Tanto clamore mediatico per il Super Bollo per Suv e auto di lusso che avrebbe dovuto aiutare l'Economia italiana. Gli stessi Suv che Marchionne propose agli operai Fiat per il rilancio dell'azienda. Tutto un Flop: infatti il testo inviato al quirinale dice che si pagherà 10 euro per ogni Kilowatt in più rispetto ai 225 Kw stabiliti come limite. Significa che verranno coinvolte poche macchine e il risparmio sarà di 190 milioni su una manovra di 47 miliardi, che tra l'altro prevede la riduzione del 30% degli incentivi alle energie rinnovabili.
MSolinas.
06/07/11
Testamento Biologico.
Vi anticipo prima del voto che sono a favore del Testamento Biologico. Forse la mia laicità mi permette una scelta più facile, ma ho saputo di molti credenti che condividono la mia idea. Ogni individuo deve avere la libertà di decidere per se stesso senza portare problemi al prossimo. Ritengo che non si tratta di un argomento di destra o sinistra e penso sia opportuno che il voto sia individuale e non di gruppo.
Lo scenario prevede maggioranza favorevole e opposizioni contrarie, sicuramente con qualche astenuto o diverso dal gruppo di appartenenza.
Nello stesso gruppo Pd a quanto pare sono i cattolici a imporre la contrarietà al T.B. con a capo Fioroni. Confido nell'intelligenza dei singoli che valuteranno in autonomia se interrompere una non terapia di idratazione e alimentazione.
Sperando di non vedere l'ennesima astensione.
Mirko Solinas.
Lo scenario prevede maggioranza favorevole e opposizioni contrarie, sicuramente con qualche astenuto o diverso dal gruppo di appartenenza.
Nello stesso gruppo Pd a quanto pare sono i cattolici a imporre la contrarietà al T.B. con a capo Fioroni. Confido nell'intelligenza dei singoli che valuteranno in autonomia se interrompere una non terapia di idratazione e alimentazione.
Sperando di non vedere l'ennesima astensione.
Mirko Solinas.
Houston, we've had a problem! - di Thomas Castangia -
Dopo aver letto una decina di note e qualche centinaio di commenti sul web ho deciso di provare ad affrontare il tema da un punto di vista diverso.
La discussione che ieri si è scatenata sul web in seguito all'astensione del PD sul voto sull'abolizione delle Province ha portato a galla una serie di temi che voglio provare ad esaminare.
Non credo che il tema centrale possa essere la credibilità della proposta dell' IDV o il suo presunto intento provocatorio. Come in maniera puntuale ricorda Civati “il voto disastroso di oggi è la dimostrazione plastica che è ora (anzi, era ora un anno fa, almeno) che il centrosinistra si trovi intorno a un tavolo. E concordi le scelte che hanno una qualche rilevanza nell'opinione pubblica e nel nostro elettorato: ed è esattamente il caso del voto di oggi.” Ben venga l'analisi di Sarrubi ma qualcuno mi spiega perchè ancora oggi non esiste una proposta del PD su questo tema discussa nel partito ? Qualcuno mi sa dire perchè non si è tentato di costruire insieme ad IDV e SEL una proposta organica e condivisa? Io sinceramente non capisco come mai non si riesca mai ad essere chiari e netti “Le province le vogliamo superare? Non possiamo presentare un testo condiviso, accidenti? Dobbiamo farci dare le pagelle dai quei rivoluzionari del Terzo Polo? “ Il rischio vero è proprio quello sottolineato da Civati “Altrimenti, lo schema è quello di sempre: un centrosinistra diviso, che si scambia accuse. Alcuni passano per burocrati conservatori, altri per qualunquisti inclini alla demagogia. “
Entrando nel merito del tema come giustamente ricorda Stella “Soppresse già alla Costituente dalla Commissione dei 75, ma resuscitate dall'Assemblea in attesa delle Regioni, le Province avevano quella data di scadenza: il 1970. Ma quando le Regioni arrivarono, Ugo La Malfa invocò inutilmente la soppressione dei «doppioni»: il Parlamento decise di aspettare il consolidamento dei nuovi enti. Campa cavallo... Quarant'anni dopo, non c'è occasione in cui il problema non sia affrontato con il rinvio a un «ridisegno complessivo», a una «riscrittura delle competenze», a una «grande riforma» che tenga dentro tutto. “ Non credo sia più tempo di rinvii!
Sarebbe il caso di sintonizzarsi con il paese reale e capire che su alcuni temi la classe dirigente deve dare segnali chiari e netti in tempi brevissimi.
Nel 2009 Massimo Donati riesce a far calendarizzare la discussione alla Camera si approvo una delibera dove si diceva “che la riforma degli enti locali era «urgente e necessaria al fine di rimuovere la giungla amministrativa e di ridurre i costi della politica», denunciava la «proliferazione di innumerevoli enti» e «un intreccio inestricabile di funzioni che genera inefficienza e rende difficile la decisione amministrativa» e rinviava tutto al sorgere del mitico sole dell'avvenire berlusconian-federalista. E cioè alla «imminente presentazione di un disegno di legge recante la Carta delle autonomie locali».”
“Da allora sono passati, inutilmente, altri due lunghi anni e mentre la crisi azzannava i cittadini, gli artigiani, le piccole e grandi imprese causando crolli apocalittici, disperazione e suicidi, i palazzi del potere davano qui una sforbiciatina del tre per cento, lì del tre per mille. E quelle epocali riforme che dovevano ridisegnare tutto per restituire al Paese la forza, l'efficienza, la stima in un classe dirigente credibile, tutte cose necessarie per affrontare questi tempi bui, dove sono? Sempre lì torniamo: taglia taglia, hanno tagliato i tagli. “
Ora il rischio vero è quello che anche tutti gli argomenti seri risultino svuotati da decennali bla-bla e perdite di tempo.
Mi pare chiaro dunque che come scrive il Post “Sulla sbrigativa proposta dell’IdV ieri non ci si giocava solo l’abolizione delle province, pure benemerita anche in forme da perfezionare. Ci si giocava quel poco di credibilità che la politica potesse avere mantenuto sul tema, e su quello dei costi di se stessa, e degli sprechi: e il PD si giocava un’occasione per dare concretezza alla rinnovata immagine di sé uscita dai risultati elettorali, proprio mentre l’inchiesta Pronzato rischia invece di complicargli le cose. Non è demagogia, è comunicazione con gli elettori, rassicurazione sulle proprie buone intenzioni: a meno di non avere il coraggio di dire esplicitamente agli elettori “noi le province le vogliamo mantenere”. Ma se il vento è davvero cambiato, sarebbe il caso di girare le vele.
Thomas Castangia. Segretario PD Provincia Cagliari.
La discussione che ieri si è scatenata sul web in seguito all'astensione del PD sul voto sull'abolizione delle Province ha portato a galla una serie di temi che voglio provare ad esaminare.
Non credo che il tema centrale possa essere la credibilità della proposta dell' IDV o il suo presunto intento provocatorio. Come in maniera puntuale ricorda Civati “il voto disastroso di oggi è la dimostrazione plastica che è ora (anzi, era ora un anno fa, almeno) che il centrosinistra si trovi intorno a un tavolo. E concordi le scelte che hanno una qualche rilevanza nell'opinione pubblica e nel nostro elettorato: ed è esattamente il caso del voto di oggi.” Ben venga l'analisi di Sarrubi ma qualcuno mi spiega perchè ancora oggi non esiste una proposta del PD su questo tema discussa nel partito ? Qualcuno mi sa dire perchè non si è tentato di costruire insieme ad IDV e SEL una proposta organica e condivisa? Io sinceramente non capisco come mai non si riesca mai ad essere chiari e netti “Le province le vogliamo superare? Non possiamo presentare un testo condiviso, accidenti? Dobbiamo farci dare le pagelle dai quei rivoluzionari del Terzo Polo? “ Il rischio vero è proprio quello sottolineato da Civati “Altrimenti, lo schema è quello di sempre: un centrosinistra diviso, che si scambia accuse. Alcuni passano per burocrati conservatori, altri per qualunquisti inclini alla demagogia. “
Entrando nel merito del tema come giustamente ricorda Stella “Soppresse già alla Costituente dalla Commissione dei 75, ma resuscitate dall'Assemblea in attesa delle Regioni, le Province avevano quella data di scadenza: il 1970. Ma quando le Regioni arrivarono, Ugo La Malfa invocò inutilmente la soppressione dei «doppioni»: il Parlamento decise di aspettare il consolidamento dei nuovi enti. Campa cavallo... Quarant'anni dopo, non c'è occasione in cui il problema non sia affrontato con il rinvio a un «ridisegno complessivo», a una «riscrittura delle competenze», a una «grande riforma» che tenga dentro tutto. “ Non credo sia più tempo di rinvii!
Sarebbe il caso di sintonizzarsi con il paese reale e capire che su alcuni temi la classe dirigente deve dare segnali chiari e netti in tempi brevissimi.
Nel 2009 Massimo Donati riesce a far calendarizzare la discussione alla Camera si approvo una delibera dove si diceva “che la riforma degli enti locali era «urgente e necessaria al fine di rimuovere la giungla amministrativa e di ridurre i costi della politica», denunciava la «proliferazione di innumerevoli enti» e «un intreccio inestricabile di funzioni che genera inefficienza e rende difficile la decisione amministrativa» e rinviava tutto al sorgere del mitico sole dell'avvenire berlusconian-federalista. E cioè alla «imminente presentazione di un disegno di legge recante la Carta delle autonomie locali».”
“Da allora sono passati, inutilmente, altri due lunghi anni e mentre la crisi azzannava i cittadini, gli artigiani, le piccole e grandi imprese causando crolli apocalittici, disperazione e suicidi, i palazzi del potere davano qui una sforbiciatina del tre per cento, lì del tre per mille. E quelle epocali riforme che dovevano ridisegnare tutto per restituire al Paese la forza, l'efficienza, la stima in un classe dirigente credibile, tutte cose necessarie per affrontare questi tempi bui, dove sono? Sempre lì torniamo: taglia taglia, hanno tagliato i tagli. “
Ora il rischio vero è quello che anche tutti gli argomenti seri risultino svuotati da decennali bla-bla e perdite di tempo.
Mi pare chiaro dunque che come scrive il Post “Sulla sbrigativa proposta dell’IdV ieri non ci si giocava solo l’abolizione delle province, pure benemerita anche in forme da perfezionare. Ci si giocava quel poco di credibilità che la politica potesse avere mantenuto sul tema, e su quello dei costi di se stessa, e degli sprechi: e il PD si giocava un’occasione per dare concretezza alla rinnovata immagine di sé uscita dai risultati elettorali, proprio mentre l’inchiesta Pronzato rischia invece di complicargli le cose. Non è demagogia, è comunicazione con gli elettori, rassicurazione sulle proprie buone intenzioni: a meno di non avere il coraggio di dire esplicitamente agli elettori “noi le province le vogliamo mantenere”. Ma se il vento è davvero cambiato, sarebbe il caso di girare le vele.
Thomas Castangia. Segretario PD Provincia Cagliari.
Demagogia & Populismo. Intanto le Province non muoiono.
Le Province resistono grazie all'astensione del gruppo Pd al Senato. L'ennesima prova di quanto la classe politica del Partito Democratico sia lontana anni luce dai cittadini.
La stessa classe politica che in ogni campagna elettorale fa' la populista e demagoga. Che dice ai cittadini che si abbasseranno i costi della politica, che si creeranno nuovi posti di lavoro, ecc.. la solita cantilena. Al momento del voto però c'è chi cerca l'inappliccabilità, o peggio ancora c'è chi vuole la paternità di una riforma tanto populista e tanto richiesta.
Ma ciò non basta: oltre ad essere un chiaro dispetto a Italia dei Valori e Di Pietro, il Partito Democratico dice di avere la proposta alternativa sempre al momento delle dichiarazioni di voto.
Domani Zoggia presenterà l'alternativa, come fece qualcuno qualche giorno fa' in Sardegna riguardo ai vitalizi. Giusto per zittire le critiche e le polemiche.
Nel 2008 Veltroni e Berlusconi promisero agli elettori l'abolizione delle province, non l'abolizione delle province dopo una revisione costituzionale. E' come promettere al bambino che se farà i compiti potrà uscire a giocare con gli amici. Quando il bambino finisce i compiti, la mamma gli concede libera uscita ma non prima di essere passati dalla nonna a chiedere la lista della spesa, a fare la spesa e a portare le buste a casa.
Che Di Pietro fa' della demagogia e del populismo le sue armi ne siamo coscenti tutti, ma quando la demagogia e il populismo sfiorano una promessa in campagna elettorale ci penserei due volte prima di astenermi.
Anche il vento del cambiamento tanto citato in questi mesi è populista. Ma è un vento fresco che in Primavera faceva piacere a tutti, in estate no.
A cosa servono le Province? Prendiamo in esame la legge regionale 09/2006 che cita:
1.a,b,c) Un compito che può svolgere la Regione inserendo tavoli tematici con le amministrazioni comunali.
2) La tutela del territorio può essere distribuita tra i comuni sotto la supervisione della Regione tramite l'assessorato all'Ambiente.
3.a) Ancora Ambiente, ancora Regione. Dove sono le strumentazioni a disposizione delle Province per la prevenzione delle calamità? Dove è stata, per esempio, la Provincia di Cagliari durante le inondazioni di Capoterra e altri comuni dell'hiterland cagliaritano? Dov'è la tutela dell'ambiente nelle zone limitrofi al poligono di Quirra?
3.b) Dov'è la progettazione provinciale per l'energia alternativa pulita? Negli ultimi anni la Sardegna è stata invasa dalle pale eoliche ma è servita una legge regionale per regolamentare l'installazione delle pale, addirittura l'Onorevole Caterina Pes è dovuta ricorrere alla Camera presentando un ddl contro le aziende Offshore che avrebbero voluto installare pale eoliche ovunque senza criterio.
Il capitale sociale del gestore unico dell'acqua Abbanoa è per l'85,5% dei comuni sardi, e del 14.5% della Regione Sardegna. Che capitolo di voce hanno le Province?
3.d) Viabilità e Trasporti. I trasporti sono lottizzati dall'Arst (azienda regionale) e Trenitalia (azienda S.p.a. nazionale). La viabilità è gestita dall'Anas. Non ci sarebbe alcuna differenza se il tutto passasse nelle mani dei della Regione, o forse è già tutto in mano alla Regione?
3.e) Flora e Fauna devono essere tutelate, ma come? Con leggi regionali e appliccate dai Comuni che hanno strumenti fisici e umani per poter occuparsi della tutela ambientale.
3. f) La Caccia viene regolamentata da un calendario venatorio deciso dalla Regione. La regolamentazione dell'attività è dovuta alla Regione. I pagamenti delle tasse della caccia finiscono in Regione. Che potere ha la Provincia?
3.g) Raccontate ai cittadini del caso del Medio Campidano, dove la Regione vuole mettere i sigilli alla discarica villacidrese. Di chi è la decisione? Della provincia o della Regione?
3.h,i,l,m) Sono compiti svolgibili da Comuni e Regione.
L'abolizione delle Province è fattibile, ho riportato solo alcuni esempi. Ora il Pd porti in commissione e in aula la proposta alternativa all'alternativa e attendiamo gli sviluppi.
Quì l'unico che sfrutta il vento favorevole è D'Alema con la sua barca a vela.
E poi non lamentatevi se il PD perde consensi e militanti.. d'altronde in 3 anni e mezzo non è cambiato nulla: sommando i voti di Pd, Sel e Idv e sottraendoli a quelli del 2008 il risultato è zero.
Mirko Solinas.
La stessa classe politica che in ogni campagna elettorale fa' la populista e demagoga. Che dice ai cittadini che si abbasseranno i costi della politica, che si creeranno nuovi posti di lavoro, ecc.. la solita cantilena. Al momento del voto però c'è chi cerca l'inappliccabilità, o peggio ancora c'è chi vuole la paternità di una riforma tanto populista e tanto richiesta.
Ma ciò non basta: oltre ad essere un chiaro dispetto a Italia dei Valori e Di Pietro, il Partito Democratico dice di avere la proposta alternativa sempre al momento delle dichiarazioni di voto.
Domani Zoggia presenterà l'alternativa, come fece qualcuno qualche giorno fa' in Sardegna riguardo ai vitalizi. Giusto per zittire le critiche e le polemiche.
Nel 2008 Veltroni e Berlusconi promisero agli elettori l'abolizione delle province, non l'abolizione delle province dopo una revisione costituzionale. E' come promettere al bambino che se farà i compiti potrà uscire a giocare con gli amici. Quando il bambino finisce i compiti, la mamma gli concede libera uscita ma non prima di essere passati dalla nonna a chiedere la lista della spesa, a fare la spesa e a portare le buste a casa.
Che Di Pietro fa' della demagogia e del populismo le sue armi ne siamo coscenti tutti, ma quando la demagogia e il populismo sfiorano una promessa in campagna elettorale ci penserei due volte prima di astenermi.
Anche il vento del cambiamento tanto citato in questi mesi è populista. Ma è un vento fresco che in Primavera faceva piacere a tutti, in estate no.
A cosa servono le Province? Prendiamo in esame la legge regionale 09/2006 che cita:
Art. 5
Funzioni delle province
1. La provincia:
a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della Regione;
b) concorre alla determinazione degli atti della programmazione regionale secondo norme dettate dalla legge regionale;
c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi degli atti della programmazione regionale, propri programmi pluriennali, sia di carattere generale che settoriale, e promuove il coordinamento dell'attività programmatoria dei comuni.
2. La provincia, ferme restando le competenze dei comuni, predispone ed adotta gli atti di pianificazione territoriale di livello provinciale ai sensi della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio), e successive modificazioni.
3. Spettano alle province funzioni e compiti che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nell'ambito delle seguenti materie:
a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
c) valorizzazione dei beni culturali;
d) viabilità e trasporti;
e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali;
f) caccia e pesca nelle acque interne;
g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale;
h) rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
i) servizi sanitari, d'igiene e profilassi pubblica;
l) compiti connessi all'istruzione secondaria di secondo grado ed artistica e alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica;
m) raccolta ed elaborazione di dati ed assistenza tecnico-amministrativa e, ove necessario, economica e finanziaria, agli enti locali.
4. Fino all'adeguamento della legislazione regionale a quanto previsto dal presente articolo, per quanto non previsto dai titoli seguenti, restano ferme le competenze attribuite dalle vigenti disposizioni.
Funzioni delle province
1. La provincia:
a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della Regione;
b) concorre alla determinazione degli atti della programmazione regionale secondo norme dettate dalla legge regionale;
c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi degli atti della programmazione regionale, propri programmi pluriennali, sia di carattere generale che settoriale, e promuove il coordinamento dell'attività programmatoria dei comuni.
2. La provincia, ferme restando le competenze dei comuni, predispone ed adotta gli atti di pianificazione territoriale di livello provinciale ai sensi della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l'uso e la tutela del territorio), e successive modificazioni.
3. Spettano alle province funzioni e compiti che riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale nell'ambito delle seguenti materie:
a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell'ambiente e prevenzione delle calamità;
b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
c) valorizzazione dei beni culturali;
d) viabilità e trasporti;
e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali;
f) caccia e pesca nelle acque interne;
g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale;
h) rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
i) servizi sanitari, d'igiene e profilassi pubblica;
l) compiti connessi all'istruzione secondaria di secondo grado ed artistica e alla formazione professionale, compresa l'edilizia scolastica;
m) raccolta ed elaborazione di dati ed assistenza tecnico-amministrativa e, ove necessario, economica e finanziaria, agli enti locali.
4. Fino all'adeguamento della legislazione regionale a quanto previsto dal presente articolo, per quanto non previsto dai titoli seguenti, restano ferme le competenze attribuite dalle vigenti disposizioni.
1.a,b,c) Un compito che può svolgere la Regione inserendo tavoli tematici con le amministrazioni comunali.
2) La tutela del territorio può essere distribuita tra i comuni sotto la supervisione della Regione tramite l'assessorato all'Ambiente.
3.a) Ancora Ambiente, ancora Regione. Dove sono le strumentazioni a disposizione delle Province per la prevenzione delle calamità? Dove è stata, per esempio, la Provincia di Cagliari durante le inondazioni di Capoterra e altri comuni dell'hiterland cagliaritano? Dov'è la tutela dell'ambiente nelle zone limitrofi al poligono di Quirra?
3.b) Dov'è la progettazione provinciale per l'energia alternativa pulita? Negli ultimi anni la Sardegna è stata invasa dalle pale eoliche ma è servita una legge regionale per regolamentare l'installazione delle pale, addirittura l'Onorevole Caterina Pes è dovuta ricorrere alla Camera presentando un ddl contro le aziende Offshore che avrebbero voluto installare pale eoliche ovunque senza criterio.
Il capitale sociale del gestore unico dell'acqua Abbanoa è per l'85,5% dei comuni sardi, e del 14.5% della Regione Sardegna. Che capitolo di voce hanno le Province?
3.d) Viabilità e Trasporti. I trasporti sono lottizzati dall'Arst (azienda regionale) e Trenitalia (azienda S.p.a. nazionale). La viabilità è gestita dall'Anas. Non ci sarebbe alcuna differenza se il tutto passasse nelle mani dei della Regione, o forse è già tutto in mano alla Regione?
3.e) Flora e Fauna devono essere tutelate, ma come? Con leggi regionali e appliccate dai Comuni che hanno strumenti fisici e umani per poter occuparsi della tutela ambientale.
3. f) La Caccia viene regolamentata da un calendario venatorio deciso dalla Regione. La regolamentazione dell'attività è dovuta alla Regione. I pagamenti delle tasse della caccia finiscono in Regione. Che potere ha la Provincia?
3.g) Raccontate ai cittadini del caso del Medio Campidano, dove la Regione vuole mettere i sigilli alla discarica villacidrese. Di chi è la decisione? Della provincia o della Regione?
3.h,i,l,m) Sono compiti svolgibili da Comuni e Regione.
L'abolizione delle Province è fattibile, ho riportato solo alcuni esempi. Ora il Pd porti in commissione e in aula la proposta alternativa all'alternativa e attendiamo gli sviluppi.
Quì l'unico che sfrutta il vento favorevole è D'Alema con la sua barca a vela.
E poi non lamentatevi se il PD perde consensi e militanti.. d'altronde in 3 anni e mezzo non è cambiato nulla: sommando i voti di Pd, Sel e Idv e sottraendoli a quelli del 2008 il risultato è zero.
Mirko Solinas.
05/07/11
Ancora astenuti. Speriamo domani di non trovare qualcuno che ha votato col centrodestra.
Il Pd si astiene dalla proposta Idv di eliminare le Province.A quanto pare voto unanime del Partito Democratico con l'astensione, sempre meglio aspettare.. lo dico per esperienza.
Bersani dice che "Il Pd ha una sua linea sull'argomento. Le province gestiscono diverse cose, per esempio i permessi urbanistici, se tornano alle Regioni poi ci sarà una caterva di lamentele per le lungaggini".
Franceschini invece apre al confronto parlamentare. Mentre Zoggia, responsabile Pd agli Enti Locali dice che "si deve rivedere il numero delle Province, considerare accorpamenti. Di Pietro vuole solo il titolo in prima pagina dei quotidiani. Si impegni a dare un suo contributo per una riforma organica che parta dall'alto e discenda sui territori".
Sono favorevole alla riduzione dei costi della Politica. Dalle parole di Bersani sembra che le province si occupano della burocrazia delle regioni. Se esiste un'alternativa studiamola. Intanto il PD Sardo intende accorpare le Province, abolirle o lasciarne otto? IO VOGLIO ABOLIRE LE PROVINCE!
Conferenza Programmatica. Primo Tempo,
Ho già strutturato nove punti per la conferenza programmatica del Partito Democratico Sardo per Settembre.1. Open Source. Libertà di scelta del compratore. Passaggio da Windows a Linux nelle scuole e Pubbliche Amministrazioni.
2. Spese della Politica Sarda. Dimezzamento dei Consiglieri regionali e delle indennità. Abolizione vitalizi. Riduzione dei Cda da 5 a 3 elementi.
3. Criteri per la candidatura. Stop al terzo mandato e fedina penale pulita.
4. Turismo, Lavoro & Scuole nelle coste della lingua italiana per stranieri. A Malta funziona.
5. Trasporti interni ed esterni. Un'isola che si isola rimarrà sempre un'isola.
6. Primarie. Strumento democratico, ma serve un regolamento attento.
7. Liste civiche. Solo per chi è senza tessera di partito. Se un militante Pd volesse candidarsi in una lista civica chieda permesso alla segreteria federale provinciale giustificando la scelta. L'alternativa sono le Primarie.
8. Quote rosa. Il problema non è del partito, ma della propria famiglia.
9. Master And Back per i lavoratori. Porta innovazione e occupazione in Sardegna e ti aiuto nella nascita della tua attività.
04/07/11
Rispondo all'On. Gianvalerio Sanna.
Caro On. Sanna, le scrivo queste due righe perché trovo subdolo e ridicolo ciò che ha scritto nel suo blog.
Lei parla tanto di innovazione, quell'innovazione con cui non ha fatto i conti al momento del SUO TERZO MANDATO. L'innovazione che passa nell'era informatica e dei Social Network, della rete libera e dell'informazione libera.
Oggi è molto più semplice smascherare l'inganno, è molto meno impegnativo informarsi.
Ed è difficile accettare la critica dall'elettore o dal militante. E mi dispiace leggere che un rappresentate di un'istituzione, un uomo eletto da un elettorato di centrosinistra dia dell'ignorante a chi ha avuto il coraggio di criticare in modo costruttivo un voto su un tema populista. Quel populismo però che cercate attraverso i Media e che raccoglie voti.
Un tema che, però caro Onorevole, voi riportate ad ogni campagna elettorale e di cui non vi siete mai occupati una volta eletti.
E' facile criticare, ma è forse più difficile proporre l'alternativa e noi l'abbiamo fatto. Ci vedremo alla conferenza programmatica e sarò tutto orecchie per le sue proposte. Io le mie le ho, ma forse per lei sono troppo innovative e populiste.
Ps: non sono un blogger, ma un militante che ha le palle di dire ciò che Lei ed altri non vogliono sentirsi dire.
Mirko Solinas.
Link: http://www.gianvaleriosanna.it/articoli_dettaglio.asp?ID=3856
Oggi è molto più semplice smascherare l'inganno, è molto meno impegnativo informarsi.
Ed è difficile accettare la critica dall'elettore o dal militante. E mi dispiace leggere che un rappresentate di un'istituzione, un uomo eletto da un elettorato di centrosinistra dia dell'ignorante a chi ha avuto il coraggio di criticare in modo costruttivo un voto su un tema populista. Quel populismo però che cercate attraverso i Media e che raccoglie voti.
Un tema che, però caro Onorevole, voi riportate ad ogni campagna elettorale e di cui non vi siete mai occupati una volta eletti.
E' facile criticare, ma è forse più difficile proporre l'alternativa e noi l'abbiamo fatto. Ci vedremo alla conferenza programmatica e sarò tutto orecchie per le sue proposte. Io le mie le ho, ma forse per lei sono troppo innovative e populiste.
Ps: non sono un blogger, ma un militante che ha le palle di dire ciò che Lei ed altri non vogliono sentirsi dire.
Mirko Solinas.
Link: http://www.gianvaleriosanna.it/articoli_dettaglio.asp?ID=3856
Pdindignados!
Era il 24 Giugno 2011, una calda notte d'estate, ore 23.38. Il consiglio regionale della Sardegna si accingeva a votare l'emendamento 3bis che recita così: L’assegno di vitalizio di Consigliere regionale della Sardegna non è cumulabile con l’assegno di vitalizio di parlamentare della Repubblica Italiana e/o parlamentare Europeo.
L'On. Capelli del gruppo Misto mette in rete quasi in tempo reale il voto sull'emendamento. Presenti 68, contrari 39, Favorevoli 8, Astenuti 15. Si dice che il gruppo Pd si è astenuto, quindi quei 15 erano riconducibili al gruppo del Partito Democratico.
Partono le richieste di spiegazioni dei militanti al Capogruppo Mario Bruno che replica “Il tema dei costi della politica è da affrontare in modo serio, nel gruppo (e lo farò alla prima occasione - tra qualche giorno - con una proposta), nel partito (a cominciare dalla imminente conferenza programmatica). Ieri notte, ripeto, e non voglio giustificarmi, non ho prestato la necessaria attenzione (ero concentrato su altri temi quali Abbanoa, Quirra, Aeroporti, la tensione nei rapporti con SEL) ed ho sottovalutato perfino il valore simbolico di quel voto. Non guidavo io nell'indicazione di voto, ma poco importa. Mi assumo tutta la responsabilità. Ho sbagliato, ma non avevo interessi personali nè di casta da difendere. Come capogruppo ho il cruccio di non aver chiesto una sospensione e affrontato comunque il voto dopo una valutazione più approfondita. Le affermazioni sulla non applicabilità della norma da parte della presidenza del Consiglio (che non vuol dire non ammissibilità al voto) mi hanno confuso.Spero salviate la buona fede che tuttavia non giustifica, mi rendo conto. Se serve al partito sono pronto anche a lasciare l'incarico di presidente del gruppo...tengo molto alla opinione dei cittadini e ho impostato tutta la mia attività politica nella partecipazione...non al mantenimento di cariche. Vi ringrazio per le critiche e per la vostra costante azione di controllo. Vi chiedo scusa. Questa è democrazia. “
Ieri sono stati saltati fuori i votanti e come hanno votato.
Risultano 10 astenuti PD e non 15 come si sapeva 4 giorni fa'. Gli altri 5 erano assenti? No, hanno votato con il centrodestra. Stiamo parlando di Valerio Meloni, Franco Sabatini, Giuseppe Cuccu, Cesare Moriconi e Gavino Manca.
Sono disgustato dal voto di questi cinque consiglieri, cinque persone delegate dai cittadini di area centrosinistra ad essere rappresentati. Cinque consiglieri che hanno preso i voti di giovani speranzosi, di disoccupati, di inoccupati, di cassaintegrati, di pensionati, di lavoratori in nero e di lavoratori precari.
Queste persone se siedono lì e prendono 14 mila di euro al mese lo devono a noi militanti che in ogni campagna elettorale andiamo a cercare i voti per loro.
Hanno fatto gli interessi della Casta, hanno perso l'ennesima occasione per distruggere la teoria dei qualunquisti del PD-L.
Ogni giorno noi ci impegniamo per un partito migliore, ogni giorno proviamo a convincere gli astenuti a diventare elettori del centrosinistra, ogni giorno accettiamo il confronto con altre forze politiche e antipolitiche.
E domani con quale faccia questi elementi si presentano alla Conferenza Programmatica per dialogare sui tagli alla politica?
Chiedo ufficialmente come militante Pd, come precario, come cittadino, come elettore Pd di spiegare il loro voto.
Mirko Solinas.
L'On. Capelli del gruppo Misto mette in rete quasi in tempo reale il voto sull'emendamento. Presenti 68, contrari 39, Favorevoli 8, Astenuti 15. Si dice che il gruppo Pd si è astenuto, quindi quei 15 erano riconducibili al gruppo del Partito Democratico.
Partono le richieste di spiegazioni dei militanti al Capogruppo Mario Bruno che replica “Il tema dei costi della politica è da affrontare in modo serio, nel gruppo (e lo farò alla prima occasione - tra qualche giorno - con una proposta), nel partito (a cominciare dalla imminente conferenza programmatica). Ieri notte, ripeto, e non voglio giustificarmi, non ho prestato la necessaria attenzione (ero concentrato su altri temi quali Abbanoa, Quirra, Aeroporti, la tensione nei rapporti con SEL) ed ho sottovalutato perfino il valore simbolico di quel voto. Non guidavo io nell'indicazione di voto, ma poco importa. Mi assumo tutta la responsabilità. Ho sbagliato, ma non avevo interessi personali nè di casta da difendere. Come capogruppo ho il cruccio di non aver chiesto una sospensione e affrontato comunque il voto dopo una valutazione più approfondita. Le affermazioni sulla non applicabilità della norma da parte della presidenza del Consiglio (che non vuol dire non ammissibilità al voto) mi hanno confuso.Spero salviate la buona fede che tuttavia non giustifica, mi rendo conto. Se serve al partito sono pronto anche a lasciare l'incarico di presidente del gruppo...tengo molto alla opinione dei cittadini e ho impostato tutta la mia attività politica nella partecipazione...non al mantenimento di cariche. Vi ringrazio per le critiche e per la vostra costante azione di controllo. Vi chiedo scusa. Questa è democrazia. “
Ieri sono stati saltati fuori i votanti e come hanno votato.
Risultano 10 astenuti PD e non 15 come si sapeva 4 giorni fa'. Gli altri 5 erano assenti? No, hanno votato con il centrodestra. Stiamo parlando di Valerio Meloni, Franco Sabatini, Giuseppe Cuccu, Cesare Moriconi e Gavino Manca.
Sono disgustato dal voto di questi cinque consiglieri, cinque persone delegate dai cittadini di area centrosinistra ad essere rappresentati. Cinque consiglieri che hanno preso i voti di giovani speranzosi, di disoccupati, di inoccupati, di cassaintegrati, di pensionati, di lavoratori in nero e di lavoratori precari.
Queste persone se siedono lì e prendono 14 mila di euro al mese lo devono a noi militanti che in ogni campagna elettorale andiamo a cercare i voti per loro.
Hanno fatto gli interessi della Casta, hanno perso l'ennesima occasione per distruggere la teoria dei qualunquisti del PD-L.
Ogni giorno noi ci impegniamo per un partito migliore, ogni giorno proviamo a convincere gli astenuti a diventare elettori del centrosinistra, ogni giorno accettiamo il confronto con altre forze politiche e antipolitiche.
E domani con quale faccia questi elementi si presentano alla Conferenza Programmatica per dialogare sui tagli alla politica?
Chiedo ufficialmente come militante Pd, come precario, come cittadino, come elettore Pd di spiegare il loro voto.
Mirko Solinas.
Agli amici di Sel.
Ho appreso oggi la proposta-sfida di Sel al PD di candidare alle prossime politiche regionali una donna e di un'unico partito che comprenda Pd e Sel.
Vorrei rispondere da militante del Pd agli amici di Sel:
Cari Compagni,
ho sempre apprezzato il vostro modo di lavorare, soprattutto durante l'ultima tornata elettorale che ci ha visto vincitori a Cagliari.
Ho letto con piacere le vostre proposte in quanto costruttive e propense ad un futuro migliore ma, purtroppo, mi trovo in totale disaccordo.
Spiego, ovviamente, il perché: la donna ha lottato per anni versando tanto sangue per avere gli stessi diritti dell'uomo, tutelandola ora non stiamo rispettando ciò per cui le donne hanno lottato. Ho sempre apprezzato il modo di fare "femminile" nel fare tanto e del parlare poco, al contrario di noi "maschietti" che parliamo tanto e facciamo poco.
Il candidato a salvare questa immensa barca chiamata Sardegna dev'essere una persona capace e di qualità che vada aldilà del sesso e dell'età. Io mi sento rappresentato da una persona vicina ai miei ideali di sinistra, una persona che deve ridare speranze di vita a quest'isola, e non importa se sia donna, uomo, gay o trans, giovane o vecchio.
Abbiamo uno strumento democratico chiamato Primarie, che hanno quasi sempre espresso il candidato migliore. E' a disposizione di tutto il centro sinistra. L'importante è che, concluse le primarie, si collabori tutti in una stessa direzione.
Non sono d'accordo nemmeno nel far confluire i nostri partiti in un unico, la ragione più importante forse è quella relativa alla rivendicazione dell'ex appartenenza. Non so se in Sel tra compagni vi etichettate come ex Ds ed ex Prc, ma da noi, purtroppo, accade dopo quattro anni di nascita del partito, che ci si etichetta come ex Ds, ex Margherita, ex Progetto Sardegna ecc.
Questo immobilizza il partito in molte circostanze. Come accade anche nel PDL dove si quota tra ex FI ed ex AN.
Abbiamo anche alcune vedute e ideali diversi, i vostri un po' più estremisti. Ben vengano collaborazioni future, anche perché vi vedo come il partito più vicino a noi, ma perdonatemi se in queste due vedute sono contrario.
Vi faccio una controproposta: facciamo decidere a tutti i militanti.
Con affetto.
Mirko Solinas.
Vorrei rispondere da militante del Pd agli amici di Sel:
Cari Compagni,
ho sempre apprezzato il vostro modo di lavorare, soprattutto durante l'ultima tornata elettorale che ci ha visto vincitori a Cagliari.
Ho letto con piacere le vostre proposte in quanto costruttive e propense ad un futuro migliore ma, purtroppo, mi trovo in totale disaccordo.
Spiego, ovviamente, il perché: la donna ha lottato per anni versando tanto sangue per avere gli stessi diritti dell'uomo, tutelandola ora non stiamo rispettando ciò per cui le donne hanno lottato. Ho sempre apprezzato il modo di fare "femminile" nel fare tanto e del parlare poco, al contrario di noi "maschietti" che parliamo tanto e facciamo poco.
Il candidato a salvare questa immensa barca chiamata Sardegna dev'essere una persona capace e di qualità che vada aldilà del sesso e dell'età. Io mi sento rappresentato da una persona vicina ai miei ideali di sinistra, una persona che deve ridare speranze di vita a quest'isola, e non importa se sia donna, uomo, gay o trans, giovane o vecchio.
Abbiamo uno strumento democratico chiamato Primarie, che hanno quasi sempre espresso il candidato migliore. E' a disposizione di tutto il centro sinistra. L'importante è che, concluse le primarie, si collabori tutti in una stessa direzione.
Non sono d'accordo nemmeno nel far confluire i nostri partiti in un unico, la ragione più importante forse è quella relativa alla rivendicazione dell'ex appartenenza. Non so se in Sel tra compagni vi etichettate come ex Ds ed ex Prc, ma da noi, purtroppo, accade dopo quattro anni di nascita del partito, che ci si etichetta come ex Ds, ex Margherita, ex Progetto Sardegna ecc.
Questo immobilizza il partito in molte circostanze. Come accade anche nel PDL dove si quota tra ex FI ed ex AN.
Abbiamo anche alcune vedute e ideali diversi, i vostri un po' più estremisti. Ben vengano collaborazioni future, anche perché vi vedo come il partito più vicino a noi, ma perdonatemi se in queste due vedute sono contrario.
Vi faccio una controproposta: facciamo decidere a tutti i militanti.
Con affetto.
Mirko Solinas.
Predicatori non professionisti che da commentatori televisivi diventano lavatori di panni sporchi in casa.
Il Pd è il partito più attaccato nel panorama politico italiano. PDL, Lega, Fli, Api, Udc, Idv, M5S, Sel, Fds e a volte lo stesso PD sono gli attentatori mediatici del PD.
Tutti grandi commentatori, personaggi come Grillo che fanno dei loro buoni risultati l'anti politica, personaggi come Di Pietro nati per opporsi e il Pd e Bersani che incassano colpi bassi e alti ogni giorno.
Italia dei Valori, per esempio, chiede una coalizione di centrosinistra e dopo due minuti il loro leader sta parlando male del PD a qualche giornalista sapendo che nell'ultima tornata elettorale hanno raggiunto il minimo storico dei voti.
Ma ecco che questi grandi predicatori perfetti devono cambiare mestiere. E già, direbbe Vasco, voi siamo ancora qua. Ancora qua a parlare del Pd e di non preoccuparsi delle vicende interne. Perché ricordiamo che Idv oltre ad aver candidato Scilipoti, oltre Di Pietro che firma un ddl sull'acqua e che successivamente chiede un referendum per abrogarlo, oltre al fatto che poco prima della votazione in aula dell'accorparmento delle amministrative col referendum, è di oggi la notizia di un Bunga Bunga made Idv.
Anche l'Italia dei Valori con il suo ex coordinatore regionale pugliese e attuale deputato, Pierfelice Zazzera e un suo senatore tra i più in vista, Stefano Pedica. La denuncia sarebbe partita dall'ex responsabile dell'Osservatorio pugliese dell'IdV sulla Legalità, Michele Cagnazzo. Zazzera avrebbe promesso l'assunzione di una giovane tarantina laureata in legge presso l'Ufficio legislativo del Parlamento. La denuncia parla poi di incontri, messaggi e appuntamenti "clandestini" in un albergo a Massafra, in provincia di Taranto. Una volta a Roma, invece, gli incontri tra i due si sarebbero verificati presso l'appartamento privato di Zazzera che non nega ma spiega: "era necessaria la presenza di lei sia perché consegnasse il curriculum sia per sottoscrivere alcune domande o moduli, insomma documenti finalizzati a perfezionare un rapporto di lavoro". A questo punto sarebbe entrata la figura del senatore Pedica: "anche lui avrebbe messo una buona parola". [Fonte Diritto di Critica, L'Espresso e vari quotidiani della maggioranza]
Non solo Idv, anche Grillo ha le sue gatte da pelare, oggi sul blog de l'Espresso viene pubblicata un'intervista alla candidata sindaco a Roma di M5S Serenetta Monti che attacca pesantemente sia Grillo che il Movimento. Ecco il link http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/17/serenetta-beppe-e-il-m5s/
L'ex candidata sindaco, portatrice di 44 mila voti, spara subito grosso «In realtà nel novembre del 2008 ho iniziato ad allontanarmi e non per motivi da poco. C’era ormai un clima molto particolare, anche all’interno del movimento non sono mancati gli attacchi, il mio buon risultato elettorale non era andato giù a qualcuno. Era stata una sorpresa, quel 2,7 per cento, anche per me. Tra l’altro avevamo fatto una campagna molto basica, porta a porta, volantini, una presenza di Beppe molto più ridotta rispetto a quello che è successo alle ultime amministrative con il M5S. Poi la situazione è cambiata.
Il movimento vicino a Beppe Grillo qui a Roma è entrato in una stasi che è sotto gli occhi di tutti anche adesso. Sul territorio non fa campagne da tempo, a parte l’ultima per i referendum. Disoccupazione, precariato, casa, bilancio comunale: tutti questi temi sono stati abbandonati. Non si è riusciti nemmeno a fare una lista per le regionali, l’anno scorso. E su quattro consiglieri municipali eletti nel 2008 tre hanno lasciato il movimento. Ne è rimasto uno solo, ma lavora con mille difficoltà, non è supportato da nessuno.
Il non-statuto in teoria dovrebbe garantire il fatto che il movimento è una continua creazione dal basso, in realtà l’asssenza di regole crea risultati differenziati e non sempre positivi. Si produce ad esempio la stasi di cui ti parlavo qui a Roma, ma anche il fatto che le primarie a volte si fanno e a volte no. Ma soprattutto, in questa assenza di regole alla fine tutti i ragazzi si sentono vincolati alle dichiarazioni di Beppe e del suo blog. E gli imbarazzi non mancano. Basta un’affermazione di Grillo per mandare in frantumi il lavoro di mesi di centinaia di ragazzi».
E alla domanda Quando si mette a litigare con altre voci della coscienza civile e dell’opposizione italiana, da Saviano a De Magistris, fino a Sonia Alfano?
Risponde così: «Sì, l’isolamento in cui si è rinchiuso Grillo è un’altra questione calda. Ed è un limite enorme il fatto che lui non scenda mai al confronto con nessuno, specie con il resto della politica».
Ognuno si lavi i propri panni sporchi in casa. Ai nostri ci pensiamo noi. Grazie.
Mirko Solinas
Tutti grandi commentatori, personaggi come Grillo che fanno dei loro buoni risultati l'anti politica, personaggi come Di Pietro nati per opporsi e il Pd e Bersani che incassano colpi bassi e alti ogni giorno.
Italia dei Valori, per esempio, chiede una coalizione di centrosinistra e dopo due minuti il loro leader sta parlando male del PD a qualche giornalista sapendo che nell'ultima tornata elettorale hanno raggiunto il minimo storico dei voti.
Ma ecco che questi grandi predicatori perfetti devono cambiare mestiere. E già, direbbe Vasco, voi siamo ancora qua. Ancora qua a parlare del Pd e di non preoccuparsi delle vicende interne. Perché ricordiamo che Idv oltre ad aver candidato Scilipoti, oltre Di Pietro che firma un ddl sull'acqua e che successivamente chiede un referendum per abrogarlo, oltre al fatto che poco prima della votazione in aula dell'accorparmento delle amministrative col referendum, è di oggi la notizia di un Bunga Bunga made Idv.
Anche l'Italia dei Valori con il suo ex coordinatore regionale pugliese e attuale deputato, Pierfelice Zazzera e un suo senatore tra i più in vista, Stefano Pedica. La denuncia sarebbe partita dall'ex responsabile dell'Osservatorio pugliese dell'IdV sulla Legalità, Michele Cagnazzo. Zazzera avrebbe promesso l'assunzione di una giovane tarantina laureata in legge presso l'Ufficio legislativo del Parlamento. La denuncia parla poi di incontri, messaggi e appuntamenti "clandestini" in un albergo a Massafra, in provincia di Taranto. Una volta a Roma, invece, gli incontri tra i due si sarebbero verificati presso l'appartamento privato di Zazzera che non nega ma spiega: "era necessaria la presenza di lei sia perché consegnasse il curriculum sia per sottoscrivere alcune domande o moduli, insomma documenti finalizzati a perfezionare un rapporto di lavoro". A questo punto sarebbe entrata la figura del senatore Pedica: "anche lui avrebbe messo una buona parola". [Fonte Diritto di Critica, L'Espresso e vari quotidiani della maggioranza]
Non solo Idv, anche Grillo ha le sue gatte da pelare, oggi sul blog de l'Espresso viene pubblicata un'intervista alla candidata sindaco a Roma di M5S Serenetta Monti che attacca pesantemente sia Grillo che il Movimento. Ecco il link http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/17/serenetta-beppe-e-il-m5s/
L'ex candidata sindaco, portatrice di 44 mila voti, spara subito grosso «In realtà nel novembre del 2008 ho iniziato ad allontanarmi e non per motivi da poco. C’era ormai un clima molto particolare, anche all’interno del movimento non sono mancati gli attacchi, il mio buon risultato elettorale non era andato giù a qualcuno. Era stata una sorpresa, quel 2,7 per cento, anche per me. Tra l’altro avevamo fatto una campagna molto basica, porta a porta, volantini, una presenza di Beppe molto più ridotta rispetto a quello che è successo alle ultime amministrative con il M5S. Poi la situazione è cambiata.
Il movimento vicino a Beppe Grillo qui a Roma è entrato in una stasi che è sotto gli occhi di tutti anche adesso. Sul territorio non fa campagne da tempo, a parte l’ultima per i referendum. Disoccupazione, precariato, casa, bilancio comunale: tutti questi temi sono stati abbandonati. Non si è riusciti nemmeno a fare una lista per le regionali, l’anno scorso. E su quattro consiglieri municipali eletti nel 2008 tre hanno lasciato il movimento. Ne è rimasto uno solo, ma lavora con mille difficoltà, non è supportato da nessuno.
Il non-statuto in teoria dovrebbe garantire il fatto che il movimento è una continua creazione dal basso, in realtà l’asssenza di regole crea risultati differenziati e non sempre positivi. Si produce ad esempio la stasi di cui ti parlavo qui a Roma, ma anche il fatto che le primarie a volte si fanno e a volte no. Ma soprattutto, in questa assenza di regole alla fine tutti i ragazzi si sentono vincolati alle dichiarazioni di Beppe e del suo blog. E gli imbarazzi non mancano. Basta un’affermazione di Grillo per mandare in frantumi il lavoro di mesi di centinaia di ragazzi».
E alla domanda Quando si mette a litigare con altre voci della coscienza civile e dell’opposizione italiana, da Saviano a De Magistris, fino a Sonia Alfano?
Risponde così: «Sì, l’isolamento in cui si è rinchiuso Grillo è un’altra questione calda. Ed è un limite enorme il fatto che lui non scenda mai al confronto con nessuno, specie con il resto della politica».
Ognuno si lavi i propri panni sporchi in casa. Ai nostri ci pensiamo noi. Grazie.
Mirko Solinas
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