Riflessioni
sull'opportunità di liberalizzare l'uso di droghe leggere
Superalcolici
e spinelli
schizofrenia
di una legge
ENZO
BROGI
Piccolo borgo del
Chianti, una rotonda prima delle poche case di sassi. Un po' nascosta
la pattuglia dei Carabinieri ferma qualche automobilista, magari più
indisciplinato. Hanno appena dato l'alt a Cesare, 22 anni, il figlio
del farmacista, che subito porge i documenti. «Dove vai con tutte
quelle bottiglie di superalcolici e sigarette?» Cesare è gentile ed
educato, conosce i carabinieri della stazione. «Sono per gli
aperitivi perla festa di laurea di Irene, li abbiamo comprati in
piazza, alla Coop». Tutto a posto, si salutano e la Golf riparte.
Appena dopo il brigadiere ferma un'altra auto. Anche la Punto ed il
conducente sono conosciuti. E' Giuseppe, il figlio dei fabbro, stessa
età di Cesare. «Documenti. Anche te alla festa di Irene?».
Giuseppe è un po' impacciato, nervoso. «Si, si... siamo tutti
invitati, abbiamo fatto le elementari assieme». Il capo pattuglia,
uomo di esperienza e professionalità, conosce tutti.
«Mmmm, Giuseppe cosa hai nello zainetto, fammi un po' vedere».
Comincia così una complicata e severa procedura per quei due grammi
di marijuana trovati nella macchina di Giuseppe: Prefettura, Sert
ogni mattina per consegnare le urine, ritiro della patente, forse
procedimento penale avviato. E poi litigi in casa e pianti della
mamma, qualche scapaccione del babbo e tanta, tanta tensione.
Problemi col lavoro, lui che da precario aveva appena trovato un
primo impiego. Quante storie ho sentito come questa, che invece è
immaginaria. Nessun problema se detieni tabacchi ed alcool in
abbondanza. Guai - e che guai - se invece si tratta di una piccola
quantità di marijuana. La cannabis è considerata deviante, l'alcool
no, a meno che non si tratti di un alcolizzato cronico. E' un punto
che non può tornare.
La nostra è la prima regione in Italia che ha approvato una legge
per consentire l'uso dei farmaci derivati dalla cannabis. Ne sono
stato uno dei promotori e in questi mesi ne ho discusso in numerose
assemblee e dibattiti in giro per la Toscana, presentandone principi
e finalità. Ho ascoltato malati che già facevano uso di
cannabinoidi (la maggioranza ricorrendo al mercato clandestino),
operatori sanitari e tanti cittadini. E ogni volta, nel confronto,
accanto alla questione medica, affiora immancabilmente il grande tema
della liberalizzazione. La discussione muove sempre dalla
schizofrenia di una legge che a fronte del proibizionismo di droghe
leggere consente uso, vendita lecita e addirittura guadagno dello
Stato su superalcolici e sigarette. Danni enormi alla salute, elevati
costi sanitari relativi (oltre 120.000 le vittime stimate all'anno),
alta casistica di dipendenza e conseguenze su produttività fisica e
lavorativa. L'Italia è anche fra i paesi con il maggior numero di
consumatori di antidepressivi, antidolorifici e via andare con la
chimica in corpo. Tutto legale. Appena si parla dell'uso della
marijuana, invece, la legge colpisce, sancisce, reprime, fino al
carcere. Contribuendo così ad arricchire ed alimentare ulteriormente
il potente mercato il legale, la malavita organizzata e la
popolazione carceraria che è già oltre ogni limite di
sopportabilità. Si, abbiamo messo fuorilegge una pianta. E forse
proprio dalla pianta dobbiamo far ripartire il ragionamento. In
Toscana potremmo cominciare ad occuparci della produzione del
farmaco, oggi acquistato in Olanda o Canada pagandolo cinque volte
più del suo valore. Perché ad esempio non pensare alla
coltivazione, magari in aeree pubbliche e controllate, affidando poi,
all'Istituto Farmaceutico Militare Toscano, la preparazione medica?
Insomma, perché non dar vita ad una vera filiera corta con qualità
e risparmio, per il farmaco e per il bilancio sanitario? Ma il Paese
potrebbe affrontare con coraggio la questione anche in senso più
largo.
Il tema della liberalizzazione, dell'uso della quantità
personale, l'autocoltivazione. Il proibizionismo ha fra le prime
conseguenze il fatto che tantissimi giovani finiscono per entrare in
contatto con il mondo degli spacciatori e della criminalità ed
essere facilmente indotti anche alla sperimentazione di sostanze più
pericolose. E del resto, la via della repressione seguita fino ad
oggi non ha dato risultati apprezzabili, dal momento che l'uso di
droghe leggere, anche nel nostro paese, si è intensificato anche fra
i minorenni.
E' il momento di interrogarci, dobbiamo intraprendere un sentiero
di lavoro nuovo. Penso a una piccola grande legge che colpisca al
cuore il micidiale mercato clandestino, primo alimento delle cosche
criminali. Una regolamentazione che, ci tengo a sottolineare, non
deve suonare come incentivo. Una posizione innovativa e chiara,
libera da falsi moralismi o pregiudizi e che non deve essere
strumentalizzata. Un percorso di liberalizzazione ben governato che
contribuisca anche a combattere l'uso di tutte quelle micidiali
droghe chimiche o naturali che con l'illegalità rischiano di essere
paradossalmente nella stessa filiera della marijuana «a portata di
mano». Certo, questo deve essere accompagnato da una forte ed
efficace azione di informazione e conoscenza. E' per questa via, ad
esempio, che negli Usa si è ridotto notevolmente il consumo di
cocaina. Azioni, urgenti anche sul fronte delle sigarette e
dell'alcol. Insomma, ancora un processo culturale, aperto e convinto
a nuove soluzioni. Che sottragga ingenti entrate alle organizzazioni
criminali e magari immetta sul mercato sostanze più controllate e
meno pericolose. Affinché Cesare si fermi alla Coop in modo più
consapevole. E Giuseppe non finisca per invitare malavitosi a casa di
Irene.
Enzo Brogi, consigliere regionale PD Toscana.
Fonte La Repubblica Firenze