19/07/13

Il mio intervento in direzione regionale

Intervengo per la prima volta in direzione regionale e lo faccio nel peggior momento politico del partito, sia per la situazione nazionale sia per quella regionale.

Io vorrei capire come pensate di affrontare la prossima campagna elettorale per le regionali, e soprattutto come pensate di dimostrare di essere alternativi al centrodestra e a Cappellacci.

Noi siamo quel partito che impallina Prodi per vendicare Marini, obbliga la Idem a dimettersi per un ravvedimento operoso e salva Alfano perché non sa cosa succede nel suo decastero andando contro l’articolo 95 della Costituzione. E poi c’è anche chi ha il coraggio di parlare di visibilità verso chi critica queste cose.

E non sto qui a raccontare tutta la vicenda dal giorno delle elezioni a oggi, anche se in molti continuano a far finta di non saperla.

Non ho ancora capito se questo partito è commissariato da Napolitano o da Berlusconi e soprattutto non ho capito se c’è già qualcuno che ha chiesto ad Alfano di candidarsi al congresso del PD, visto che è l’unico uomo che tiene il partito unito.

Quanto è successo con le due donne kazake va contro la violazione dei diritti umani, è arrivato persino il monito dell’Onu. Votare contro la sfiducia ad Alfano ha dell’incredibile. Ditemi se siete disposti anche a votare che Ruby è la nipote di Mubarack in nome della responsabilità.

E poi c’è il discorso regionale. Sentire i renziani, che dicono di non essere un’area ma puntualmente si prestano al manuale Cencelli occupando scranni nelle segreterie, nel governo e nel sottogoverno, che chiedono le dimissioni del segretario mi fa sorridere. Non voglio metterla sul personale, ma ricordo l’intervento del renziano Chicco Porcu che disse di volere prima le primarie e poi il congresso. Questo è un attacco politico utile a cercare visibilità, a mettere una bandierina per dire che ci siete anche voi dopo che siete stati in silenzio per mesi. E mi viene da sorridere che a fare i renziani rottamatori siano due dei consiglieri regionali più longevi. Faccio finta di capire che dalla riunione di area di Tramatza siate andati oltre l’elaborazione di un documento con richiesta di dimissioni del segretario a tre mesi dal congresso. Lo spero. Perché io non sono renziano ma quando si fa la Leopolda si parla di tutto tranne di dimissioni del segretario.

Sulle dimissioni della Presidente c’è tanto da dire. Io ne condivido le motivazioni e i sentimenti di quella lettera, che sono i sentimenti di molti democratici, ma non condivido le dimissioni. Mi sono spesso scontrato con la Presidente e sempre pubblicamente. La ritengo responsabile come gli altri dirigenti ma entrando nel merito della questione non posso darle torto, anzi. Le cose si cambiano cambiandole e non scappandone. Il problema, cari dirigenti e caro segretario, è che se si dimette la Presidente c’è un impatto mediatico forte ma vi siete mai accorti di tutti quelli che non hanno più rinnovato la tessera? Abbiamo perso il 50% dei tesserati da quando c’erano i Ds e la Margherita, poi vabbè c’è chi da le colpe alle primarie. Ci sono delle inesattezze nella lettera, come sugli F-35 che non sono stati acquistati ma il PD non ha neanche detto non li compriamo più.  E questo è il messaggio che passa.

Nel famoso patto che ci avete fatto firmare alle primarie c’era scritto chiaramente che la coalizione di Italia Bene Comune avrebbe bloccato l’acquisto dei cacciabombardieri, che per qualcuno erano elicotteri antincendio.

Ma vado oltre le critiche, come sempre. Io vorrei evitare che queste primarie non diventino l’ennesimo scontro tra bande e soprattutto tra candidati. Non vorrei che si cadesse sul personale. Non vorrei che ci sia uno scontro come quello tra Renzi e Bersani. Vorrei che fossero anche le primarie delle idee e quindi chiedo a te, Segretario che sei il portavoce nella coalizione, di definire un regolamento e cinque temi da mettere al voto insieme alle primarie. Fare un referendum e dare un indirizzo politico su cinque temi e così li evitiamo anche al congresso. Perché gli elettori vogliono essere coinvolti, e non solo sulla scelta del premier. Abbiamo bisogno di parlare di temi, lo ripetete ogni volta. Questa è l’occasione, non lasciamocela sfuggire.

lL PD SECONDO RENZI.

Mi dicono di non conoscere che Partito Democratico vorrebbe Renzi. A me? Capito?
In effetti siamo in pochi a capirlo e non perché Matteo ne abbia mai parlato, semplicemente per deduzioni, se sai che forma partitica vorrebbe Renzi è perché lo segui assiduamente e perché vai oltre alle sue "metafore".

Renzi semplicemente vorrebbe un PD all'americana. Generico? Macché, spiego meglio.

1. Finanziamenti privati.
Renzi è stato uno di quelli che ha il copyright sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in favore di quello privato. Un po', casualmente, come funziona negli Stati Uniti. Poi prendo l'elenco dei finanziatori di Renzi delle primarie e trovo singoli cittadini che gli regalano 100 mila euro e qualche migliaio di cittadini che, sommando i pochi euro versati (sotto i 50 euro) non arrivano a un terzo dei 100 mila euro versati dall'uomo dell'alta finanza.

2. Il partito come comitato elettorale.
Negli Stati Uniti i partiti vengono aperti e chiusi per la campagna elettorale, dalle primarie all'esito delle elezioni. È il modello che vorrebbe Renzi, senza organismi dirigenti (li evita o abbandona le riunioni a metà) e con uno statuto snello e liquido.

3. Il partito ad personam.
Vorrebbe un partito maggiormente individualista, così come era predisposta la sua campagna elettorale delle primarie. Questo modello è tutto americano, ma Renzi dimentica che già la maggior parte degli altri partiti italiani sono molto più individualisti del Partito Democratico.

4. Il Segretario e il premier.
Su questo punto Renzi cambia idea ogni giorno. Negli Stati Uniti il presidente del partito organizza le primarie, convoca il congresso (presentazione del leader alla nazione), raccoglie i fondi e fa da assistente al candidato premier. Mentre il Presidente degli Stati Uniti è il leader del proprio partito.

Ecco perché ritengo che Renzi vuò fa' il PD americano.



18/07/13

Io insisto: Idem vs Alfano

Io insisto su questo paragone tra l'ex ministro Josefa Idem e il ministro e vicepremier Angelino Alfano. Insisto perché vedo un'ingiustizia sia nei confronti dell'Italia sia nei confronti della Idem. E insisto perché quando si crea un precedente poi ci sono le conseguenze. Sarebbe come se un arbitro espellesse un giocatore per proteste mentre per un fallo da ultimo uomo nemmeno fischia il fallo.

La situazione è diventata surreale.
La domanda è una, perché la Idem sì e Alfano no? Eppure i tempi non sono cambiati, il premier è lo stesso e i partiti che stanno in maggioranza sono sempre quelli. 
Provo a fare un'analisi. 

1. Il ruolo al momento dell'irregolarità.
La Idem, al momento dell'irregolarità, non era ancora ministro. Alfano invece sì. Di conseguenza le dimissioni di Alfano sarebbero più logiche. 

2. Responsabilità diretta e indiretta.
La Idem non era a conoscenza dell'irregolarità in quanto si è appoggiata a un libero professionista per il calcolo dell'Imu. Accertata l'irregolarità (un errore tecnico che viene compiuto spesso ma per cui non sono previste sanzioni o pene) la Idem ha subito saldato con un ravvedimento operoso l'irregolarità. Di conseguenza la Idem ha una responsabilità indiretta in quanto non è stata lei in prima persona a calcolare l'Imu.
Alfano, secondo la Costituzione, è responsabile di tutto ciò che accade al decastero che lui governa. 
i ministri sono responsabili, collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro decasteri.  (Art.95 della Costituzione) 
A differenza della Idem, Alfano ha la responsabilità diretta.

3. Sessismo?
La domanda sorge spontanea, e se Josefa si chiamasse Josefh? Penso che ci sia anche una sorta di sessismo nella differenza di trattamento tra i due ministri.

4. Perché non è stata minacciata la caduta del governo?
Quasi quasi il Partito Democratico ha dato l'immagine di voler far fuori il suo ministro e invece di volersi tenere stretto il ministro del PDL. Nessuno ha minacciato la caduta del governo. Anche qui si nota la disparità tra PD e PDL. E anche qui è facilmente dimostrabile che questo governo è sotto ricatto.

5. Chi se ne frega delle Pari Opportunità?
Letta ha dimostrato che delle Pari Opportunità se ne può fare a meno. Spinge il ministro Idem a dimettersi e poi non nomina nessun ministro, consegna le deleghe al viceministro del lavoro Guerra.

Ora il parlamento ha due strade: o sfiducia Alfano e sinceramente sarei soddisfatto. Oppure tiene Alfano ministro ma a questo punto deve essere ripristinato il ruolo di Josefa Idem. Oppure pensavano seriamente che dopo le dimissioni forzate della Idem in futuro ci saremmo dimenticati del caso?





17/07/13

Chi poteva evitare di dimettersi è la sola Josefa.

È più grave non controllare il proprio commercialista che il proprio ministero.

È più grave sbagliare il calcolo dell'Imu che rispedire al mittente due donne kazake nelle mani dei persecutori. 

Che se sbagli come ministro ti fanno una mozione di sfiducia, se sbagli (forse) come privato cittadino ti invitano a dimetterti, tutti. Soprattutto il tuo partito.

Che ci stiamo dimenticando del razzista con il ministro e di quello che scambia elicotteri antincendio con caccia bombardieri.

E che forse forse quella che ha fatto il ravvedimento operoso, tra tutti questi, è l'unica che poteva non dimettersi.


16/07/13

Un ministro alle Pari Opportunità, se non ora quando?

Mentre l'Italia si divide in mozioni favorevoli e sfavorevoli a Miss Italia, nessuno si indigna per l'assenza nel governo di un ministro alle Pari Opportunità.

Dopo le dimissioni forzate di Josefa Idem, il premier Letta ha deciso di distribuire le sue deleghe agli altri ministri. Le politiche giovanili sono andate al ministro Kyenge, quelle dello Sport a Delrio e a Biancofiore e le Pari opportunità al viceministro del lavoro Guerra.

Le battaglie possono essere portate avanti al di là del fatto che non c'è un ministro alle pari opportunità, ma ci sono tantissime disparità che affliggono trasversalmente i mondi del lavoro, della politica e della società e le classifiche solo del mondo occidentale ci danno sempre tra gli ultimi.

Il ministro Idem in pochi giorni aveva avviato una task force e un osservatorio che riguarda la violenza sulle donne e il femminicidio, inoltre era riuscita a far parlare tanto dentro e fuori dal parlamento di pari opportunità. Ora questo eccellente avvio dei lavori rischia di essere bloccato.

C'è l'urgenza di migliorare la legge sullo stalking di Mara Carfagna (che se ne dica, ottima ministra delle pari opportunità), incentivare il lavoro femminile, aumentare gli asili nido e diminuire i costi, incentivare la partecipazione politica delle donne e tanto altro.

In un momento di crisi come questo c'è la necessità di favorire la partecipazione delle donne nei cda e nella politica, e i dati dimostrano che quando almeno il 50% sono donne le cose vanno necessariamente meglio. Bisogna immediatamente investire sulle donne.

Questo che hanno dato Letta, il governo e i partiti che lo sostengono, è un messaggio sbagliato e lo snobismo  porterà a un regresso del mondo femminile nella società. Ecco perché è necessario dare questa delega a un ministro che si occupi solo di questo e che mandi avanti il programma iniziato dalla Idem. Se non ora, quando?


Miss Italia. La Boldrini si è persa.

Non ho mai seguito Miss Italia alla Rai e perciò la chiusura del programma mi provoca indifferenza.

Ricordo ancora quando qualcuno si permise di dire che per evitare violenze e femminicidi, le donne avrebbero dovuto rinunciare alla minigonna, ai tacchi, al rossetto e rincasare entro mezzanotte.
Nacque una feroce polemica dove le stesse donne si difesero e chiesero la libertà di essere donne.

La Boldrini parla di una scelta civile e moderna perché le donne possono esprimere il loro talento anche in altri modi. Civile e moderna perché non ci saranno più un centinaio di donne svestite con un numeretto. La Boldrini sta sostenendo la teoria del paragrafo di sopra, che se la donna non provocasse non ci sarebbero violenze.
Provo una profonda tristezza nelle parole della Boldrini.

La bellezza non deve essere motivo di schiavitù, le donne dovevano tenere questo spazio di libertà per dimostrare che la bellezza non alimenta la violenza. Perché c'è un limite enorme tra il mostrare la propria bellezza ed essere volgari. Perché in spiaggia il burqa non si usa e la pallavolo non si fa con i pantaloni lunghi, eppure non si registrano casi di violenza in spiaggia o in un campo di pallavolo.

Le violenze si consumano maggiormente in famiglia. E non mentre trasmettono Miss Italia.

La moralità, secondo la Boldrini, è censurare la bellezza. Poi però ci ritroviamo chiuso il ministero delle Pari Opportunità e non si modifica la legge sullo stalking di Mara Carfagna (a cui comunque va atto di aver scritto una legge storica per l'Italia). Oppure ci sarebbe da parlare della disparità di genere nel mondo del lavoro, nella politica e nella famiglia.

Ma soprattutto siamo sicuri che la Rai abbia rinunciato al concorsone di bellezza per moralità? O non se lo fila più nessuno, Miss Italia, e quindi non ci sarebbero abbastanza entrate pubblicitarie?

Insomma, sarebbe bene che la Boldrini mettesse in ordine le sue idee sulla libertà della donna. Non sono uno che giudica una persona per l'aspetto fisico, ma la Boldrini parte dal presupposto che chi partecipa a Miss Italia non abbia altri talenti e forse forse in torto è lei e non io.



15/07/13

La teoria renziana sulla cosa pubblica, sbagliata.

Non devo star qui a spiegare che non sono un renziano, anche se rimango molto obiettivo nei suoi confronti. Sto ancora ascoltando il suo intervento pubblico alla festa democratica di Carpi. Sorvolo su tutto il resto e mi concentro su una cosa che ribadisce da sempre sui finanziamenti pubblici ai partiti (che poi sono rimborsi elettorali, vabbè).

Matteo insiste sul fatto che siccome i partiti hanno usato male i finanziamenti pubblici (è vero, ma questo qualunquismo usato anche verso chi si fa certificare i bilanci è una roba che non gli fa onore) bisogna abolirli. Che è un po' la teoria che usa e si usa per le province.

Matteo però sta agevolando il radicamento di una teoria sbagliata, abolire uno strumento per uso sbagliato dell'essere umano.
Secondo Matteo, se un infermiere fa troppe pause caffè bisogna chiudere l'ospedale? Oppure se un carabiniere non arresta lo spacciatore bisogna chiudere la caserma? Se la professoressa non riesce a spiegare le derivate, aboliamo l'algebra o chiudiamo la scuola?
E a tutti i comuni in deficit che facciamo?

No caro Renzi, è completamente sbagliata la tua teoria. Se vuoi abolire i finanziamenti (e potrei anche convincermi che sia una cosa giusta) serve una motivazione più profonda e meno qualunquista. Potrei pensare che in periodo di crisi dove si fanno tanti sacrifici anche i partiti devono fare i sacrifici. Ma se poi citi casi di sbagliato uso dei fondi ai gruppi per giustificare la teoria dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti allora è anche disonestà intellettuale.





14/07/13

Alla violenza non si risponde con la violenza.

Al forum immigrazione di sabato scorso ricordo la fermezza con cui il ministro Kyenge chiese ai presenti di non usare la violenza per rispondere alla violenza. Ci disse di indignarci come italiani per gli insulti di stampo razzista provenienti dal nord verde perché quelle parole offendevano l'Italia e non il ministro. Ci supplicò di imporre un nuovo linguaggio politico e di iniziare da noi stessi.

Oggi è arrivato un nuovo attacco razzista dal nord e mentre la Cecile risponde in maniera pacata, gli altri hanno usato lo stesso linguaggio di Calderoli.
E sta tutto qui il problema. Rispondere con la violenza alla violenza.

Il razzismo deve essere ripudiato, e la giustificazione della battuta ironica è la forma più pericolosa di razzismo. È il Calderoli che c'è in noi che mi preoccupa. Un razzismo che nasce dai luoghi comuni, il bambino rom fa l'elemosina, il rumeno ruba, l'africano puzza, ci rubano il lavoro e le donne, i rom girano in Ferrari ecc ecc. 
Dobbiamo ripartire da qui, subito. Fermare i luoghi comuni per fermare il razzismo.

E dobbiamo imparare a non essere come loro. Perché la battutina su Brunetta l'abbiamo fatta tutti, perché qualsiasi donna del PDL diventa una puttana per gli uomini e soprattutto le donne di centrosinistra. Perché Calderoli è lo specchio di una società malata che nega di essere tale ma che in fonda sa di essere così.

È ovvio che da Calderoli mi aspettio le dimissioni, ma dal Partito Democratico mi aspetto un'accelerata sullo Ius Soli.

Dobbiamo indignarci ma farci anche l'esame di coscienza. Dobbiamo migliorarci immediatamente perché oggi c'è passata la Kyenge, ma ieri ci sono passate la Bindi e la Carfagna, e anche Brunetta.


13/07/13

Vorrei che Alfano e Bonino si fossero dimenticati di pagare l'ICI.

Che l'Italia fosse una roba strana non vi era alcun dubbio. Prendiamo il caso dell'ex ministro Josefa Idem, portata mediaticamente e politicamente alle dimissioni perché non aveva pagato l'ICI. Un dettaglio emerso soltanto con un ravvedimento operoso, cioè aveva sanato la morosità. E ricordiamo anche che la Idem pagava un libero professionista per queste cose tecniche di cui lei non si occupava in prima persona.

Poi succede che due donne kazake, Alma Shalabayeva e sua figlia Alua di 6 anni, vengono espulse dall'Italia. Si tratta della moglie e della figlia di un rifugiato politico kazako. La donna e la figlia godevano dell'immunità diplomatica. L'Huffington Post spiega bene, nei dettagli, tutta la vicenda.

Un caso diplomatico internazionale e politico gravissimo che come minimo dovrebbe portare le dimissioni dei ministri competenti, ossia il ministro dell'Interno Angelino Alfano e il ministro degli Esteri Emma Bonino. E invece no. Per chiedere le dimissioni a un ministro in Italia bisogna essere morosi con il Comune di appartenenza per un mancato pagamento dell'ICI.

Ecco, il mio sogno è che Alfano e Bonino siano morosi con i loro comuni dove risiedono. Perché questi sono i casi politici dove si chiedono le dimissioni, mica quando si mette a rischio la vita di due donne infrangendo i loro diritti.


12/07/13

Se il PD avesse fatto il PDL, anche se solo per finta.

Ne parlo per l'ultima volta di questa roba, giuro.
Due giorni fa il Parlamento della Repubblica italiana (così fa più gassosa) è stato bloccato per tre ore per via del PDL (con i voti del PD e di Lista Civica) perché aveva la necessità di riunire i gruppi parlamentari, non per parlare di disoccupazione ma del processo in Cassazione del leader Silvio Berlusconi.

Io, personalmente e in grado di intendere e di volere, reputo il voto favorevole di due giorni fa più grave dei vari impallinamenti durante le votazioni del Presidente della Repubblica o Formigoni presidente della commissione Agricoltura.
Questo voto ha un valore simbolico che i capigruppo Speranza e Zanda, in accordo con Franceschini e Epifani, in accordo con i portatori insani di parlamentari del PD, hanno sottovalutato.
Difatti con questo voto il Partito Democratico ha dato pieno sostegno alla battaglia contro la magistratura del Popolo delle Libertà in difesa di Silvio Berlusconi. Venti anni di battaglie andate in fumo con un voto, questo voto.

E hanno voglia Speranza e Zanda di mandare lettere. Nessuno vuole vietare al PDL di prendere qualche ora di riflessione per i loro problemi interni. Il problema è che volevano tre giorni di riflessione, una sorta di #OccupyParlamento. E il problema è soprattutto il motivo della riflessione. Visto che Franceschini ha fatto da pontiere e ha ottenuto tre ore (rimane una grande sconfitta) doveva fare una manovra diversa.

Non lo dico con il senno di poi. Doveva convincere il PDL a trovare un'altra motivazione. Fine. Per esempio, c'era il decreto Ilva. Il Partito Democratico, in accordo segreto con il PDL, poteva proporre una qualsiasi cosa sull'Ilva che mettesse in crisi il PDL stesso e quindi da questa mossa concordata poteva nascere la richiesta di sospensione dei lavori in aula. E nessuno si sarebbe lamentato (nemmeno quelle merde del PD, così come sono stati definiti gli astenuti e gli assenti del PD da altri esponenti dello stesso partito) contro la sospensione in aula. Anzi, il PDL poteva ottenere anche un giorno di sospensione.

È tutto spiegabile così, il PD per un giorno doveva fare il PDL. Anche se solo per finta.