21/07/13

Letta e i semi-leader hanno paura del PD, quello vero.

Uno dopo l'altro, con affermazioni pubbliche e messaggi sublimali, i dirigenti del Partito Democratico chiedono il rinvio del congresso che si sarebbe già dovuto svolgere.
Un po' imitano il governo Letta con i rinvii. Un po' hanno paura di quei rompipalle che loro chiamano "popolo della rete".

Hanno fatto questo governo per fare la legge elettorale (e non hanno votato la mozione Giachetti) e fare delle cose urgenti (che sono state tutte rinviate) e infine Letta quando ha chiesto la fiducia alle camere ha parlato di riforme costituzionali (entro 18 mesi, che sono già 15). Nel mentre il nulla se non voti contrari rispetto al programma elettorale (e sono stati votati con quel programma), tanto gossip politico e il PDL che continua a tenere sotto ricatto il PD.

La paura di Letta, diffusa ai vari semi-leader del PD, è netta. Non si spiegherebbe il perché di tante pressioni per rinviare il congresso (andando contro lo statuto). Sembra che i nostri dirigenti siano a conoscenza dei malumori della base (meno male) e per questo non se la sentono di affrontare un congresso dove il vincitore potrebbe essere il figlio di Lucrezia Ricchiuti (alcuni senatori hanno definito la senatrice Ricchiuti la mammina di Pippo Civati) e mettere in crisi le larghe intese.

Addirittura c'è chi ha proposto che il congresso non si interessi del governo e delle larghe intese. Nel mentre possiamo parlare di Sanremo e del Fantacalcio.

Sia chiaro che fin quando non si farà la nuova legge elettorale (o si torna alla vecchia, il Matarellum) questo governo non cadrà perché nessuno vuole tornare al voto con questa legge. E il ricatto è questo. Perciò si parlerà di legge elettorale tra almeno 15 mesi, ossia il tempo chiesto da Letta per le riforme costituzionali.

Allora Letta si presentasse con una sua mozione che parla del governo, metta chi vuole come candidato segretario (anche lui stesso, se vuole) e vinca il congresso, se ci riesce. Perché lo scontro è tutti qui, questa alleanza e cosa sta combinando il governo. Perché il sangue è concentrato tutti lì, a meno che a qualcuno non gli riesca di ributtarla sul personale, ma non penso che a questo giro gli convenga.

Ecco, Enrico Letta chieda la fiducia all'elettorato che lo ha portato in parlamento vincendo le primarie del Partito Democratico. E poi facciamo due conti, senza rinvii.


Espulsioni. Ne rimarrà uno solo.

Nell'ultimo voto al Senato, sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano, tre senatori del Partito Democratico (Tocci, Puppato e Ricchiuti) si sono astenuti andando contro l'indicazione del gruppo.
Negli Stati Uniti è un valore dissentire dal gruppo, favoriti anche dal fatto che non esiste la fiducia sulle singole votazioni. 
In Italia nel Partito Democratico (Democratico!) accade che se il parlamentare decide di votare secondo coscienza viene minacciato di espulsione. E siccome queste minacce aumentano sempre più e sempre all'indirizzo di chi non ha un capo bastone, è facilmente dimostrabile che se questa regola fosse stata applicata da inizio legislatura il Partito Democratico sarebbe dimezzato.

Ad aver votato sempre in linea con il gruppo alla Camera sono in  149, 144 gli onorevoli che hanno votato almeno una volta diversamente dalle indicazioni del gruppo. E sono passati solo pochi mesi, il numero aumenterà sicuramente.
Si tenga conto che la maggior parte dei fedelissimi hanno molte assenze. 

Al Senato solo in 24 hanno sempre votato la linea del gruppo! Persino il capogruppo ha votato una volta contro. Ben 108 Senatori almeno una volta non hanno seguito il gruppo. 

E poi c'è la sorpresa: il senatore piemontese che minaccia sempre le espulsioni, Esposito, ha votato cinque volte diversamente dal gruppo!

Adesso, se espellete i tre senatori ne dovete espellere altri 249 tra deputati e senatori. Oppure evitate di polemizzare ogni giorno con questa roba e magari diventate anche più simpatici.