04/04/14

ci sono referendum e referendum

Matteo Renzi non ha mai dimenticato di dire nei suoi comizi in campagna elettorale che venti anni fa gli italiani si espressero a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ho un'idea ben precisa sul finanziamento pubblico ai partiti e non sto qui a parlarne, voglio prendere per buono quel che dice Matteo e andare avanti.

Nel 2006 c'è stato un referendum costituzionale che tra i vari provvedimenti sottoposti al giudizio degli italiani ce ne stava uno molto attuale in questi giorni
Fine del bicameralismo perfetto, con suddivisione del potere legislativo tra Camera dei deputati e Senato Federale. La Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, etc), il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato.
Il provvedimento, insieme ad altri provvedimenti tra cui l'aumento dei poteri del Primo Ministro (tema attualissimo e che dicono faccia parte dell'accordo Renzi - Berlusconi), è stato respinto dal 61,29% dei votanti.

Visto e considerato che ci appelliamo ai referendum per convenienza, il suggerimento che mi sento di dare è che si faccia subito un nuovo referendum costituzionale. O si lasci tutto come è e si eviti di usare la storiella del referendum per la diminuzione del finanziamento pubblico ai partiti. Oppure si rendano conto che stanno facendo una colossale cazzata.

Altrimenti me ne vado. (cit.)




21/03/14

VERSO IL SEMESTRE EUROPEO SENZA DIRITTI

Al forum nazionale dell'immigrazione e integrazione del Partito Democratico ho chiesto al governo e al partito stesso quale fosse la posizione su Ius Soli, CIE e altri problemi legati all'immigrazione. Ho detto che dovremmo smetterla con la storia di Fatima e Maria e passare agli atti concreti, anche se ho forti perplessità vista l'alleanza di governo. Ho chiesto che il governo chiudesse i CIE e aprisse i CIA (centro integrazione e accoglienza) oppure usasse il modello-Acquaformosa in tutta Italia.

Insomma, ci stiamo avviando al semestre europeo e siamo tra gli ultimi per quanto riguarda i diritti. Tutti i diritti. E quando ci sono compromessi al ribasso, quelli non sono più diritti.

Sotto il mio intervento.





20/03/14

IL PD SARDO AUTONOMO E SOVRANISTA, ORA.

Ieri, sia alla Camera che al Senato, ci hanno dimostrato quello che sovranisti e indipendentisti ripetono da tempo: i partiti nazionali non fanno gli interessi della Sardegna.

E penso agli studi e alle ricerche fatte in questi ultimi anni dove i sardi dichiarano di sentirsi prima europei e poi italiani, ma prima di tutto sardi.

Non avremo il collegio sardo per le europee, nonostante i senatori sardi PD hanno battagliato in aula (e a loro va il mio ringraziamento). Così come alla Camera i nostri deputati hanno battagliato per gli aiuti ai comuni alluvionati (e anche a loro va il mio ringraziamento).

Ora è arrivato il momento di aprire un dibattito su un PD autonomo e federato dal nazionale. Un PD sovranista. E quale migliore occasione il dopo elezioni? Abbiamo un laboratorio, la giunta regionale e il consiglio regionale. Abbiamo scritto un programma elettorale insieme, fatto una campagna elettorale insieme, condiviso tante battaglie. Ora tutto questo lo trasformeremo in atti concreti, ma parallelamente possiamo costruire questo nuovo PD sovranista. Con i Rossomori, La Base e il Partito dei Sardi.

È una battaglia che voglio fare, e non mi sembra di essere solo. Anzi. Anche i più scettici negli anni scorsi si sono convertiti a questa nuova idea di partito.

Abbiamo un laboratorio. Abbiamo un congresso. Quale migliore occasione?




10/03/14

#piddinostaisereno

Sono in silenzio da giorni perché mi dicono (giustamente) di espormi troppo sui Social Network per la felicità di chi vorrebbe ma non può. O può ma è comodo così. Insomma, ci siamo capiti.
Ho deciso di rompere questo silenzio. In questo post. Ora.

Sono stato tra i più ottimisti che sarebbe passata la proposta della parità di genere. Al di là delle varie opinioni che ognuno può avere, come cazzo è possibile che il premier - segretario dia la libertà di coscienza su un tema prettamente politico come la parità di genere nelle istituzioni?
Come può il partito di maggioranza alla Camera approvare il voto segreto su questo tema? Nemmeno l'assunzione di responsabilità. Diciamocelo chiaramente, questa cosa dipendeva solo ed esclusivamente dal Partito Democratico che ha disatteso, per l'ennesima volta, le aspettative.

Non so che calcolo abbia fatto: se ci metto la faccia e salta l'emendamento ci perdo la faccia. Oppure non ci metto la faccia e lo faccio saltare, così non salta l'accordo con Silvio.

Non solo obiettori di coscienza, ma anche violantiani. Porca miseria, che cosa brutta essere un violantiano. Perché il conflitto di interessi nella legge elettorale non passa perché non vuole Berlusconi. Come Violante e quel famoso inciucio di qualche anno fa. Perché la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa. Vero, Karl?

Comunque, volevo proporre al premier - segretario di far votare anche l'Italicum con voto segreto e libertà di coscienza. Non sia mai che ci perda la faccia, e l'accordo con Berlusconi. Perché d'altronde alla prima difficoltà si è levato ogni minima responsabilità rifiutandosi di gestire il partito (ops! ho detto partito.. i democratici, scusate). E tutto questo è colpa del PD e del segretario. Non tutto, ma il PD. E il segretario.

#piddinostaisereno




03/03/14

la grande tristezza

Lo annuncio già da ora: se un giorno dovessi partecipare a qualche premiazione internazionale dirò che non sono italiano, che ci sono solo nato.

C'è una grande tristezza mentre scorro la home di Facebook e di Twitter. Post e Tweet che sminuiscono la vittoria di un film che, piaccia o meno, rappresentava l'Italia visto che era l'unico in corsa.

E c'è anche chi dice che quelli degli Oscar non capiscono un cazzo di cinema, come se La Grande Bellezza non avesse vinto anche il Golden Globe. E allora nessuno capisce un cazzo di cinema. Amen.

Non ho ancora capito se è invidia oppure se si tratta di occupare lo spazio di quelli che non sono d'accordo perché tutti gli altri posti sono occupati.

Non è un Oscar a risolvere i problemi italiani. Non lo è neanche il goal di Tevez al Milan. Non lo è neanche un post su Facebook. Neanche la vostra critica a Sorrentino o a chi festeggia la vittoria di Sorrentino risolve i problemi italiani.

Possiamo essere orgogliosi degli italiani che vincono i premi più importanti nel campo cinematografico? Semplicemente, proviamo a essere un po' meno italiani?




02/03/14

il mea culpa sulla questione maschile

Ieri sui social è nata una polemica nei confronti dell'inviato delle Iene Enrico Lucci per aver molestato verbalmente la neo ministro Maria Elena Boschi. La denuncia avviene nel blog di Marina Terragni, blogger da sempre impegnata contro la questione maschile.
Enrico Lucci non è nuovo a tali performance. Mi è difficile ricordare un suo servizio senza battute di questo genere.

Ciò che scrive Marina, e insieme a lei tanti opinionisti sui social, è verissimo e la questione c'è tutta. Io per primo mi sono indignato.

Le battute sessiste sono all'ordine del giorno, e la questione non sembra più essere soltanto maschile ma anche femminile. Si pensi, per esempio, alla Littizzetto.

La questione maschile è una piaga italiana ma è anche una questione trasversale nella politica come nella società. Io per primo anni fa feci un intervento pubblico contro le ministre berlusconiane e non mi limitai solo al problema politico ma andai oltre, facendo intendere che quelle donne erano ministre per altri meriti.
Applaudirono. E in quella sala c'era gente solo di sinistra, o di centro sinistra. E almeno la metà erano donne.

Arrivati a questo punto molte e molti di voi si staranno chiedendo "ok, e quindi? Perché hai scritto tutte queste ovvietà?"
Perché io vi vorrei riportare indietro di tre anni quando a subire molestie molto più gravi era, che so, Mara Carfagna. In quanti ci siamo indignati? In quanti abbiamo riso delle battute in televisione che le sono state rivolte?
Ecco, ciò che vi vorrei dire è che la questione maschile va combattuta sempre e non solo quando la vittima, come in questo caso Maria Elena Boschi, fa parte del partito a cui apparteniamo.

Non ce ne siamo resi conto, o forse sì, ma noi per anni abbiamo fatto gli stronzi e le stronze nei confronti delle ministre berlusconiane. E anche se è passato un po' di tempo è il caso di chiedere almeno scusa.


(l'appello non è rivolto alla carissima Marina Terragni che da sempre lotta contro la questione maschile senza guardare il colore politico, ndr)


26/02/14

scusi Murgia, a quanto la vende la libertà al chilo?

Faccio parte della categoria delle persone di centro sinistra che a Sardegna Possibile ha fatto la guerra in campagna elettorale. L'ho fatto per un motivo molto semplice, perché in giro hanno raccontato che centro sinistra e centro destra sono la stessa cosa.

Se avessi avuto diritto di voto negli organismi dirigenti del Partito Democratico e il segretario avesse portato la proposta di un'alleanza con Sardegna Possibile avrei votato no. 
Quindi nessun matrimonio extraconiugale, di sicuro con Sardegna Possibile in consiglio regionale qualcosa insieme si sarebbe potuta fare visti gli innumerevoli punti del loro programma molto simili a quelli del centro sinistra del 2009. 

Capisco l'amarezza di tutte queste persone che si sono impegnate per un progetto poi bocciato dagli elettori. Ma la politica e la democrazia funzionano così, si vince e si perde. Perché il falso ideologico lo mette in gioco Michela Murgia quando dice che loro erano fino in fondo liberi, mentre quelli del PD no.

La libertà è un valore di tutti di cui nessuno ne detiene l'esclusiva. La libertà ce l'hanno sbattuta in faccia gli elettori quando uno su due non è andato a votare.  

La libertà è anche decidere di uscire da una comunità per farne parte di un'altra. Ci avete dimostrato voi di Sardegna Possibile cosa significa essere liberi, ossia abbandonare i partiti per una candidatura con voi. 

La libertà è anche impegnarsi per un'idea e per un progetto da anni e non da sei mesi. Quando il Partito Democratico girava la Sardegna con la conferenza programmatica (di cui alcuni candidati di Sardegna Possibile hanno condiviso il percorso) Michela Murgia non conosceva neanche ancora cosa significava la differenza tra autonomisti, sovranisti e indipendentisti. 

Noi siamo abbastanza liberi, soprattutto noi del PD che non ce le mandiamo a dire. Che ce le diciamo e anche troppe e sempre pubblicamente. Perché quella del PD è una comunità e anche la libertà ha bisogno di regole e di democrazia. La libertà non è una religione dove si venera un dio (o un leader). 

Ci dica, Michela, a quanto la vende al chilo la libertà? (Ah, paghiamo in euro, non in sardex)





25/02/14

te lo do io l'alibi, Matteo.

"Se perderemo questa sfida la colpa sarà solo mia". Ecco, caro Premier Renzi, il motivo principale per cui non ti ho mai votato è questo: la tua visione personalistica, incentrata su un leader, della politica.

Sarebbe troppo bello se fosse così, con un bel "tana salva tutti". E a me, che sono minoranza nel PD, farebbe troppo comodo prendermela solo con Renzi. Ma non è così, le responsabilità si condividono, come si condividono i successi (che auguro a tutti noi) e i fallimenti.

Se fallisce Renzi, fallisce il Partito Democratico e falliscono le istituzioni, fallisce l'Italia.

L'assurdità è che il fallimento può essere dietro l'angolo visto che la maggioranza è la stessa che ha sostenuto Monti e Letta, che sono persone competenti e che avevano buonissime idee per l'Italia ma che sono dovuti scendere a compromessi, come lo stesso Premier sarà obbligato a fare per assicurarsi che passino leggi e provvedimenti.

Con questa affermazione, Renzi ha tolto ai gruppi parlamentari tutto il loro potere e le loro responsabilità. Ha dato l'immagine di trovarsi in un parlamento fatto di numeri e non di persone che devono contribuire a migliorare l'Italia.

Forse di tutto il discorso di ieri questo è l'errore più grosso che potesse commettere Renzi. Mentre l'Italia rideva del sonno del ministro Mogherini e criticava la mano in tasca del Premier, questa stupidaggine è stata letta da tutti come una cosa bella e giusta.

L'augurio e la speranza è che tu domani non ti debba cercare un alibi.




23/02/14

il coraggio di Civati.

Come da copione Civati si farà carico di tutte le critiche che gli vengono lanciate da ogni dove. Lo scenario politico di oggi ci dice una cosa chiara: essere coerenti e trasparenti non paga.

D'altronde Civati si è fatto carico di portare avanti tutte le perplessità riguardo questo governo, un ruolo che spettava anche all'altra minoranza guidata da Cuperlo. Ma Cuperlo ha preferito esprimere perplessità riguardo l'incompatibilità del ruolo di segretario di partito con il ruolo di premier.

La questione più scandalosa riguarda la superficialità con cui politologi e giornalisti trattano la decisione presa oggi a Bologna dagli elettori e dagli iscritti al PD vicini a Civati. Politologi e giornalisti, appunto, che in vita loro non hanno mai preso parte ad un'assemblea con dieci persone per decidere una linea politica e rispettare le regole di convivenza in un gruppo, che per chi scrive e rappresenta solo sé stesso sono minchiate.

C'è da mettere in evidenza una cosa: qualunque decisione venisse presa da Civati e dai "civatiani" gli avvoltoi erano già pronti là fuori a sparare sentenze e a giudicare. Se si fosse astenuto sarebbe stato preso per l'infinito indeciso. Se avesse votato contro sarebbe stato preso per una persona in cerca di protagonismo. Se avesse votato a favore gli avrebbero scritto quella cosa "mi si nota di più se..".

È stata una decisione sofferta, una decisione complessa frutto di un ragionamento altrettanto complesso e articolato. La decisione che avrei preso io. Civati ha il compito di ricostruire la sinistra in Italia ed è l'unico che può aprire molti canali, con i delusi da Renzi, con i delusi da Cuperlo, con SEL e con i comunisti, con i piccoli partiti e con i fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle. Nel PD e nella società italiana serve un'alternativa a Renzi, un'alternativa di sinistra. Civati è pronto, lo ha dimostrato e continuerà a dimostrarlo.

Un leader si vede anche da queste cose, ammettere le proprie perplessità e i propri dubbi, chiedere un confronto aperto e trasparente e decidere insieme quale sarà la linea. Per queste cose ci vuole coraggio e ci vogliono le spalle di un rugbista per farsi carico di tutto ciò che gli diranno nei prossimi giorni.

Non ci sarà un giornalista che scriverà "bravo" nel proprio editoriale, non ci sarà un politologo che proverà a spiegare agli elettori di cosa è frutto la decisione di Civati, non ci sarà un sostenitore di Civati non iscritto al PD che gli dirà di aver fatto una cosa giusta. Ma qualunque decisione venisse presa avrebbe scontentato una parte di elettori, e questa è la decisione che ne scontenta il meno possibile.




20/02/14

in una rotonda.

Già, siamo in una rotonda, è finito il tempo dei bivi. Rallenti, scali di marcia, guardi a sinistra, percorri la rotonda e poi esci a destra. Il problema è quale uscita prendere.
Anche perché dietro hai una coda di macchine pronte a suonare il clacson qualsiasi uscita tu prenda. Quegli stessi autisti che hanno sostenuto quell'altra macchina che ha infranto il codice della strada e che ha detto di voler andare in altri posti, che forse ci sarebbe andato tra qualche anno in quel posto e rispettando il codice della strada e dicendolo dall'inizio che sarebbe voluto andare lì.

Forse avete capito a chi e a cosa mi riferisco. Perché la questione è una: non c'è più fiducia nei politici per un semplice motivo, dicono una cosa in campagna elettorale e arrivati lì, in quel posto, fanno l'esatto opposto. 
Non è una banalità, è una questione troppo sottovalutata dai politici e dai politologi. 

Prendete Bersani, che si candida con un programma di governo. Pareggia, Napolitano preferisce dare l'incarico a Letta e quel programma che ha preso otto milioni di voti sparisce. Poi arriva Renzi che in campagna elettorale congressuale dice che mai avrebbe tolto il posto a Letta, lo dice in tv, lo dice ai giornalisti, lo scrive nel suo libro. Prende un milione e otto cento mila voti e poi fa l'esatto opposto. 
Soprattutto con quale programma ha preso i voti? 

Nessuno sta a sindacare sulla Costituzione e sul fatto che è il Presidente della Repubblica che conferisce l'incarico, ma qualcuno è ancora in grado di spiegare come si formano maggioranze e minoranze in parlamento? Qualcuno quei voti li ha presi. Qualcuno ha presentato un progetto agli elettori. 

Torniamo alla rotonda, io vedo tante uscite. C'è quella del votare la fiducia e fare la minoranza nel PD e nella maggioranza, c'è quella di votare la fiducia che va bene tutto ma sai dentro di te che non è vero, c'è quella di non votare la fiducia e uscire dal PD e c'è quella di non votare la fiducia ma stare dentro il PD (credici!), oppure c'è quella di uscire dall'aula. 

Qualunque uscita prendi, ripeto, dietro c'hai la fila di macchine che ti insulta e ti deride. Ma se ne fregano di quell'altro, di come arriva lì. 

L'uscita da prendere è quella decisiva, perché non si potrà tornare indietro. So solo che chi ho sostenuto al congresso (e rifarei sempre la stessa scelta, sia chiaro) è rimasto coerente con quanto dice da un anno. Che la sua difficoltà è prendere l'uscita e che sa benissimo che c'è un'altra fila di macchine che lo consiglierà bene, perché lo hanno sempre fatto in questi anni.

Ma leggendo di qua e di là sembra che la coerenza, soprattutto in politica, sia un valore perso e sottovalutato. Io ci tengo ancora, perché penso che la fiducia è figlia della coerenza. E in questo mondo della politica mi sento sempre più solo, tra politici e sostenitori incoerenti e politici che non hanno più la fiducia dei cittadini. 

Io voterei la fiducia, facendo una dichiarazione di voto in aula molto molto critica, pronto ad accollarmi la merda che mi tireranno addosso sia da dentro il PD che da fuori il PD. Perché dopo quella rotonda le macchine che mi staranno dietro saranno di due tipi: quelli che mi suoneranno il clacson insultandomi e quelli che mi suoneranno il clacson festeggiando. Ma saprei benissimo che dopo qualche chilometro quelle macchine che mi insultano prenderanno un'altra strada, come hanno sempre fatto sino ad oggi. E gli altri continueranno il viaggio insieme a me.