22/01/12

#Parteciparie


Secondo me Bersani non ha capito ancora bene cosa sono le Primarie. Forse è la parola stessa che urta, Primarie. Cioè le Primarie vengono prima del Primo del partito in ordine gerarchico? Quindi, non chiamiamole più primarie, ma “parteciparie” (copyright del sottoscritto.)
La proposta di una riforma elettorale non esclude l’approvazione delle primarie con il “porcellum”.



Tre considerazioni:
  • -          Berlusconi può staccare la spina quando vuole al Governo Monti, se questo accadesse si andrebbe a votare con il Porcellum e senza Primarie.
  • -          Il fatto che gli altri partiti non adopereranno le Primarie per la scelta dei loro rappresentanti deve incrementare il bisogno per il PD in quanto potremo avvicinare molti più elettori e recuperare proprio dalla zona grigia, quella degli astenuti e indecisi.
  • -          Bersani e i suoi alleati interni prendono tempo per poi spartirsi i posti. Del segretario possiamo anche fidarci. Ma chi si fida di Berlusconi che può sfiduciare Monti quando vuole?

Si continua a parlarne nei giornali e non in assemblea.  È un atto gravissimo. Il PD Sardo prosegue su questa strada e invitiamo Prossima Italia e OccupyPD a seguirci da vicino.

10/01/12

Strumenti innovativi per la trasparenza, la partecipazione, il lavoro e il miglioramento dell’efficienza nella pubblica amministrazione


1 Open government
Trasparenza, condivisione, apertura, dialogo. Sono termini che si possono racchiudere in un unico termine OPEN GOVERNMENT. Pensate, l’O.G. è stata la prima azione di governo fatta da Barack Obama nel 2009. Questo provvedimento prevede che tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello stato debbano essere aperte e disponibili, al fine di favorire azioni efficaci e garantire un controllo pubblico sull’operato della pubblica amministrazione e delle attività di governo.
Il primo concetto, l’apertura, fa riferimento alla capacità di enti e istituzioni pubbliche di ridefinire le modalità di approccio e relazione con i cittadini e le comunità locali, rispetto agli schemi burocratici tradizionali.  Tali modalità si realizzano attraverso forme di interazione basate su bidirezionalità, condivisione e partecipazione ai processi decisionali dell’amministrazione, attuabili mediante i nuovi strumenti digitali. Secondo il concetto di trasparenza, le amministrazioni sono chiamate a consentire, stimolare e facilitare i cittadini nelle attività di controllo continuo dei processi decisionali all’interno delle istituzioni, a tutti i livelli amministrativi e attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Badate, la “trasparenza” di un’amministrazione è connessa alla libertà di accesso ai dati e alle informazioni amministrative da parte dei cittadini, nonché alla condivisione di documenti, saperi e conoscenze tra istituzioni e comunità locale.

Infatti, tre sono i principi “open” ispiratori della gestione pubblica che gli enti pubblici americani devono rispettare:
- Trasparenza: le istituzioni sono chiamate a fornire ai cittadini dati e informazioni sulle decisioni prese e sul proprio operato. L’obiettivo del modello “open” USA è quello di creare un sistema di fiducia all’interno della comunità locale nei confronti dell’operato e delle scelte compiute dagli Enti americani;
- Partecipazione: l’intelligenza collettiva e la collaborazione tra istituzioni e cittadini nei processi decisionali rappresenta uno dei nodi centrali del modello americano. In questo caso la finalità da perseguire è il miglioramento della qualità delle scelte politico-amministrative degli enti pubblici, attraverso la proposta di interventi che siano effettivamente legati alle esigenze e necessità dei cittadini;
- Collaborazione: nel modello “open” d’oltreoceano le istituzioni non sono intese come strutture a se stanti, ma soggetti inseriti all’interno di una rete collaborativa e partecipata composta da enti pubblici, organizzazioni no-profit e comunità di cittadini.

Il significato principale che intendo dare all’open government è sintetizzabile in un concetto: essendo noi giovani la futura classe dirigente è indispensabile che ci facciamo portatori “sani” di questo strumento. A questo scopo come giovane del PD propongo che il partito dedichi una tappa della Conferenza programmatica per far conoscere agli amministratori locali l’esistenza di questo strumento innovativo e lo renda praticabile.


2 Open Data
L’Open data è la pubblicazione su internet dei dati prodotti dagli enti governativi in formato aperto e riutilizzabili da cittadini, imprese e altre pubbliche amministrazioni. Questo strumento è diventato uno degli aspetti più caratterizzanti dell’Open government.

I dati aperti, non solo fanno proprie tutte le caratteristiche dell’Open government, ma grazie anche alle dinamiche della rete e allo sviluppo di applicazioni che li riutilizzano in maniera creativa diventano volano di sviluppo economico. Attraverso questo processo al classico ruolo del decisore pubblico visto come erogatore di servizi, è aggiunta una nuova funzione di facilitatore e garante del processo di innovazione.

L’apertura dei dati pubblici quindi risponde a molteplici finalità:
- rendere l'amministrazione trasparente, attraverso la diffusione delle informazioni relative al suo funzionamento (ad esempio quelle relative alla spesa pubblica);
- migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso nuovi servizi più aderenti alle esigenze degli utenti;
- nella Società dell’informazione la possibilità di accesso ai dati aperti diventa volano di sviluppo economico attraverso il riuso dei dati in maniera creativa (a questo proposito si pensi ad esempio al mercato in crescita delle applicazioni per piattaforme mobile)

Pensate se lo Stato rendesse pubblico il dato esatto relativo agli stipendi dei parlamentari. Nessuno giocherebbe a sparare al rialzo, o al ribasso.

Come giovane attivista del PD propongo al partito di rendere pubblici i dati e di favorire questo processo nella pubblica amministrazione. Ad esempio, come cittadino se io volessi sapere quanto le scuole pubbliche spendano all’anno per il rinnovo delle licenze non ho possibilità di avere una risposta. Se il dato fosse disponibile, potrei proporre un’azione specifica per favorire il risparmio delle risorse pubbliche nell’acquisto delle licenze software.


3 Open Source
Il primo vero Open è stato quello Source. L’open source è stata una vera propria innovazione, non solo in campo informatico. La filosofia è la condivisione della conoscenza. Infatti l’open source ha come obiettivo quello della diffusione del codice sorgente insieme al software in modo tale che appassionati e programmatori possano modificarne la struttura così da renderlo migliore e più efficace.  Oltre a questo, l’open source potrebbe fare la fortuna di scuole, pubbliche amministrazioni e privati. Difatti si parla di software gratuiti e di qualità. Capisco che la parola gratis è poco usata in questo periodo ma si potrebbero risparmiare milioni di euro. Denaro pubblico esattamente. Qualità a costo zero, o piccoli costi per la manutenzione. Un esperimento andato a buon fine nella pubblica amministrazione pugliese e nelle scuole elementari italiane della provincia di Bolzano. Risparmi del 90%. Inoltre sistemi operativi come Linux sono in grado di funzionare perfettamente in computer vecchi e quindi si eviterebbe la spesa della sostituzione dei computer stessi con computer nuovi. Purtroppo non sono riuscito a recuperare dati sui costi del rinnovo licenze e acquisto di nuovi pc della scuola sarda e della pubblica amministrazione sarda. Ma vi posso fornire un dato che può far riflettere: la società per azioni Tiscali di Renato Soru ha sostituito il software Microsoft Office con  K-Office realizzando un risparmio di 300 mila euro annui. Sicuramente Tiscali ha molti meno computer delle scuole e PP. AA in Sardegna. In un momento di crisi economica dove le aziende chiudono battenti e dove PP. AA. e istruzione si ritrovano con tagli enormi, penso che l’open source potrebbe essere di grande aiuto. 

Pertanto, auspico che il PD, attraverso i suoi amministratori, sviluppi le conoscenze sull’open source e le renda praticabili, partendo dal piccolo, ad esempio nelle scuole, nei Comuni, sino ad arrivare alla Regione.

Conclusioni
Riepilogando, propongo di sviluppare connessioni fra gli strumenti open e il lavoro:
-       attraverso l’open source si riducono i costi di gestione per le aziende e si liberano risorse che possono essere impegnate per migliorare i servizi;  
-       attraverso l’open data e quindi della diffusione delle informazioni pubbliche relative ad analisi di mercato, della società, di servizi specifici, si possono individuare gli anelli deboli nel funzionamento dei servizi pubblici. Questi  possono essere colmati con servizi privati, e quindi avrebbe come effetto la creazione di lavoro.

Inoltre, gli strumenti open contribuiscono all’ottimizzazione della spesa pubblica: se un ente pubblico ha già svolto una ricerca e ha prodotto dati su un determinato ambito, questi dati dovrebbero essere resi pubblici e quindi utilizzabili da altri, così da non duplicare la spesa.

Infine, l’open government permette alle amministrazioni e ai governi di collaborare con la società civile rendendola partecipe della gestione della cosa pubblica, attuando così i principi cardine della democrazia: la trasparenza, la collaborazione, la partecipazione.

Chiudo la mia comunicazione con un auspicio: che il partito si faccia interprete degli strumenti open con l’ausilio di noi giovani protagonisti.

I giovani del PD e le venti proposte contro i castosauri - Sardegna 24 (07 Gennaio 2012) di Pablo Sole

Le nuove leve reclamano spazio e invitano notabili e capibastone a farsi da parte: "Il partito deve puntare sul rinnovamento o morirà"


Cagliari. "Il modo di lavorare del partito è fermo a dieci, o forse venti, anni fa. I tempi cambiano, il mondo si rinnova, la società si innova. Per questo riteniamo che nel 2012 serva un nuovo modo di fare politica. E lo proponiamo noi giovani". Comincia così l'appello-proposta lanciato da quattro giovani del Pd Sardo Mirko Solinas, Alessandra Pili, Luca Pirisi e Federico Porcu. Vale a dire una parte degli animatori della conferenza programmatica del Pd "Sardegna: è una regione per giovani?" Il punto di partenza? L'abbecedario del Pd secondo i quattro giovani militanti. "Ripartiamo dal basso, dall'alfabeto, come nelle scuole elementari. La politica non può andare avanti con circa il 30 per cento di italiani astenuti. La politica con solo la politica non ha futuro, ha bisogno di un partner: la società civile. Da qui dobbiamo ripartire, da qui siamo ripartiti". E dunque:

A come Apertura. Il Partito Democratico deve aprire le porte a tutti, la società è pieno di intelligenze e il partito le deve mettere a disposizione della società.

B come Benetutti. E’ l’ultimo sindaco in ordine di tempo ad essere vittima di un attentato. Combatteremo la violenza verso chiunque.

C come Collaborazione. Se le amministrazioni si avvalessero della collaborazione dei cittadini si otterrebbero risultati migliori. Vogliamo importare l’Open Government.

D come Donne, l'altra metà del cielo che non vuole stare alla finestra a guardare. 

E come Esempio. Quello che la politica deve dare. La credibilità è andata persa e abbiamo la necessità di riacquistarla. Abbiamo a disposizione nuovi strumenti, usiamoli.

F come Fisco 2.0. Se non avessimo l’evasione fiscale le casse italiane si ritroverebbero 150 miliardi in più.

G come Giovani, la speranza, il futuro. I giovani devono uscire dagli schematismi degli adulti. Se ci si vuole candidare come alternativa a questa classe dirigente occorre essere indipendenti. Lo siamo e lo chiediamo a tutti.

H come Habitat, il partito come ambiente per crescere e confrontarsi. Non solo nei circoli, anche sul Web nella totale trasparenza dei Social Network.

I come Immigrati. Non un peso ma una risorsa. Hanno affrontato la fame e la miseria per giungere qua e vivere da essere umani. Dobbiamo elaborare nuove forme di integrazione. Ricordiamo che anche noi abbiamo affrontato umiliazioni nella speranza di un futuro migliore.

L come Lavoro. pari opportunità, piu garanzie, più tutele, meno precarietà. Dignità e crescita. Meno tipi contratti e più contratti.

M come Master & Back, partire, arricchirsi, tornare.

N come Nero, quegli uomini neri fuori sono coloratissimi dentro. Dobbiamo far emergere questa moltitudine di colori. Perché il bianco e il nero appartiene a decine di anni fa. Vogliamo un’Italia a colori, magari in HD.

O come Open, Open Source, Open Data e Open Governament. Condivisione della conoscenza, liberare i dati pubblici che possono aiutare i giovani nella creazione di nuovi servizi per la società. Creare una collaborazione di partecipazione con i civilissimi.

P come Partecipazione, Primarie e Doparie. Sono un metodo di partecipazione. Le vogliamo sempre e ovunque. 

Q come Qualità, in un Paese che non riesce a premiarla. Vogliamo la cultura del merito.

R come Riduzione dei privilegi. Per chiedere sacrifici bisogna essere credibili.

S come Sardegna, leggendo Novecento di Baricco abbiamo capito quanto il piccolo è bello e tuo. Con 88 tasti si possono comporre melodie bellissime. Anche con sei corde. Riprendiamoci la Sardegna. Facciamola crescere.

T come Trasparenza, la politica ha bisogno di essere chiara con i cittadini per ritrovare credibilità.

U come Unità. Invochiamo l’unità del partito sulla base delle idee.

V come Volontà, l'ottimismo della Volontà. Come diceva Gramsci.

Z come Zona Grigia, questa è la meta da raggiungere. E’ qui che sta un terzo dell’elettorato. Coinvolgiamolo, attiriamolo.

09/01/12

Ai democratici garibaldini


Hanno scritto una lettera a Bersani.  
Noi ne abbiamo scritte tante di più, ai civilissimi.
Loro parlano tra di loro,
noi parliamo ai cittadini.
Loro stanno fermi a guardare dalle finestre di via Roma.
Noi guardiamo dalle finestre dei circoli di Benetutti, di Cagliari, di Sassari, di Baradili, di Settimo S. Pietro, di Villacidro, di Alghero, di Sant’Antioco, di Sestu, di Ulassai, di Ales, di Dolianova. Noi apriremo tante altre finestre.
Loro hanno la mimetica per mimetizzarsi ovunque.
Noi siamo rossi. Non rosso comunista, rosso Garibaldino.
Loro resistono, resistono per avere il terzo mandato.
Noi resistiamo ai loro attacchi.
Loro discutono per il Cal e per l’Anci.
Noi discutiamo per l’articolo 18.
Loro sono una minoranza. Non parlo dentro il Partito Democratico o nel gruppo regionale, parlo nella società.
Noi siamo il 99%.
Loro sono ogni giorno sui giornali.
 Noi siamo ogni giorno tra la gente.
Loro costruiscono alleanze tra capi bastone,
noi costruiamo alleanze tra cittadini.
Loro vogliono un congresso,
noi vogliamo una Sardegna diversa.
Loro aspetteranno la risposta di Bersani.
Noi, nel mentre, proseguiremo il nostro viaggio alla scoperta di nuove idee.
Loro osservano noi,
noi osserviamo la Sardegna.
Loro non vogliono le primarie.
Noi vogliamo primarie e doparie.

La battaglia ha inizio.. e l’unico arbitro che accettiamo è il cittadino.
Buon Anno Democratici Garibaldini.

Auguri a..


Auguri al Presidente Milia che sta passando un momento triste e a cui auguro ogni bene.
Auguri a Rossella Urru che sia presto libera.
Auguri ai consiglieri regionali del Pd che credono ancora in Babbo Natale.
Auguri alla segreteria del partito e al Segretario Lai, che stanno svolgendo con passione e impegno un gran lavoro.
Auguri a tutti i militanti del Pd.
Auguri a chi sta costruendo la Prossima Italia e la Prossima Sardegna.
Auguri ai miei dieci capo bastone pd: Diana, Lai, Barracciu, Marroccu, Deiana, Bruno, Castangia, Cabras, Pes, Soru.
Auguri ai miei due capo bastone gd: Alessandra Pili e Federico Porcu.
Auguri ai Gd, comunisti e margheritoni, che svolgeranno il loro congresso nella fredda Mosca.
Auguri a Mondino Schiavone e alle sue tremilacentoventicinque società.
Auguri a Sardegna 24 e L'Unione Sarda.
Auguri ai Parlamentari che proseguiranno il duro lavoro di sacrificio.
Auguri ai sostenitori e ai contrari dell'articolo 18.
Auguri a tutti i disoccupati, a tutti i precari, a tutti i cassintegrati.
Auguri agli amici che in quest'anno mi hanno sostenuto.
Auguri a tutti coloro che mi hanno prestato forza e coraggio e sono rimasti senza.
Auguri a tutti gli amici reali e virtuali.
Auguri a tutti gli arabi che hanno fatto la rivoluzione.
Auguri a Sel e Idv.
Auguri a tutta la comunità senegalese.
Auguri al Segretario Bersani che dovrà incontrare Lotto.
Auguri a Mario Monti che ha evitato il default.
Auguri a chi vincerà le prossime elezioni.
Auguri a Emiliano Deiana e Luca Mereu.
Auguri a Laura Pisano.
Auguri a Ilda Curti.
Auguri anche a Scilipoti.
Auguri alle vostre famiglie.
Auguri ai cattolici e non.
Auguri a Gonnosfanadiga.
Auguri agli juventini, ai cagliaritani e ai JuveDem
Auguri a chi si vuole bene.

20/12/11

Lista Arcobaleno.


E' un periodo nero per l'Italia, lo dissi qualche giorno fa. Neri fascisti che ammazzano Uomini, neri. Torinesi neri dentro che incendiano campi, rom. Nazifascisti Neri che creano liste Nere e ci mettono dentro Donne e Uomini coloratissimi.

Una donna di quella lista penso di conoscerla. Non ho mai avuto occasione di conoscerla di persona. Ho capito, forse, chi è da quello che scrive, da quello che dice. Parlo di Ilda Curti, Democratica. Assessore alle politiche d’integrazione, rigenerazione urbana, arredo decoro e bagni pubblici al Comune di Torino. Ho sempre seguito Ilda nel suo spazio Facebook, ho spesso messo Mi Piace nei suoi post.

Una donna che si batte per i diritti degli immigrati. Lei vuole la moschea a Torino. Questa è la causa per cui è finita nella black list dei NaziBlackItalianMan.

Non la fa' tanto tragica:

Noi siamo di più. Noi appartenenti alla razza umana, intendo. Quelli che si guardano negli occhi e si riconoscono. Siamo di più, ma rischiamo di dimenticarcene. Di abituarci alla banalità del male che come un germe corrode intorno e sgretola i consorzi umani. Dalle singole parole, ai gesti apparentemente innocui fino ai gesti violenti. Non dimentichiamocene. Costruiamo argini, anticorpi, dighe. Tutti i giorni: individualmente, collettivamente, politicamente. Grazie a tutti. Per la solidarietà, l'affetto, lo sdegno. Siamo di più.



Cara Ilda,

non sei sola, no. Siamo in tanti, siamo tutti. Hai presente un pollice che sfiora il suo indice? Ecco togli quello spazio che sta tra quelle due dita, il resto dello spazio siamo tutti noi.

Non ti conosco, non ho mai avuto il piacere di conoscerti. Ti seguo con attenzione su Facebook, per giovani come me sei un modello. Voglio essere anch'io in quella lista, in quella lista colorata perché di nero ha solo l'autore. Voglio essere vicino al tuo nome anche se Curti e Solinas sono lontani anagraficamente. Non voglio che il tuo nome sparisca da quella lista. No. Voglio esserci anch'io, vogliamo esserci tutti.

Di minoranze è pieno il mondo, dentro i partiti, nei parlamenti, nei condomini. Ho sempre rispettato le minoranze, anche perché ne faccio spesso parte, ma questa minoranza nazifascista no.

Siamo tutti fratelli e sorelle, siamo tutti cittadini del mondo. Se toccano te, toccano anche me.
 
La Prossima Italia che voglio è con Ilda Curti e la lista Arcobaleno, ove tutti ne facciamo parte.

Con affetto e la stima di sempre, Mirko Solinas.



19/12/11

Prossima Fermata Sardegna. Un anno fa.

La tessera di partito la rinnovo da circa sette anni. Politica attiva solo da un anno. E se quel diciannove dicembre duemiladieci non fossi andato a Prossima Fermata Sardegna, avrei rinnovato la tessera come gli anni precedenti, la classica tessera passiva.

È stato il periodo più brutto della mia vita. L’infortunio al ginocchio che mi ha costretto a indossare un gesso di venti chili per due mesi. La scomparsa di mio nonno, di quei nonni che ti fanno da papà. Sono periodi bui difficili da superare. Non sapevo, sinceramente, perché ci stessi andando.
Una classica domenica di dicembre, sportiva. Birra e calcio. Il Natale alle porte. Scilipoti e company avevano appena dato la fiducia a Berlusconi.

Ricordo la faticaccia nell’attraversare in stampelle la piazza di Oristano, qualche passo indietro c’era lui. Quell’uomo che poco dopo sarebbe diventato uno dei miei migliori amici (termine non politico). All’ingresso uno di quelli con la faccia da continentale che fumava. Nel cartellino c’era scritto Pippo Civati. Non sapevo chi fosse. L’ho salutato come avrei salutato qualsiasi giovane del PD.
Sempre saltellando con le mie fedelissime stampelle, varcai la porta del teatro Garau e incontrai una donna che un giorno sarebbe diventata la mia migliore amica, Laura.

Mi ricordo di un certo Thomas, dell’immensa Selma, del gentilissimo Gianni, della bionda Giovanna. Avevo avuto persino la prova che Massimo Marini non era un falso profilo, esisteva ed esiste. E poi Luca Mereu, Roberto Mirasola, Daniela Falconi, Alessandra Zidda, Stefano Sotgiu... erano in tanti e belli da ascoltare.
Custodisco ancora gelosamente il pass di Prossima Fermata, anche se Massimo Marini ha una pessima calligrafia e il mio nome è scritto con malavoglia, è appeso in stanza a fianco al dipinto del Che.

Proprio in questi giorni spulciavo i video degli interventi. Ho rivissuto quei momenti. Si è parlato di tutto, in modo costruttivo. Come dimenticare “tutti conoscete Giorgio, i continentali si informino”.  Gallus che parlò di un tema a me fedelissimo, l’open source. E poi il mondo universitario sassarese di Alessandra Zidda e quello cagliaritano di Marco Meloni, due atenei diversi con identici problemi, la riforma Gelmini.

In quella giornata è sbocciato l’amore tra me e la politica, tra me e il Partito Democratico. Lì avevo capito quanto e come potevo dare al partito. Lì mi resi conto che il Partito Democratico non è Bersani, non è Franceschini, non è Veltroni. Erano giorni duri, di delusione verso il partito. Di quei giorni dove pensi di voler abbandonare.
Rimasi colpito dalla forza dei militanti, della gente. Lì nacquero amicizie e conoscenze che ancora oggi conservo e sono la maggior parte di loro che mi stanno accompagnando in questo mio percorso di crescita e conoscenza.

Un anno fa avrei detto così. Oggi direi tutt’altro.

Loro non erano rottamatori, no. Loro erano costruttori. Non esisteva biglietto per salire sul treno. Non esistevano controllori. Non esisteva carburante. Non esistevano carrozze separate. Non esisteva macchinista. Tutti macchinisti, tutti passeggeri, le idee di tutti facevano camminare quel treno, non c’erano prima, seconda e terza classe.

Ritengo che la Conferenza Programmatica debba prendere spunto da Prossima Fermata nell'inclusione e nella partecipazione dei militanti e dei cittadini. Fuori è pieno di civilissimi.
Franziscu apri il cancello per favore.


Auguri Gianni Sanna.

18/12/11

Le varietà del nero.

"L'uomo nero ti porta via"
Con questa frase i grandi impongono la paura ai bambini, il ricatto. Questo fantomatico uomo nero malvagio ci porta via se non mangiamo la pappa o non facciamo i compiti. Salvo che da bambino non ti appassioni di calcio e t’innamori dei gol di qualche brasiliano o africano come Pelè o Weah e allora sai che l'uomo nero è buono. A quel punto il genitore si rassegna, capisce che l'uomo nero non fa' paura, allora sostituisce l'uomo nero con le streghe. Le streghe ti portano via. Poi si arriva alle elementari e qualche maestra strega la incontri.
Peccato che gli uomini neri esistano e le streghe no. E questo è il limite tra realtà e fantasia che sfugge al genitore e che semina il razzismo nei piccoli.
A me sinceramente da bambino faceva paura Michael Jackson, quelle pupille nere e grandi, la pelle talmente bianca che nemmeno le statue di cera hanno quel colore. Quando compariva in televisione, scappavo in bagno.

Oggi ho altre paure, le classiche paure che un giovane può avere. Le paure di un sardo, le paure di un italiano. Le paure di un essere umano. Non sto qui a elencarle perché se riflettete, un attimo sono le paure condivise da tutti.
Ho paura, anche, del razzismo.
E ho paura del leghismo.
Perché loro dicono di essere perfetti. La convinzione gliela lascio, il resto no. Eppure il verde è così bello. Il verde è natura, il verde è speranza, il verde è uno dei tre colori della bandiera italiana. C'è chi ruba il bello per renderlo brutto, come quello che ruba la parola libertà (la parola più bella del mondo E.D.) e la colloca nel nome del suo partito. Ladri di parole.
E nemmeno loro, i leghisti, sono tutti uguali. C'è un sindaco della Lega Nord, Bof di Tarzo. Lui non è come gli altri. Lui paga le rate alle famiglie degli immigrati di Tarzo. Lui agevola l'integrazione e ha portato i bambini neri all'asilo.

Se ti sposti in una regione vicina, trovi un campo rom avvolto dalle fiamme. Le fiamme di una vendetta per un reato mai commesso. E' facile dire che è stato un rom, anzi due, a violentare una giovane ragazza. Una bugia che scatena l'inferno a Torino. Non solo, anche il luogo comune. Eppure quando quella ragazza americana fu accusata di un omicidio, l'Italia non dichiarò guerra agli Stati Uniti. Non ricordo nemmeno un italiano picchiare uno svizzero perché l'evasore italiano ha depositato la sua ricchezza segreta in una banca svizzera. E' troppo facile prendersela con chi è indifeso. In Italia funziona così: è sempre colpa dell'emigrato o del rom. Così com’è sempre colpa del comunista.

E poi ci sono loro, due giovani senegalesi, che lavoravano per sopravvivere. Stavano lì, come ogni giorno, al mercato di Firenze. Un fascista spara a bruciapelo. Ammazzati perché neri. Eppure il nero è il colore dei fascisti.
La colpa di essere neri. Non è una colpa avere la pelle nera, la colpa è essere neri dentro, essere nero fascista.
E' loro la colpa se siamo in crisi, è loro la colpa se aumentano i reati, è loro la colpa se non c'è più lavoro. Eppure non hanno nemmeno un diritto. Non sono cittadini, sono neri che soggiornano clandestinamente in Italia. L'Italia.

 Rocce taglienti come coltelli, pungenti come spille ad accoglierli. Dietro la collina il volto del futuro. La faccia della libertà sognata si presenta come col profilo di un plotone di gendarmi col manganello in mano. [E.D.]

E' fin troppo semplice essere fieri a essere italiani quando Grosso segna il rigore contro la Francia e vinci il mondiale.
E' fin troppo semplice essere fieri a essere italiani quando Pantani vinse il tour de France o quando la Rossi vinceva il motomondiale.
E' fin troppo semplice essere fieri a essere italiani quando la Gioconda e Benigni premio Oscar.

Poi ci dimentichiamo di essere umani. Ci dimentichiamo quando il nero puzza dopo aver attraversato a piedi nudi il deserto senza un goccio d'acqua e affronta un'attraversata in mare di giorni in una piccola barca con le onde più alte di loro, i lamenti dei bambini, la luna che non c'è, le donne che partoriscono lì. E qualcuno si confonde nel nero del mare.

Popolo di emigrati che non riconosce la varietà del nero. Il nero è buio. E il buio si è posato sull'Italia, e sta a noi riportare la luce.

15/12/11

Generazione Dinosauri.

Dopo aver letto il regolamento congressuale dei Giovani Democratici, approvato ad unanimità, vi permetto di accostarmi qualsiasi aggettivo, tranne giovane democratico.
Posso anche permettevi di accostarmi a qualche capo bastone, anzi creerò un sondaggio dove sarete voi a sceglierlo. Ovviamente sono esclusi quelli di area popolare.
Dicono che la democrazia ha un costo, non so, tipo dieci euro in più per la sola tessera PD.
E guai a chi si permette di dare del "vecchio" a Bersani o a Enrico Letta. Loro sono giovani a confronto, direi che frequentano l'asilo.
E guai a chi chiede il ricambio generazionale, fermatelo ai trentenni, non andate oltre. Si rischia il giro di boa e si torna al vecchio.
Renzi, a confronto di Raciti, è un giovane politico in erba. E non scherzo, no.
Raciti non è solo, c'è la direzione al completo che appoggia questa linea, minchia. Raciti, l'uomo di cui non si sa ancora con quale percentuale è stato eletto in quanto non ci sono ancora i dati ufficiali delle primarie del 2008.
Hai voglia di combattere anche nei GD. Basta e avanza il PD, dove a confronto sembra di stare in un parco giochi.

13/12/11

Novecento di Baricco. Punti di vista.

Novecento di Baricco è stato il mio libro letto. Un bellissimo libro che coinvolge e che fa' innamorare della lettura il lettore. Un libro da esordio, piccolo, leggero.
Ogni lettore vede ciò che vuole in un libro. Prendiamo, per esempio, la storia del Titanic. I romantici hanno seguito con più attenzione la storia d'amore tra i due protagonisti, gli ingegneri hanno osservato come è naufragato il Titanic, mentre i sociologi le differenze tra le classi sociali.

In un questionario che ho compilato qualche settimana fa' mi è stato chiesto se mi sentissi prima italiano, sardo o europeo. Risposi sardo. E da sardo che voglio raccontarvi cosa ho voluto leggere in Novecento di Baricco.

Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento è stato abbandonato pochi giorni dopo la nascita sul pianoforte della sala da ballo di prima classe sul piroscafo Virginian. Venne trovato da un marinaio di colore che lo adottò. Nessuno sapeva dell'esistenza di questo bambino, come un'automobile mai immatricolata. Otto anni dopo, il giovane marinaio morì e Novecento a soli otto anni si ritrovò per la seconda volta orfano. Fece già una cinquantina di volte l'avanti e indietro dall'America all'Europa. Il comandante tentò di portarlo in un orfanotrofio, ma lui rimase nascosto per ventiquattro giorni, sin quando un giorno si udì il suono del pianoforte di prima classe, dove stavano radunati passeggeri ed equipaggio che ascoltavano meravigliati la musica del bambino misterioso. Da qui iniziò la sua carriera da pianista, pianista da mare. Non è mai sceso dal piroscafo, ci provò una volta ma si fermò a metà della scaletta. E disse:"...un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. TU, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere." Poi aggiunge ricordando quel giorno, quando tentò di abbandonare la nave e l'oceano per trasferirsi sulla terra ferma: "Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi, che non finiscono mai... è questa la verità, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio."

Immaginate noi sardi, noi in un'immensa nave, la Sardegna. Noi nel nostro piccolo. Nel nostro piccolo, o quasi piccolo, paese. Noi che abbiamo il panettiere di fiducia, noi che sappiamo dove cresce il porcino, dove cresce l'asparago. Noi che andiamo nella solita spiaggia. Noi che viaggiamo da un paese all'altro senza navigatore. Noi che il sole lo nasconde solo la montagna più alta.

E penso che ognuno di noi si è sentito spaesato il primo giorno fuori dalla Sardegna. Immaginate quelle grandi città con quell'odore terribile, con il sole nascosto dal grattacielo. Quelle città dove un panettiere vale l'altro, dove il barbiere più bravo è quello che costa di più. Quelle città dove il porcino lo compri surgelato e l'asparago è così grosso e lungo che non sembra un asparago. Noi abituati a vedere le piante di fico d'india al bordo delle strade, noi che sappiamo che la pietra del muretto a secco non si può toccare. Noi che se ti giri a sinistra vedi un gregge di pecore pascolare e se ti giri a destra vedi lo stessa immagine vista quando ti sei girato a sinistra.

Ne siamo tutti convinti, lo sappiamo, che il nostro seggiolino giusto è questo. E' quello della Sardegna. Un pianoforte con un numero limitato di tasti. Ma in quel seggiolino, forse, non si è mai seduto un bravo pianista.. anche se la nave continua a galleggiare. Già a galleggiare, senza mai navigare.