che evadiamo per convenienza. Questa è la purissima realtà. Ci sono centinaia di miliardi evasi, che non sono quelli che sta riscuotendo Equitalia perché quelli si conoscono e sanno quanti sono. Miliardi sottratti alla cosa pubblica (scuola, cultura, sanità, sicurezza, ecc.) e aumento esponenziale delle tasse.

C'è chi diceva che l'evasione di Zia Peppina non è come quella di Dolce e Gabbana. Vero, ma quante Zia Peppina ci sono in tutta Italia? Zia Peppina sta sottraendo, come Dolce e Gabbana, soldi pubblici a tutti noi. Zia Peppina se evade con una bottega piccola cosa farebbe se avesse una multinazionale di vendita degli alimentari? Ecco perché Zia Peppina è come sia Dolce che Gabbana.

E poi non c'è solo Zia Peppina in paese, c'è anche Zia Maria che fa tutti gli scontrini e ha più difficoltà a pagare le tasse. Sarebbe come se Peppina e Maria fossero due cicliste, Peppina si dopasse e arrivasse sempre prima. In una sana competizione Peppina non dovrebbe doparsi, e dovrebbe fare gli scontrini, perché la sua "giustificata" sopravvivenza ricade su tutti noi, è un comportamento egoista!

E le proposte non mancano. Copiare e non inventare. Come i modelli svedesi, finlandesi e brasiliani. Scontrini e fatture elettroniche, riduzione drastica del contante, fiscal card per accumulare l'Iva pagata negli acquisti e utilizzabile per pagare le tasse o fare altri acquisti.

Nel mentre l'evasione per convenienza è diventata evasione per sopravvivenza con il benestare del centrosinistra e del centrodestra.
Ed ecco l'altro problema. Come è possibile che centrosinistra e centrodestra abbiano la stessa idea sul fisco? Come è possibile che entrambi applaudano Fassina per le sue parole? Questo è gravissimo. Ed ecco perché al congresso dobbiamo capire se abbiamo una nostra idea (io sostanzialmente ascolto Taddei, Castellani, Boeri Tito e Ruffini) o se ci va bene quella di Brunetta e Fassina.




26/07/13

La giustificazione di Esposito non basta, è game over.

L'altro giorno ho scritto un post che metteva in evidenza quanto fosse ribelle il senatore Esposito, colui che ha chiesto l'espulsione di alcuni esponenti del suo stesso partito per i voti di dissenso.

Ha fatto per ben 222 volte il ribelle. Ma lui si giustifica che si trattava di singoli provvedimenti. Come se il gruppo non decide di votare compatto sui singoli provvedimenti, rimangono voti ribelli. Ma ho voluto assecondare la sua tesi difensiva e così ho fatto una seconda ricerca. Questa volta ho contato solo le votazioni finali e il caro Esposito pensava di cavarsela con questa roba delle votazioni finali spesso accompagnate dalla fiducia. 

Infatti solo due volte ha votato da ribelle in questo caso, sulla legge comunitaria 2011 e sul ddl 2128. Ma andando oltre, e cercando meglio, ho scoperto che l'ex deputato e ora senatore Esposito si è assentato 72 volte alle votazioni finali. 

72 volte su 395 volte, il 28.44% di assenze alle votazioni finali. Un po' strategiche se si pensa che in cinque anni è stato assente alle votazioni elettroniche 1714 volte su 11498, cioè il 14.91%. 
Lui lamenta il fatto che le sue assenze sono tutte giustificate, però sappiamo tutti che l'uscita dall'aula e l'assenza durante la votazione vale come assenza. 

Ho fatto un'ulteriore ricerca per capire quanto fosse ribelle il nostro Esposito, risulta il ventesimo parlamentare del Partito Democratico più ribelle. 

Ha poi tirato fuori la questione delle fiducie (e non fiduce, Esposito), giustificando il fatto che lui non ha mai votato diversamente dal gruppo quando si trattava di fiducie. Come se in parlamento ci fossero soltanto le fiducie (anche se in quella legislatura ne hanno votato tantissime) ma ci dovrebbe spiegare quante fiducie non ha potuto votare perché stava a casa con la febbre o perché doveva fare pipì.

Esposito, con la sua tesi difensiva arricchita da insulti di vario genere, ha solo peggiorato la sua posizione. Io capisco la necessità di cercare visibilità di riflesso su Civati, Puppato, Ricchiuti, Tocci e altri, ma è uno degli ultimi che in questo partito può chiedere al partito di cacciare i suoi colleghi. 
Sarò anche un disco rotto, come lui mi ha detto, ma se la pensasse davvero così dovrebbe essere il primo ad abbandonare il partito (in realtà non si sarebbe dovuto neanche ricandidare) perché sconfigge, per esempio, il suo "nemico" numero uno Civati 74 a 2. 




25/07/13

Evasione, Fassina non è fico.

Il viceministro dell'Economia, di lotta e di governo e antimontiano, Stefano Fassina con una perla:
«In Italia – ha sottolineato Fassina – c’è un’evasione sopravvivenza: senza ambiguità nel contrastare l’evasione, senza voler strizzare l’occhio a nessuno, e certamente non è una questione prettamente di carattere morale: ci sono ragioni profonde e strutturali – ha aggiunto – che spingono tanti soggetti economici a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno».
Ma le reazioni positive non arrivano dal centrosinistra, bensì dal centrodestra.






Ora qui c'è un problema serio perché in materia fiscale sinistra e destra, non possono pensarla e non l'hanno mai pensata allo stesso modo.
O Fassina si è adeguato o Berlusconi è sempre stato di sinistra, in entrambi i casi abbiamo sempre sbagliato tutto.
In alternativa (perché le alternative ci sono sempre, a differenza di come dice Letta e la Thachter) potete ascoltare Rita Castellani e Ernesto Ruffini sul Fisco2.0 e in un dialogo con un evasore.



24/07/13

Esposito dia il buon esempio, dimettendosi.

Leggo che il Senatore Stefano Esposito vorrebbe cacciare dal Partito Democratico Pippo Civati e Laura Puppato per i loro voti di dissenso.

Mettiamo le cose in ordine. Esposito nella scorsa legislatura ha votato 222 volte diversamente dal gruppo quando era Deputato.

Per esempio, era

  • assente quando si è votato sullo scudo fiscale (PD contrario), 
  • favorevole alla Spending Review (PD contrario), 
  • astenuto sulla riduzione numero di armi nucleari in Europa (PD contrario), 
  • contrario alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti e ai movimenti (PD favorevole),
  • contrario agli emendamenti al ddl anticorruzione (4 emendamenti dove il PD era contrario, astenuto, favorevole e astenuto) e favorevole all'unico emendamento dove il PD era contrario,
  • contrario al riordino dei contributi all'editoria (PD favorevole),
  • favorevole al riordino della protezione civile (PD contrario),
  • contrario a una mozione di contrasto all'evasione fiscale (PD favorevole),
  • contrario a escludere la partecipazione attiva del nostro Paese ai bombardamenti contro obiettivi in suolo libanese (PD astenuto),
  • assente sull'incostituzionalità dell'aggravante omofobia e razzismo,
  • assente alla sospensione esame legge per abolizione delle province,
  • assente alla proroga delle missioni internazionali,
  • assente per la riforma Gelimini dell'Università,
  • assente sul lodo Alfano.

Questi sono solo alcuni voti chiave, ma per chi ha voglia può trovare tanto altro.

Intanto ha già votato cinque volte diversamente del gruppo PD al Senato, a un ordine del giorno e quattro emendamenti.

Ora, caro senatore Esposito, Lei potrebbe avere ragione o meno su Civati e Puppato. Però sappia che la sua è un'autodenuncia e magari, dimettendosi, potrebbe dare il buon esempio.


Rispondo a Marina anche se non mi chiamo Scalfarotto.

In una lettera Marina Terragni scrive al deputato del Partito Democratico Ivan Scalfarotto. In questa lettera Marina racconta di un amico gay che ha "comprato" un ovocita da una donna e l'ha fatto fecondare con il suo seme. È andato tutto bene, per fortuna, ma Marina non è d'accordo con questa prassi e essendo contraria non vuole essere etichettata come omofoba.

Intanto non mi piace la premessa con cui inizia la lettera, ossia avere tanti amici gay e trans, perché il fatto di avere o meno queste amicizie non impedisce di parlare delle questioni degli omosessuali. Inoltre se davvero si è interessata alla nuova legge contro l'omofobia (estensione della legge Mancino contro le discriminazioni) non si sentirebbe minimamente perseguibile dalla legge.

Fatte le dovute premesse, come Marina ha fatto le sue, arrivo al dunque e alla questione che pone Marina.
Se una donna decide di prestarsi per ospitare una gravidanza per conto terzi lo fa in assoluta coscienza e libertà in un Paese che lo permette.
Interrompere il rapporto madre-figlio rientra nella decisione iniziale, ossia quando la donna decide di rimanere gravida. Ovviamente non è una decisione del bambino, ma quali sono le decisioni dei bambini? Quanti bambini rimangono senza famiglia? E dove è dimostrato che un bambino non possa crescere serenamente in una famiglia con due padri?

Perché se ci fosse la possibilità per le coppie omosessuali di adottare i tanti orfani o i tanti bambini in attesa di avere una famiglia magari l'amico gay non avrebbe pensato di affittare un ovocita. Ripeto il "magari" e provoco sulla questione dei diritti degli omosessuali in Italia. Che se ce lo vogliamo dire, questa prassi della gravidanza surrogata avviene anche per coppie eterosessuali.

Parlare di odio verso le donne per questa prassi mi pare strumentale e eccessiva come argomentazione. Direi al limite. Forse l'odio è di chi non rispetta la libertà, la libertà di mostrare il proprio corpo nudo o di ospitare, appunto, nel proprio ventre un bambino che poi non sarà suo.

Questa non è omofobia, questa è una posizione contro la libertà. E la legge contro l'omofobia andrebbe studiata, prima di parlarne a vanvera.


Il Porcellum tiene sotto scacco il Parlamento.

La situazione politica italiana è molto complicata tanto che un domani molti studenti di storia contemporanea avranno serie difficoltà a studiare il nostro periodo politico. Si pensi che l'opposizione va dall'estrema destra all'estrema sinistra senza passare dal centro, ma unendo gli estremi come se stessimo mettendo un braccialetto al polso. La maggioranza è composta da chi si diceva alternativo sino a ieri.

Un fattore che ha determinato la nascita di questo governo, ma anche quello precedente guidato dal Professore Monti, è la legge elettorale. Il famoso Porcellum.
È stato un fattore determinante perché entrambi i governi hanno messo tra le priorità la riforma della legge elettorale, essendo questa una legge che scontenta gli elettori ma non i partiti a quanto pare.

Di fatto, le segreterie dei partiti possono scegliere i loro rappresentanti, alla Camera c'è un premio di maggioranza smisurato mentre il Senato ad oggi e con questo scenario politico diventa ingovernabile. Cioè, un parlamento di nominati che devono fare alleanze post elezioni per poter governare per qualche mese.

Perché il parlamento non accelera per eliminare il Porcellum? Semplice, perché se venisse cambiata la legge elettorale a qualcuno potrebbe venire in mente di togliere la fiducia al governo. Il Porcellum è la garanzia del governo, è lo scacco al parlamento. Fin quando non verrà cambiato non si andrà a elezioni. Ecco perché la riforma elettorale si farà all'ultimo, addirittura forse con un altro governo e con lo stesso parlamento.


23/07/13

#CoeRenzi il ritorno.

Io me li ricordo quei giorni in cui stava nascendo il governo Letta. Mi ricordo la rabbia di tanti elettori e iscritti del Partito Democratico che mai avrebbero pensato di fare una battaglia con Pippo Civati. Perché poi la verità è quella lì, Civati era da quasi da solo (con altri pochi parlamentari) e tanti elettori e iscritti a fare quella battaglia.

E Renzi? Era il 3 Aprile e Renzi rilasciò un'intervista al CorSera, mentre Bersani tentava con una tattica suicida di convincere i pentastellati a votare la fiducia ad un suo eventuale governo, dicendo chiaramente
Noi non dobbiamo inseguire Grillo. Facciamo noi i tagli alla politica, aboliamo il finanziamento pubblico ai partiti, e poi vediamo chi insegue.
In questo caso la strada da seguire è un governo con il PDL:
Andare al governo con Gasparri spaventa, lo so.. ma se il PD ha paura delle urne deve dialogare con chi ha i numeri.
Il primo a pensare la strada politica per formare un governo con il PDL è tutta di Renzi. Chapeau! Difatti lo stesso Renzi era in lizza insieme ad Amato e Letta per la formazione del governo e la premiership.

Renzi, poi, dopo venti giorni esce nuovamente allo scoperto e in un'intervista da Fazio si dichiara soddisfatto del governo perché alla fine i nomi sono buoni, non ci sono i vecchi big, c'è la Kyenge che è un forte messaggio e diciamocelo, c'è il suo fedelissimo Delrio. Nella stessa intervista dice che non farà il segretario del partito perché non riuscirebbe a fare l'equilibrista tra le correnti.

Renzi continua poi a far finta di non essere spaventato dei tempi chiesti da Letta, 18 mesi. Dice di tifare questo governo perché essendo italiano spera che l'Italia esca da questa situazione economica.

Nel mentre Civati chiedeva, anche nel partito, programma e tempi del governo. Oggi a fare la stessa richiesta è Renzi, con 90 giorni di ritardo mentre i quotidiani amici iniziano a costruirgli la figura politica del grande oppositore a questo governo.

Provo a spiegare meglio, Renzi tre mesi fa voleva un governo con il PDL e non con il M5S, si dichiara soddisfatto del governo (anche perché il suo fedelissmo Delrio diventa ministro) e dice di non essere interessato alla segreteria del PD. Oggi inizia ad accusare i primi malumori sul governo, chiede tempi rapidi e soprattutto si candiderà alla segreteria del PD.

E poi c'è anche chi ha il coraggio di soprannominare Civati "Tentenna". Insomma, detto dai sostenitori di uno che cambia linea politica ogni giorno per finire sui giornali non è il massimo, se poi lo chiamano anche CoeRenzi..





21/07/13

Letta e i semi-leader hanno paura del PD, quello vero.

Uno dopo l'altro, con affermazioni pubbliche e messaggi sublimali, i dirigenti del Partito Democratico chiedono il rinvio del congresso che si sarebbe già dovuto svolgere.
Un po' imitano il governo Letta con i rinvii. Un po' hanno paura di quei rompipalle che loro chiamano "popolo della rete".

Hanno fatto questo governo per fare la legge elettorale (e non hanno votato la mozione Giachetti) e fare delle cose urgenti (che sono state tutte rinviate) e infine Letta quando ha chiesto la fiducia alle camere ha parlato di riforme costituzionali (entro 18 mesi, che sono già 15). Nel mentre il nulla se non voti contrari rispetto al programma elettorale (e sono stati votati con quel programma), tanto gossip politico e il PDL che continua a tenere sotto ricatto il PD.

La paura di Letta, diffusa ai vari semi-leader del PD, è netta. Non si spiegherebbe il perché di tante pressioni per rinviare il congresso (andando contro lo statuto). Sembra che i nostri dirigenti siano a conoscenza dei malumori della base (meno male) e per questo non se la sentono di affrontare un congresso dove il vincitore potrebbe essere il figlio di Lucrezia Ricchiuti (alcuni senatori hanno definito la senatrice Ricchiuti la mammina di Pippo Civati) e mettere in crisi le larghe intese.

Addirittura c'è chi ha proposto che il congresso non si interessi del governo e delle larghe intese. Nel mentre possiamo parlare di Sanremo e del Fantacalcio.

Sia chiaro che fin quando non si farà la nuova legge elettorale (o si torna alla vecchia, il Matarellum) questo governo non cadrà perché nessuno vuole tornare al voto con questa legge. E il ricatto è questo. Perciò si parlerà di legge elettorale tra almeno 15 mesi, ossia il tempo chiesto da Letta per le riforme costituzionali.

Allora Letta si presentasse con una sua mozione che parla del governo, metta chi vuole come candidato segretario (anche lui stesso, se vuole) e vinca il congresso, se ci riesce. Perché lo scontro è tutti qui, questa alleanza e cosa sta combinando il governo. Perché il sangue è concentrato tutti lì, a meno che a qualcuno non gli riesca di ributtarla sul personale, ma non penso che a questo giro gli convenga.

Ecco, Enrico Letta chieda la fiducia all'elettorato che lo ha portato in parlamento vincendo le primarie del Partito Democratico. E poi facciamo due conti, senza rinvii.


Espulsioni. Ne rimarrà uno solo.

Nell'ultimo voto al Senato, sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano, tre senatori del Partito Democratico (Tocci, Puppato e Ricchiuti) si sono astenuti andando contro l'indicazione del gruppo.
Negli Stati Uniti è un valore dissentire dal gruppo, favoriti anche dal fatto che non esiste la fiducia sulle singole votazioni. 
In Italia nel Partito Democratico (Democratico!) accade che se il parlamentare decide di votare secondo coscienza viene minacciato di espulsione. E siccome queste minacce aumentano sempre più e sempre all'indirizzo di chi non ha un capo bastone, è facilmente dimostrabile che se questa regola fosse stata applicata da inizio legislatura il Partito Democratico sarebbe dimezzato.

Ad aver votato sempre in linea con il gruppo alla Camera sono in  149, 144 gli onorevoli che hanno votato almeno una volta diversamente dalle indicazioni del gruppo. E sono passati solo pochi mesi, il numero aumenterà sicuramente.
Si tenga conto che la maggior parte dei fedelissimi hanno molte assenze. 

Al Senato solo in 24 hanno sempre votato la linea del gruppo! Persino il capogruppo ha votato una volta contro. Ben 108 Senatori almeno una volta non hanno seguito il gruppo. 

E poi c'è la sorpresa: il senatore piemontese che minaccia sempre le espulsioni, Esposito, ha votato cinque volte diversamente dal gruppo!

Adesso, se espellete i tre senatori ne dovete espellere altri 249 tra deputati e senatori. Oppure evitate di polemizzare ogni giorno con questa roba e magari diventate anche più simpatici.



19/07/13

Il mio intervento in direzione regionale

Intervengo per la prima volta in direzione regionale e lo faccio nel peggior momento politico del partito, sia per la situazione nazionale sia per quella regionale.

Io vorrei capire come pensate di affrontare la prossima campagna elettorale per le regionali, e soprattutto come pensate di dimostrare di essere alternativi al centrodestra e a Cappellacci.

Noi siamo quel partito che impallina Prodi per vendicare Marini, obbliga la Idem a dimettersi per un ravvedimento operoso e salva Alfano perché non sa cosa succede nel suo decastero andando contro l’articolo 95 della Costituzione. E poi c’è anche chi ha il coraggio di parlare di visibilità verso chi critica queste cose.

E non sto qui a raccontare tutta la vicenda dal giorno delle elezioni a oggi, anche se in molti continuano a far finta di non saperla.

Non ho ancora capito se questo partito è commissariato da Napolitano o da Berlusconi e soprattutto non ho capito se c’è già qualcuno che ha chiesto ad Alfano di candidarsi al congresso del PD, visto che è l’unico uomo che tiene il partito unito.

Quanto è successo con le due donne kazake va contro la violazione dei diritti umani, è arrivato persino il monito dell’Onu. Votare contro la sfiducia ad Alfano ha dell’incredibile. Ditemi se siete disposti anche a votare che Ruby è la nipote di Mubarack in nome della responsabilità.

E poi c’è il discorso regionale. Sentire i renziani, che dicono di non essere un’area ma puntualmente si prestano al manuale Cencelli occupando scranni nelle segreterie, nel governo e nel sottogoverno, che chiedono le dimissioni del segretario mi fa sorridere. Non voglio metterla sul personale, ma ricordo l’intervento del renziano Chicco Porcu che disse di volere prima le primarie e poi il congresso. Questo è un attacco politico utile a cercare visibilità, a mettere una bandierina per dire che ci siete anche voi dopo che siete stati in silenzio per mesi. E mi viene da sorridere che a fare i renziani rottamatori siano due dei consiglieri regionali più longevi. Faccio finta di capire che dalla riunione di area di Tramatza siate andati oltre l’elaborazione di un documento con richiesta di dimissioni del segretario a tre mesi dal congresso. Lo spero. Perché io non sono renziano ma quando si fa la Leopolda si parla di tutto tranne di dimissioni del segretario.

Sulle dimissioni della Presidente c’è tanto da dire. Io ne condivido le motivazioni e i sentimenti di quella lettera, che sono i sentimenti di molti democratici, ma non condivido le dimissioni. Mi sono spesso scontrato con la Presidente e sempre pubblicamente. La ritengo responsabile come gli altri dirigenti ma entrando nel merito della questione non posso darle torto, anzi. Le cose si cambiano cambiandole e non scappandone. Il problema, cari dirigenti e caro segretario, è che se si dimette la Presidente c’è un impatto mediatico forte ma vi siete mai accorti di tutti quelli che non hanno più rinnovato la tessera? Abbiamo perso il 50% dei tesserati da quando c’erano i Ds e la Margherita, poi vabbè c’è chi da le colpe alle primarie. Ci sono delle inesattezze nella lettera, come sugli F-35 che non sono stati acquistati ma il PD non ha neanche detto non li compriamo più.  E questo è il messaggio che passa.

Nel famoso patto che ci avete fatto firmare alle primarie c’era scritto chiaramente che la coalizione di Italia Bene Comune avrebbe bloccato l’acquisto dei cacciabombardieri, che per qualcuno erano elicotteri antincendio.

Ma vado oltre le critiche, come sempre. Io vorrei evitare che queste primarie non diventino l’ennesimo scontro tra bande e soprattutto tra candidati. Non vorrei che si cadesse sul personale. Non vorrei che ci sia uno scontro come quello tra Renzi e Bersani. Vorrei che fossero anche le primarie delle idee e quindi chiedo a te, Segretario che sei il portavoce nella coalizione, di definire un regolamento e cinque temi da mettere al voto insieme alle primarie. Fare un referendum e dare un indirizzo politico su cinque temi e così li evitiamo anche al congresso. Perché gli elettori vogliono essere coinvolti, e non solo sulla scelta del premier. Abbiamo bisogno di parlare di temi, lo ripetete ogni volta. Questa è l’occasione, non lasciamocela sfuggire.

lL PD SECONDO RENZI.

Mi dicono di non conoscere che Partito Democratico vorrebbe Renzi. A me? Capito?
In effetti siamo in pochi a capirlo e non perché Matteo ne abbia mai parlato, semplicemente per deduzioni, se sai che forma partitica vorrebbe Renzi è perché lo segui assiduamente e perché vai oltre alle sue "metafore".

Renzi semplicemente vorrebbe un PD all'americana. Generico? Macché, spiego meglio.

1. Finanziamenti privati.
Renzi è stato uno di quelli che ha il copyright sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in favore di quello privato. Un po', casualmente, come funziona negli Stati Uniti. Poi prendo l'elenco dei finanziatori di Renzi delle primarie e trovo singoli cittadini che gli regalano 100 mila euro e qualche migliaio di cittadini che, sommando i pochi euro versati (sotto i 50 euro) non arrivano a un terzo dei 100 mila euro versati dall'uomo dell'alta finanza.

2. Il partito come comitato elettorale.
Negli Stati Uniti i partiti vengono aperti e chiusi per la campagna elettorale, dalle primarie all'esito delle elezioni. È il modello che vorrebbe Renzi, senza organismi dirigenti (li evita o abbandona le riunioni a metà) e con uno statuto snello e liquido.

3. Il partito ad personam.
Vorrebbe un partito maggiormente individualista, così come era predisposta la sua campagna elettorale delle primarie. Questo modello è tutto americano, ma Renzi dimentica che già la maggior parte degli altri partiti italiani sono molto più individualisti del Partito Democratico.

4. Il Segretario e il premier.
Su questo punto Renzi cambia idea ogni giorno. Negli Stati Uniti il presidente del partito organizza le primarie, convoca il congresso (presentazione del leader alla nazione), raccoglie i fondi e fa da assistente al candidato premier. Mentre il Presidente degli Stati Uniti è il leader del proprio partito.

Ecco perché ritengo che Renzi vuò fa' il PD americano.



18/07/13

Io insisto: Idem vs Alfano

Io insisto su questo paragone tra l'ex ministro Josefa Idem e il ministro e vicepremier Angelino Alfano. Insisto perché vedo un'ingiustizia sia nei confronti dell'Italia sia nei confronti della Idem. E insisto perché quando si crea un precedente poi ci sono le conseguenze. Sarebbe come se un arbitro espellesse un giocatore per proteste mentre per un fallo da ultimo uomo nemmeno fischia il fallo.

La situazione è diventata surreale.
La domanda è una, perché la Idem sì e Alfano no? Eppure i tempi non sono cambiati, il premier è lo stesso e i partiti che stanno in maggioranza sono sempre quelli. 
Provo a fare un'analisi. 

1. Il ruolo al momento dell'irregolarità.
La Idem, al momento dell'irregolarità, non era ancora ministro. Alfano invece sì. Di conseguenza le dimissioni di Alfano sarebbero più logiche. 

2. Responsabilità diretta e indiretta.
La Idem non era a conoscenza dell'irregolarità in quanto si è appoggiata a un libero professionista per il calcolo dell'Imu. Accertata l'irregolarità (un errore tecnico che viene compiuto spesso ma per cui non sono previste sanzioni o pene) la Idem ha subito saldato con un ravvedimento operoso l'irregolarità. Di conseguenza la Idem ha una responsabilità indiretta in quanto non è stata lei in prima persona a calcolare l'Imu.
Alfano, secondo la Costituzione, è responsabile di tutto ciò che accade al decastero che lui governa. 
i ministri sono responsabili, collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro decasteri.  (Art.95 della Costituzione) 
A differenza della Idem, Alfano ha la responsabilità diretta.

3. Sessismo?
La domanda sorge spontanea, e se Josefa si chiamasse Josefh? Penso che ci sia anche una sorta di sessismo nella differenza di trattamento tra i due ministri.

4. Perché non è stata minacciata la caduta del governo?
Quasi quasi il Partito Democratico ha dato l'immagine di voler far fuori il suo ministro e invece di volersi tenere stretto il ministro del PDL. Nessuno ha minacciato la caduta del governo. Anche qui si nota la disparità tra PD e PDL. E anche qui è facilmente dimostrabile che questo governo è sotto ricatto.

5. Chi se ne frega delle Pari Opportunità?
Letta ha dimostrato che delle Pari Opportunità se ne può fare a meno. Spinge il ministro Idem a dimettersi e poi non nomina nessun ministro, consegna le deleghe al viceministro del lavoro Guerra.

Ora il parlamento ha due strade: o sfiducia Alfano e sinceramente sarei soddisfatto. Oppure tiene Alfano ministro ma a questo punto deve essere ripristinato il ruolo di Josefa Idem. Oppure pensavano seriamente che dopo le dimissioni forzate della Idem in futuro ci saremmo dimenticati del caso?





17/07/13

Chi poteva evitare di dimettersi è la sola Josefa.

È più grave non controllare il proprio commercialista che il proprio ministero.

È più grave sbagliare il calcolo dell'Imu che rispedire al mittente due donne kazake nelle mani dei persecutori. 

Che se sbagli come ministro ti fanno una mozione di sfiducia, se sbagli (forse) come privato cittadino ti invitano a dimetterti, tutti. Soprattutto il tuo partito.

Che ci stiamo dimenticando del razzista con il ministro e di quello che scambia elicotteri antincendio con caccia bombardieri.

E che forse forse quella che ha fatto il ravvedimento operoso, tra tutti questi, è l'unica che poteva non dimettersi.


16/07/13

Un ministro alle Pari Opportunità, se non ora quando?

Mentre l'Italia si divide in mozioni favorevoli e sfavorevoli a Miss Italia, nessuno si indigna per l'assenza nel governo di un ministro alle Pari Opportunità.

Dopo le dimissioni forzate di Josefa Idem, il premier Letta ha deciso di distribuire le sue deleghe agli altri ministri. Le politiche giovanili sono andate al ministro Kyenge, quelle dello Sport a Delrio e a Biancofiore e le Pari opportunità al viceministro del lavoro Guerra.

Le battaglie possono essere portate avanti al di là del fatto che non c'è un ministro alle pari opportunità, ma ci sono tantissime disparità che affliggono trasversalmente i mondi del lavoro, della politica e della società e le classifiche solo del mondo occidentale ci danno sempre tra gli ultimi.

Il ministro Idem in pochi giorni aveva avviato una task force e un osservatorio che riguarda la violenza sulle donne e il femminicidio, inoltre era riuscita a far parlare tanto dentro e fuori dal parlamento di pari opportunità. Ora questo eccellente avvio dei lavori rischia di essere bloccato.

C'è l'urgenza di migliorare la legge sullo stalking di Mara Carfagna (che se ne dica, ottima ministra delle pari opportunità), incentivare il lavoro femminile, aumentare gli asili nido e diminuire i costi, incentivare la partecipazione politica delle donne e tanto altro.

In un momento di crisi come questo c'è la necessità di favorire la partecipazione delle donne nei cda e nella politica, e i dati dimostrano che quando almeno il 50% sono donne le cose vanno necessariamente meglio. Bisogna immediatamente investire sulle donne.

Questo che hanno dato Letta, il governo e i partiti che lo sostengono, è un messaggio sbagliato e lo snobismo  porterà a un regresso del mondo femminile nella società. Ecco perché è necessario dare questa delega a un ministro che si occupi solo di questo e che mandi avanti il programma iniziato dalla Idem. Se non ora, quando?


Miss Italia. La Boldrini si è persa.

Non ho mai seguito Miss Italia alla Rai e perciò la chiusura del programma mi provoca indifferenza.

Ricordo ancora quando qualcuno si permise di dire che per evitare violenze e femminicidi, le donne avrebbero dovuto rinunciare alla minigonna, ai tacchi, al rossetto e rincasare entro mezzanotte.
Nacque una feroce polemica dove le stesse donne si difesero e chiesero la libertà di essere donne.

La Boldrini parla di una scelta civile e moderna perché le donne possono esprimere il loro talento anche in altri modi. Civile e moderna perché non ci saranno più un centinaio di donne svestite con un numeretto. La Boldrini sta sostenendo la teoria del paragrafo di sopra, che se la donna non provocasse non ci sarebbero violenze.
Provo una profonda tristezza nelle parole della Boldrini.

La bellezza non deve essere motivo di schiavitù, le donne dovevano tenere questo spazio di libertà per dimostrare che la bellezza non alimenta la violenza. Perché c'è un limite enorme tra il mostrare la propria bellezza ed essere volgari. Perché in spiaggia il burqa non si usa e la pallavolo non si fa con i pantaloni lunghi, eppure non si registrano casi di violenza in spiaggia o in un campo di pallavolo.

Le violenze si consumano maggiormente in famiglia. E non mentre trasmettono Miss Italia.

La moralità, secondo la Boldrini, è censurare la bellezza. Poi però ci ritroviamo chiuso il ministero delle Pari Opportunità e non si modifica la legge sullo stalking di Mara Carfagna (a cui comunque va atto di aver scritto una legge storica per l'Italia). Oppure ci sarebbe da parlare della disparità di genere nel mondo del lavoro, nella politica e nella famiglia.

Ma soprattutto siamo sicuri che la Rai abbia rinunciato al concorsone di bellezza per moralità? O non se lo fila più nessuno, Miss Italia, e quindi non ci sarebbero abbastanza entrate pubblicitarie?

Insomma, sarebbe bene che la Boldrini mettesse in ordine le sue idee sulla libertà della donna. Non sono uno che giudica una persona per l'aspetto fisico, ma la Boldrini parte dal presupposto che chi partecipa a Miss Italia non abbia altri talenti e forse forse in torto è lei e non io.



15/07/13

La teoria renziana sulla cosa pubblica, sbagliata.

Non devo star qui a spiegare che non sono un renziano, anche se rimango molto obiettivo nei suoi confronti. Sto ancora ascoltando il suo intervento pubblico alla festa democratica di Carpi. Sorvolo su tutto il resto e mi concentro su una cosa che ribadisce da sempre sui finanziamenti pubblici ai partiti (che poi sono rimborsi elettorali, vabbè).

Matteo insiste sul fatto che siccome i partiti hanno usato male i finanziamenti pubblici (è vero, ma questo qualunquismo usato anche verso chi si fa certificare i bilanci è una roba che non gli fa onore) bisogna abolirli. Che è un po' la teoria che usa e si usa per le province.

Matteo però sta agevolando il radicamento di una teoria sbagliata, abolire uno strumento per uso sbagliato dell'essere umano.
Secondo Matteo, se un infermiere fa troppe pause caffè bisogna chiudere l'ospedale? Oppure se un carabiniere non arresta lo spacciatore bisogna chiudere la caserma? Se la professoressa non riesce a spiegare le derivate, aboliamo l'algebra o chiudiamo la scuola?
E a tutti i comuni in deficit che facciamo?

No caro Renzi, è completamente sbagliata la tua teoria. Se vuoi abolire i finanziamenti (e potrei anche convincermi che sia una cosa giusta) serve una motivazione più profonda e meno qualunquista. Potrei pensare che in periodo di crisi dove si fanno tanti sacrifici anche i partiti devono fare i sacrifici. Ma se poi citi casi di sbagliato uso dei fondi ai gruppi per giustificare la teoria dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti allora è anche disonestà intellettuale.





14/07/13

Alla violenza non si risponde con la violenza.

Al forum immigrazione di sabato scorso ricordo la fermezza con cui il ministro Kyenge chiese ai presenti di non usare la violenza per rispondere alla violenza. Ci disse di indignarci come italiani per gli insulti di stampo razzista provenienti dal nord verde perché quelle parole offendevano l'Italia e non il ministro. Ci supplicò di imporre un nuovo linguaggio politico e di iniziare da noi stessi.

Oggi è arrivato un nuovo attacco razzista dal nord e mentre la Cecile risponde in maniera pacata, gli altri hanno usato lo stesso linguaggio di Calderoli.
E sta tutto qui il problema. Rispondere con la violenza alla violenza.

Il razzismo deve essere ripudiato, e la giustificazione della battuta ironica è la forma più pericolosa di razzismo. È il Calderoli che c'è in noi che mi preoccupa. Un razzismo che nasce dai luoghi comuni, il bambino rom fa l'elemosina, il rumeno ruba, l'africano puzza, ci rubano il lavoro e le donne, i rom girano in Ferrari ecc ecc. 
Dobbiamo ripartire da qui, subito. Fermare i luoghi comuni per fermare il razzismo.

E dobbiamo imparare a non essere come loro. Perché la battutina su Brunetta l'abbiamo fatta tutti, perché qualsiasi donna del PDL diventa una puttana per gli uomini e soprattutto le donne di centrosinistra. Perché Calderoli è lo specchio di una società malata che nega di essere tale ma che in fonda sa di essere così.

È ovvio che da Calderoli mi aspettio le dimissioni, ma dal Partito Democratico mi aspetto un'accelerata sullo Ius Soli.

Dobbiamo indignarci ma farci anche l'esame di coscienza. Dobbiamo migliorarci immediatamente perché oggi c'è passata la Kyenge, ma ieri ci sono passate la Bindi e la Carfagna, e anche Brunetta.