"Se avessimo i siti adatti, perché dire no al nucleare?" Lo chiede il ministro Zanonato. La risposta è ovvia, Zanonato. C'è stato un referendum con un'altissima affluenza e con un risultato plebiscitario che dice un chiarissimo NO al nucleare.
Questa affermazione ha un significato molto più profondo, ossia la distanza tra politica e cittadini. La causa maggiore della sconfitta del centrosinistra alle politiche non è ancora stata riconosciuta e di conseguenza debellata. Perché errori in campagna elettorale ce ne sono stati tantissimi, perché anche aver sostenuto il governo Monti ha spostato molti voti ad altre forze politiche e movimentistiche. Ma nessuno di noi, e mi ci metto di mezzo anche io, si è accorto di ciò che accadeva in tutta Italia, a partire proprio dai referendum.
Quei referendum mezzo snobbati, dove il PD aveva posizioni ambigue. Quei referendum che hanno permesso la nascita di comitati in tutta Italia che non hanno avuto ascolto dal Partito Democratico. Lì nacque tutto, ma non se ne sono ancora accorti e Zanonato è la chiara immagine di questa mancanza. E questa volta io non mi ci metto in mezzo, però.
02/05/13
Cartoline per il parroco di Lotzorai.
29/04/13
Il pazzo vestito bene che vien dalla Calabria
Quanto accaduto ieri è la diapositiva di un fallimento totale del giornalismo e della politica. Il giornalismo italiano è quello delle grandi sfide a chi lancia prima la notizia, anche se la notizia è totalmente sballata. La politica è quella del fallimento dei governi berlusconiani e dell'austerità montiana confluite in un governo delle larghe intese dove ne fa parte anche il Partito Democratico che non è riuscito a portare il cambiamento chiesto dall'Italia.
Mentre ascoltavo la diretta pensavo che se i migliori giornalisti stavano a Perugia significa che a lavorare ci stavano i peggiori. Non voglio fare luoghi comuni sul giornalismo ma o si accorgono che l'unico primato che serve in questo campo è la correttezza della notizia oppure la credibilità continuerà a sprofondare nell'abisso.
Gli hanno dato del pazzo, del malato mentale, senza conoscerlo. Nessuno sapeva chi fosse, eppure era già etichettato come pazzo. Ma appena si viene a sapere che è calabrese, una giornalista di La7 aggiunge che venendo da quei posti è sicuramente infiltrato con la 'ndragheta. In quella donna si è manifestato tutto l'antigiornalismo. Il più facile dei luoghi comuni, la sconfitta morale di un territorio che prova a debellare questo male. Secondo la giornalista, quindi, tutti i sardi sono dell'Anonima Sarda? Tutti i siciliani sono mafiosi? Secondo lei tutti i politici sono ladri? Tutti i preti pedofili? E non penso che questa volta le scuse ufficiali basterebbero. No, per nulla.
Ma il fondo è stato toccato quando hanno pensato bene di intervistare il figlio del pazzo vestito bene in giacca e cravatta che vien dalla Calabria. Puro sciacallaggio.
Non bastassero gli sconvolgenti commenti giornalistici, ci sono anche quelli politici.
Pura propaganda di alcuni, altri sgomentati dall'accaduto, altri meravigliati, c'è persino chi si scopre paladino della pace per un giorno.
Non c'è da rimanere meravigliati per un gesto che doveva colpire la politica e non l'arma dei carabinieri. Un gesto del genere si temeva da mesi. Davanti a un'Italia stremata dalle politiche fallimentari berlusconiane e quelle dell'austerità e del rigore del governo Monti. Un'Italia in ginocchio che ha perso le speranze di un futuro. La disoccupazione che cresce col passare del tempo, le chiusure di aziende ed esercizi commerciali vengono conteggiate al minuto, gli esodati e i pensionati che arrivano alla prima quindicina del mese.
Quei eroici paladini della pace per un giorno hanno dell'incredibile. Beppe Grillo che dice di ripudiare ogni forma di violenza ma nessuno dimentica le sue parole di odio e di violenza verso i politici. E il male è che non si tratta di una voce isolata. Ne ho sentiti tanti dire che quel pazzo vestito bene che vien dalla Calabria ha sbagliato mira, che sarebbe dovuto entrare dentro il palazzo a sparare. Li ho sentiti e li ho letti. O bastava fare un giro nella home di Facebook per capire che quanto successo non fosse nulla di grave, che l'infortunio di Zanetti è un dispiacere molto più grande.
Ma è facile prendersela con Grillo. Tutti dimenticano, sicuramente fanno finta di dimenticare, che Grillo è la conseguenza di quella pessima politica che ci ha accompagnato negli ultimi anni. Che Grillo non ha messo l'Imu, non ha aumentato le tasse, non ha rubato in politica. No.
Quel gesto condanna fermamente chi la politica l'ha fatta in questi anni. Perché il pazzo vestito bene che vien dalla Calabria ha deciso che quella pistola prima doveva ammazzare qualcun altro, non si è comportato come tutti gli altri suicida.
Mai avrei immaginato che Alemanno, condannato a otto mesi di carcere per lancio di molotov all'ambasciata russa, denunciasse l'accaduto. La destra italiana insorge perché le vittime di questo attentato sono due carabinieri. La destra italiana dimentica l'odio predicato a ogni comizio elettorale. E quando parlo di destra italiana non dimentico di certo la Lega. E si pensi che il ministro dell'Interno è colui che ha guidato la truppa di parlamentari del PDL a manifestare sotto il tribunale di Milano.
Non giustifico quel gesto perché la violenza e le armi hanno sempre torto. Ma sarebbe il caso che ognuno si facesse un esame di coscienza. Giornalisti che fanno a sfida a chi lo dice prima, politici che votano guardando il dito e non la luna, politici e comici che l'odio e la violenza li hanno sempre diffusi e mai osteggiati.
E la risposta della politica non è sufficiente. Quel governo delle larghe intese mai affronterà temi come la corruzione e l'evasione fiscale che impediscono la crescita economica, mai sogneranno di dare diritti a chi li deve avere e questo impedisce la civilizzazione della società. Il governissimo non è altro che il proseguo del governo dell'austerità e del rigore con persone meno competenti perché l'anno scorso nella precedente legislatura c'erano gli stessi attori, protagonisti e comparse. Non sono queste le risposte che il Paese attende.
27/04/13
Quirinale e Governo. Il mio intervento di oggi.
Buonasera a
tutti.
Ringrazio
Siro per averci dato questa opportunità di confronto e mi auguro che questo sia
solo l’inizio perché abbiamo necessità di confrontarci più spesso. Così portiamo
fuori da facebook un confronto cercando di renderlo più costruttivo.
Mi sento
molto imbarazzato ad intervenire oggi in questo incontro. Sono molto
amareggiato e deluso per le scelte fate da un gruppo dirigente nazionale da cui
mi sento in questo momento distante. Ho sentito l’esigenza di scusarmi con coloro ai quali ho chiesto il voto per il
PD, e l’ho fatto al posto vostro. Forse non avete il coraggio o forse siete convinti
di essere dalla parte della ragione, e questo conferma il fatto che non siate
in sintonia con l’elettorato e tutto ciò non mi meraviglia considerati i
comportamenti che hanno portato alle scelte di questi giorni.
Facendo qualche
passo indietro e parlando solo della questione del Quirinale di errori ne avete
commesso talmente tanti che non sono riuscito neanche a trovare un film da
citare dove il protagonista le prova tutte per passare a miglior vita. Un suicidio
in piena regola.
Mentre gli
iscritti del Movimento Cinque Stelle hanno votato un uomo di sinistra, Bersani
accompagnato dal suo fans club andava da Berlusconi, Monti e Maroni a trattare
sul Presidente della Repubblica. Niente di strano, se non fosse che siamo in un’era
politica rivoluzionaria e se non si fossero dimenticati di incontrare i
grillini come ha detto il capogruppo Zanda.
Far scegliere
a Berlusconi il nome su una rosa di nomi decisa dai capi corrente del partito,
peggio di così non si poteva fare. Né una discussione nel partito, né una
discussione all’interno dei gruppi parlamentari. Li abbiamo sfottuti i
grillini, però loro sono e rimangono in sintonia con i propri elettori. Voi invece
nemmeno li consultate, o ascoltate. Perché a chiedere Rodotà erano in tanti del
PD, e hanno avuto la sfortuna di scriverlo su Facebook. Perché adesso il
problema è facebook, ma se avessimo mandato una raccomandata con ricevuta di
ritorno il problema diventano le poste italiane? O se vi avessimo telefonato il
problema sono i cellulari? Fatemi capire. Su facebook ci sono gli stessi che vi
hanno votato, che vi hanno fatto la campagna elettorale e ci sono gli stessi
che fanno parte degli organismi dirigenti.
Il problema
non è Franco Marini che personalmente stimo. Il problema è il metodo, ossia
cercare il Presidente con il PDL perché quel Presidente avrebbe dovuto fare il
governo dalle larghe intese. E quando Grillo ha messo sul piatto l’appoggio al
governo PD l’ha fatto pubblicamente, Berlusconi privatamente ma la posta in
palio era la stessa. E non mi pare che il nostro elettorato, ancora una volta
inascoltato, preferisca Berlusconi a Grillo. Anzi. Nonostante in 90 abbiano
detto no a Marini avete portato lo stesso Marini al voto. Il segretario Bersani
ritengo abbia sbagliato completamente il metodo di confronto e di proposta,
avrebbe potuto evitare molti malumori e la brutta figura al partito portando in
discussione in assemblea tutti e tre i nomi (Marini Rodotà e Prodi) e fare una
votazione dove il partito si sarebbe potuto unire sul nome scelto a
maggioranza.
Non voglio
assolvere i grillini dalle loro irresponsabilità perché ne hanno da vendere.
Andando
avanti nella crono storia, viene avanzata la candidatura del padre fondatore e
unico uomo ad aver sconfitto per ben due volte Berlusconi, Romano Prodi. Accolto
con una standing ovation, impallinato da 101 franchi tiratori. Tutto questo perché
c’era il rischio che i grillini convergessero alla quinta chiama su Prodi e
quindi sarebbe saltato l’accordo con Berlusconi. Ma gli stessi traditori non si
limitati a non votare Prodi, hanno rafforzato la posizione dei grillini votando
Rodotà e quella di Monti votando la Cancellieri. Chi ha organizzato tutto devo
ammettere che è stato geniale.
Alla fine
trovate l’accordo con il PDL su Napolitano e sulle larghe intese. Perché dire
no a Napolitano sarebbe stato difficile per tutti, sarebbe stata una sfiducia
al Presidente ancora in carica. Un altro colpo strategico da applausi. Ora, i
101 traditori hanno vinto ottenendo Napolitano e le larghe intese, si possono conoscere
i nomi o non hanno nemmeno il coraggio di uscire allo scoperto?
Bersani e
tutta la segreteria si dimettono, tranne Enrico Letta che non si sente
responsabile di tutto l’accaduto. E visti i buoni rapporti con il PDL, anche
per questioni familiari, reputo senza indugio i lettiani facenti parte della
carica dei 101. Essendo la carica più alta del partito, avendo buonissimi
rapporti con Monti e Berlusconi, Napolitano gli conferisce l’incarico di
formare un governo con chi abbiamo sempre combattuto. E mentre abbiamo impedito
a Bersani a inizio legislatura di percorrere questa strada che sta percorrendo
Letta, abbiamo anche confermato quella famosa formula del PDmenoL e dell’inciucio.
Come se non bastasse aver rivoltato come un calzino il risultato elettorale
delle primarie, Enrico Letta lo possiamo ricordare anche per alcune dichiarazioni
pubbliche come “meglio un voto a Berlusconi che a Grillo”, “Silvio Berlusconi è
un uomo che stimo”.
Inoltre:
«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013).
«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali» (Enrico Letta, 29 marzo 2013).«Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana» (Pier Luigi Bersani, 6 marzo 2013)
«Se si pensa di ovviare con maggioranze dove io dovrei stare con Berlusconi, si sbagliano. Nel caso io, e penso anche il Pd, ci riposiamo» ( Pierluigi Bersani, 2 ottobre 2012).
«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).
«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell'Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).
«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l'Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).
«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).
Quando un
politico dice che non ci sono altre soluzioni allora sarebbe il caso che
abbandonasse la politica perché nella politica ci sono sempre soluzioni,
diciamo che questa è quella più comoda.
A noi
elettori ci avete fatto firmare un patto, la carta di intenti. L’avete tradita,
avete cambiato idea e linea politica in una settimana. Avete distrutto l’alleanza
con il centro sinistra, abbiamo Napolitano segretario perché gli avete dato
carta bianca e Letta premier. Letta, non eletto con le primarie, è colui che ha
fatto abbastanza danni in Sardegna, tanto che è valsa più la sua parola che
quella del PD sardo. Inoltre il maggior azionista di questo governo sarà il PDL
e fateli i conti dei voti. Ne avevamo 120 mila in più della coalizione di
Berlusconi ma abbiamo perso SEL. Questo governo durerà quanto vorrà Berlusconi.
Trovo
incredibilmente assurdo che i deputati PD che non voteranno la fiducia a questo
governo devono essere espulsi o se ne devono andare. Non capisco perché lo deve
fare chi ha tenuto la linea politica della carta d’intenti. Se verranno espulsi
esco anche io da questo partito. Perché queste persone coerenti e che ascoltano
gli elettori non vanno lasciate sole, anzi devono avere il totale appoggio. Non
è che se un partito cambia linea
politica in una settimana (dopo averne approvata una chiara in direzione
nazionale) si può applicare la disciplina di partito. Che poi prima mi aspetto
l’espulsione dei 101 franchi tiratori. Del comunismo volete portare solo il
centralismo democratico, ma sicuri che i comunisti avrebbero fatto un accordo
di governo con le destre? Non mi pare.
Adesso
potete cercare mille scuse, raccontarci ancora tante favole. Io mi sono rotto
le palle di queste persone di sinistra che odiano la sinistra. Perché Rodotà
era un nome valido, di sinistra, laico. Non l’avete voluto perché è stato
proposto da Grillo. E allora se in questo momento piove e un grillino mi dice
che piove, che si fa? Gli si dice che c’è il sole o si apre l’ombrello? Sarebbe
ora che quelli di sinistra che odiano la sinistra si levassero di torno. Si
faccia un governo di scopo istituzionale e senza leader politici con una data
di scadenza come nel latte o nelle medicine. Legge elettorale, allentamento del patto di stabilità, fondi per
la CIG e si torni al voto. E se sappiamo già che andiamo a perdere, preferisco
perdere dignitosamente che essere ricordato come uno che fa parte di un partito
che ha governato con
Berlusconi.
26/04/13
Prima di espellere Civati e gli altri.
Prima di espellere Civati e gli altri dissidenti mi dovete spiegare alcune cose.
Perché ci avete fatto firmare la carta di intenti, che è il patto tra la coalizione e gli elettori.
Perché ancora non si conoscono i nomi dei 101 che hanno votato contro Prodi dopo averlo acclamato in assemblea.
Perché Enrico Letta non si è dimesso così come ha fatto tutta la segreteria.
Perché non sono state fatte le consultazioni con i grillini prima del voto per il Presidente della Repubblica.
Perché avete cambiato linea politica tra una direzione e l'altra e poi avete votato la conferma del cambio di linea politica.
Perché espellere chi chiede coerenza con la carta di intenti di Italia Bene Comune.
Perché avete votato contro Prodi.
Ecco, prima chiarite questa cosa e poi ce ne andiamo via anche noi insieme a Civati, Puppato e tutti gli altri se così volete.
Perché ci avete fatto firmare la carta di intenti, che è il patto tra la coalizione e gli elettori.
Perché ancora non si conoscono i nomi dei 101 che hanno votato contro Prodi dopo averlo acclamato in assemblea.
Perché Enrico Letta non si è dimesso così come ha fatto tutta la segreteria.
Perché non sono state fatte le consultazioni con i grillini prima del voto per il Presidente della Repubblica.
Perché avete cambiato linea politica tra una direzione e l'altra e poi avete votato la conferma del cambio di linea politica.
Perché espellere chi chiede coerenza con la carta di intenti di Italia Bene Comune.
Perché avete votato contro Prodi.
Ecco, prima chiarite questa cosa e poi ce ne andiamo via anche noi insieme a Civati, Puppato e tutti gli altri se così volete.
25/04/13
Bella Ciao la conosciamo tutti.
Vengo a conoscenza solo oggi che i pesci d'aprile si festeggiano il 25 mentre la Liberazione dal fascismo si festeggia il primo di Aprile. Perché questo 25 Aprile sembra uno scherzo.
Perché a guardarla bene la situazione è questa, tutti insieme appassionatamente alleati a guidare l'Italia con un Presidente del Consiglio scelto dal Presidente della Repubblica e un programma politico scritto da dieci saggi che se fossero così tanto saggi avrebbero governato meglio quando ne hanno avuto occasione.
Che oggi non c'è da ricordare ma da riflettere. C'è da pentirsi, e parecchio.
Che Bella Ciao la conosciamo tutti e fare il copia e incolla delle parole di un qualsiasi partigiano siam bravi tutti. E' a non farci i governi con quella gente là, che non sono tutti fascisti ma alcuni sì.
Che anche la carica dei 101 devono riflettere oggi, e parecchio anche. Qualcosa che non va c'è in questo duemilaetredici. E di quel periodo c'è rimasta solo la crisi e le parole dei partigiani che vengono tirate fuori solo una volta all'anno come il vestito di Batman per carnevale.
E sono solo da ringraziare quei partigiani perché oggi ognuno di noi può dire la sua, anche il grillino. E pazienza se il treno parte in ritardo, di sicuro questi treni ai campi di concentramento non ci arrivano. E scusate se è poco.
Perché a guardarla bene la situazione è questa, tutti insieme appassionatamente alleati a guidare l'Italia con un Presidente del Consiglio scelto dal Presidente della Repubblica e un programma politico scritto da dieci saggi che se fossero così tanto saggi avrebbero governato meglio quando ne hanno avuto occasione.
Che oggi non c'è da ricordare ma da riflettere. C'è da pentirsi, e parecchio.
Che Bella Ciao la conosciamo tutti e fare il copia e incolla delle parole di un qualsiasi partigiano siam bravi tutti. E' a non farci i governi con quella gente là, che non sono tutti fascisti ma alcuni sì.
Che anche la carica dei 101 devono riflettere oggi, e parecchio anche. Qualcosa che non va c'è in questo duemilaetredici. E di quel periodo c'è rimasta solo la crisi e le parole dei partigiani che vengono tirate fuori solo una volta all'anno come il vestito di Batman per carnevale.
E sono solo da ringraziare quei partigiani perché oggi ognuno di noi può dire la sua, anche il grillino. E pazienza se il treno parte in ritardo, di sicuro questi treni ai campi di concentramento non ci arrivano. E scusate se è poco.
24/04/13
Dal governo Monti al teatro Capranica. La storia del PD.
In Italia si riescono a fare cose che in nessun altro Paese della via lattea riescono.
In tutto questo paradosso c'è il Partito Democratico come assoluto protagonista.
Scrivo questo pezzo tra risate e perplessità, purtroppo. La storia inizia qualche mese fa quando il governo Monti cade per mano del Caimano, come se in quattro portano un Santo in spalla, davanti ci sono uno dell'Udc e uno del Pd e dietro due del Pdl. Quelli del Pdl non chiedono il cambio, bensì decidono di far cadere il Santo anche se Monti di Santo ha ben poco.
Il Pdl si prende gli oneri di aver sfiduciato Monti anche se sfiducia mai ce n'è stata, mentre il Pd diventa il maggiore responsabile di quel governo tecnico e l'Udc ci costruisce la coalizione per le elezioni successive. Un colpo strategico da applausi, se non ci fosse l'Italia in piena crisi economica.
I partiti si organizzano. Il Pd fa un patto di alleanza con Sel, socialisti e Centro Democratico di Tabacci. Il Pdl trova l'accordo con la Lega e altri piccoli partiti. L'Udc forma il grande centro con Fli e Lista Civica di Mario Monti. E c'è anche un comico con un movimento di cittadini.
Il Pd fa le primarie per la scelta del candidato leader della coalizione. In campo il segretario Bersani, il segretario di Sel Vendola, il segretario di Cd Tabacci e i democratici Puppato e Renzi. La competizione si svolge in due turni dove alla fine la spunta Bersani contro Renzi.
Poco più in là il Pd fa anche le primarie per i parlamentari. Nonostante ci fosse ulteriore tempo, Bersani (consigliato sempre dai soliti volponi), indica come data utile il 30 Dicembre. Come se non bastasse si tiene una quota di parlamentari da nominare. Essi dovranno rispondere a delle caratteristiche importanti che gli elettori non sarebbero in grado di vedere.
Grazie alle primarie per i parlamentari entrano il 40% di donne e ci ritroviamo un gruppo parlamentare fortemente rinnovato. Ma Bersani non ha ancora scelto la sua truppa. E tra docenti universitari, magistrati, giornalisti e figure apparentemente più di destra che di sinistra, ecco spuntare nomi di fiducia dei vari capi sostenitori di Bersani. Enrico Letta, di cui parlerò alla fine, riesce ad avere più parlamentari da Bersani che dalle primarie. Per esempio.
Nel mentre la campagna elettorale procede. Il Pd continua a corteggiare Monti e ad attaccare Berlusconi. Berlusconi fa le solite promesse da campagna elettorale. Grillo riempe le piazze e conferma ogni volta la sua teoria che i partiti sono in via di estinzione e che sanno solo inciuciare. Ah, c'è anche Ingroia con una coalizione che mette insieme Di Pietro e i comunisti.
Le elezioni regalano un risultato incredibile. Pd, Pdl e M5S hanno pareggiato. Ma il Pd ha preso qualcosina in più e ha la maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato. Bersani ottiene un incarico da Napolitano. Inizia la sua esplorazione che prevede la ricerca dei voti necessari per ottenere la fiducia.
Nel mentre Laura Boldrini e Pietro Grasso diventano presidenti di Camera e Senato. Gli elettori applaudono. Berlusconi no, mentre si vedono le prime spaccature nel M5S.
Bersani non ha i numeri, torna da Napolitano che, impossibilitato a sciogliere le camere in quanto c'è il semestre bianco, riunisce dieci saggi. Mentre l'Italia si chiede ancora cosa hanno di saggio Violante e Quagliariello, nel Pd inizia il caos. Bersani è arroccato con l'establishment del partito, ossia tutti quelli che hanno il posto nel governo garantito. Gli altri non sanno più che devono fare. Quindi senza indicazioni del segretario, i parlamentari fanno ciò che vogliono perché non c'è più una linea. I dieci saggi riescono a scrivere un programma politico.
Si va verso l'elezione del Presidente della Repubblica. Il M5S ha eletto (anche se con poco meno di cinque mila voti alle quirinarie) Stefano Rodotà, uomo di sinistra, fondatore del PDS e DS, sempre presente alle iniziative del Pd. Berlusconi vuole scegliere dalla rosa dei nomi del Pd. Il Pd avvia le trattative con tutti tranne che con il M5S. C'è da capire perché questo cambio di strategia dal momento che il M5S è stato inseguito per quaranta giorni. Grillo lancia un videomessaggio a Bersani dove dice che se il Pd voterà Rodotà il M5S potrebbe votare la fiducia a Bersani. Se non è un'apertura questa..
Comunque Bersani e il suo vice Enrico Letta, che lo segue come un'ombra, trovano l'accordo con Berlusconi, Maroni e Monti su un nome a sorpresa. Prima però ci sarebbe da capire cosa tutto prevede questo accordo. Bersani finalmente convoca i gruppi parlamentari e la coalizione intera e presenta la candidatura di Franco Marini, già osteggiata dai renziani prima che nascesse la candidatura stessa. Marini, bravo politico e brava persona, viene bocciato da Sel e da novanta parlamentari Pd. Nel mentre sui social network gli elettori e gli iscritti al Pd rumoreggiano. Nonostante i No arrivati dall'assemblea, Bersani porta comunque Franco Marini al voto. E Marini non trova i due terzi dei voti, necessari per eleggerlo. Gliel'avevano detto che non c'erano i numeri. E gliel'hanno detto i giovani eletti con le Primarie. Così il teatro Capranica diventa il teatro di questa soap opera. A questo punto si contano quanti voti avrebbe trovato Rodotà nel Pd e non sono sufficienti nemmeno a superare il quorum alla quarta chiama.
A questo punto viene avanzata la candidatura di Romano Prodi, fondatore del Pd e unico outsider ad aver sconfitto due volte Berlusconi. Quindi è passata la linea che non ci deve essere accordo con Pdl e Lega ma al massimo con Monti e soprattutto con il M5S visto che Prodi è uno dei dieci nomi usciti dalle quirinarie. In piazza iscritti ed elettori del M5S, di Rivoluzione Civile e del Pd e Sel si ritrovano in nome di Rodotà. Sul web sono soprattutto i democratici a chiedere Rodotà. I giovani democratici occupano le sedi di partito di tutta Italia.
Prodi viene accolto con una standing ovation da parte dei parlamentari Pd. Alè, partito nuovamente unito. Ma in aula mancano 101 voti dal Pd. Gli stessi che lo hanno acclamato. Prodi cade sui colpi dello stesso partito da lui fondato. Nel Pd è guerra, Bersani e la segreteria si dimettono. Anche Letta, sembra. Chi non ha votato Prodi sono quelli che volevano l'accordo con Berlusconi e anche quelli dei rancori tra Prodi e D'Alema.
Il Pd torna da Pdl, Lega e Monti e trovano l'accordo su Napolitano che viene eletto. Tra Marini e Napolitano cambia ben poco visto che non è il nome il problema ma il metodo, ossia l'accordo (inciucio) con Berlusconi.
A questo punto sarà Napolitano a fare il governo. Il Pd convoca la direzione nazionale dove viene deciso che il dimissionario Letta farà parte della delegazione che andrà da Napolitano. Nel mentre viene avanzata la proposta di un governo Renzi. E meno male per Renzi che la sua candidatura è morta sul nascere.
L'epilogo di questa storia è il seguente: Italia Bene Comune muore dopo cinquanta giorni, Napolitano è il segretario del PD perché è lui che detta la linea politica, Letta sarà il Premier e il governo sarà formato da Pd, Pdl e Lista Civica. Che quella cosa che farà Letta la poteva fare anche Bersani cinquanta giorni prima ma tutti gli chiesero di non farlo.
Se questo non è un paradosso.
In tutto questo paradosso c'è il Partito Democratico come assoluto protagonista.
Scrivo questo pezzo tra risate e perplessità, purtroppo. La storia inizia qualche mese fa quando il governo Monti cade per mano del Caimano, come se in quattro portano un Santo in spalla, davanti ci sono uno dell'Udc e uno del Pd e dietro due del Pdl. Quelli del Pdl non chiedono il cambio, bensì decidono di far cadere il Santo anche se Monti di Santo ha ben poco.
Il Pdl si prende gli oneri di aver sfiduciato Monti anche se sfiducia mai ce n'è stata, mentre il Pd diventa il maggiore responsabile di quel governo tecnico e l'Udc ci costruisce la coalizione per le elezioni successive. Un colpo strategico da applausi, se non ci fosse l'Italia in piena crisi economica.
I partiti si organizzano. Il Pd fa un patto di alleanza con Sel, socialisti e Centro Democratico di Tabacci. Il Pdl trova l'accordo con la Lega e altri piccoli partiti. L'Udc forma il grande centro con Fli e Lista Civica di Mario Monti. E c'è anche un comico con un movimento di cittadini.
Il Pd fa le primarie per la scelta del candidato leader della coalizione. In campo il segretario Bersani, il segretario di Sel Vendola, il segretario di Cd Tabacci e i democratici Puppato e Renzi. La competizione si svolge in due turni dove alla fine la spunta Bersani contro Renzi.
Poco più in là il Pd fa anche le primarie per i parlamentari. Nonostante ci fosse ulteriore tempo, Bersani (consigliato sempre dai soliti volponi), indica come data utile il 30 Dicembre. Come se non bastasse si tiene una quota di parlamentari da nominare. Essi dovranno rispondere a delle caratteristiche importanti che gli elettori non sarebbero in grado di vedere.
Grazie alle primarie per i parlamentari entrano il 40% di donne e ci ritroviamo un gruppo parlamentare fortemente rinnovato. Ma Bersani non ha ancora scelto la sua truppa. E tra docenti universitari, magistrati, giornalisti e figure apparentemente più di destra che di sinistra, ecco spuntare nomi di fiducia dei vari capi sostenitori di Bersani. Enrico Letta, di cui parlerò alla fine, riesce ad avere più parlamentari da Bersani che dalle primarie. Per esempio.
Nel mentre la campagna elettorale procede. Il Pd continua a corteggiare Monti e ad attaccare Berlusconi. Berlusconi fa le solite promesse da campagna elettorale. Grillo riempe le piazze e conferma ogni volta la sua teoria che i partiti sono in via di estinzione e che sanno solo inciuciare. Ah, c'è anche Ingroia con una coalizione che mette insieme Di Pietro e i comunisti.
Le elezioni regalano un risultato incredibile. Pd, Pdl e M5S hanno pareggiato. Ma il Pd ha preso qualcosina in più e ha la maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato. Bersani ottiene un incarico da Napolitano. Inizia la sua esplorazione che prevede la ricerca dei voti necessari per ottenere la fiducia.
Nel mentre Laura Boldrini e Pietro Grasso diventano presidenti di Camera e Senato. Gli elettori applaudono. Berlusconi no, mentre si vedono le prime spaccature nel M5S.
Bersani non ha i numeri, torna da Napolitano che, impossibilitato a sciogliere le camere in quanto c'è il semestre bianco, riunisce dieci saggi. Mentre l'Italia si chiede ancora cosa hanno di saggio Violante e Quagliariello, nel Pd inizia il caos. Bersani è arroccato con l'establishment del partito, ossia tutti quelli che hanno il posto nel governo garantito. Gli altri non sanno più che devono fare. Quindi senza indicazioni del segretario, i parlamentari fanno ciò che vogliono perché non c'è più una linea. I dieci saggi riescono a scrivere un programma politico.
Si va verso l'elezione del Presidente della Repubblica. Il M5S ha eletto (anche se con poco meno di cinque mila voti alle quirinarie) Stefano Rodotà, uomo di sinistra, fondatore del PDS e DS, sempre presente alle iniziative del Pd. Berlusconi vuole scegliere dalla rosa dei nomi del Pd. Il Pd avvia le trattative con tutti tranne che con il M5S. C'è da capire perché questo cambio di strategia dal momento che il M5S è stato inseguito per quaranta giorni. Grillo lancia un videomessaggio a Bersani dove dice che se il Pd voterà Rodotà il M5S potrebbe votare la fiducia a Bersani. Se non è un'apertura questa..
Comunque Bersani e il suo vice Enrico Letta, che lo segue come un'ombra, trovano l'accordo con Berlusconi, Maroni e Monti su un nome a sorpresa. Prima però ci sarebbe da capire cosa tutto prevede questo accordo. Bersani finalmente convoca i gruppi parlamentari e la coalizione intera e presenta la candidatura di Franco Marini, già osteggiata dai renziani prima che nascesse la candidatura stessa. Marini, bravo politico e brava persona, viene bocciato da Sel e da novanta parlamentari Pd. Nel mentre sui social network gli elettori e gli iscritti al Pd rumoreggiano. Nonostante i No arrivati dall'assemblea, Bersani porta comunque Franco Marini al voto. E Marini non trova i due terzi dei voti, necessari per eleggerlo. Gliel'avevano detto che non c'erano i numeri. E gliel'hanno detto i giovani eletti con le Primarie. Così il teatro Capranica diventa il teatro di questa soap opera. A questo punto si contano quanti voti avrebbe trovato Rodotà nel Pd e non sono sufficienti nemmeno a superare il quorum alla quarta chiama.
A questo punto viene avanzata la candidatura di Romano Prodi, fondatore del Pd e unico outsider ad aver sconfitto due volte Berlusconi. Quindi è passata la linea che non ci deve essere accordo con Pdl e Lega ma al massimo con Monti e soprattutto con il M5S visto che Prodi è uno dei dieci nomi usciti dalle quirinarie. In piazza iscritti ed elettori del M5S, di Rivoluzione Civile e del Pd e Sel si ritrovano in nome di Rodotà. Sul web sono soprattutto i democratici a chiedere Rodotà. I giovani democratici occupano le sedi di partito di tutta Italia.
Prodi viene accolto con una standing ovation da parte dei parlamentari Pd. Alè, partito nuovamente unito. Ma in aula mancano 101 voti dal Pd. Gli stessi che lo hanno acclamato. Prodi cade sui colpi dello stesso partito da lui fondato. Nel Pd è guerra, Bersani e la segreteria si dimettono. Anche Letta, sembra. Chi non ha votato Prodi sono quelli che volevano l'accordo con Berlusconi e anche quelli dei rancori tra Prodi e D'Alema.
Il Pd torna da Pdl, Lega e Monti e trovano l'accordo su Napolitano che viene eletto. Tra Marini e Napolitano cambia ben poco visto che non è il nome il problema ma il metodo, ossia l'accordo (inciucio) con Berlusconi.
A questo punto sarà Napolitano a fare il governo. Il Pd convoca la direzione nazionale dove viene deciso che il dimissionario Letta farà parte della delegazione che andrà da Napolitano. Nel mentre viene avanzata la proposta di un governo Renzi. E meno male per Renzi che la sua candidatura è morta sul nascere.
L'epilogo di questa storia è il seguente: Italia Bene Comune muore dopo cinquanta giorni, Napolitano è il segretario del PD perché è lui che detta la linea politica, Letta sarà il Premier e il governo sarà formato da Pd, Pdl e Lista Civica. Che quella cosa che farà Letta la poteva fare anche Bersani cinquanta giorni prima ma tutti gli chiesero di non farlo.
Se questo non è un paradosso.
23/04/13
Vi presento i miei.
Mi meraviglio chi pensa che sono persone del web. Sono persone che usano il web. E' diverso, e parecchio.
Perché avere un profilo Facebook o Twitter per dire solo che voti la Boldrini o Grasso non ha senso, ti becchi un centinaio di like e finisce lì.
Poi non mi dici chi hai votato in sei votazioni per il Presidente della Repubblica. L'urna è segreta, lo era anche qualche giorno fa quando hai votato il Presidente della Camera o del Senato.
Poi mi racconti quanto sei bravo e bello. Ma ignori i commenti; li snobbi tutti come grillini, demagoghi e populisti. E non ti accorgi che è questo l'errore commesso nei cinque anni appena passati.
E se ti mettono un like o ti retwittano ti senti fico, te ne vanti. Anzi, controlli i tuoi colleghi se hanno fatto di meglio. Fai una sfida senza dichiararla. Ma guai a dissentire.
Che poi dimentichi che la maggior parte di questi ti hanno votato, hanno votato il tuo partito. Sono quelli delle campagne elettorali. Mica poca roba.
Vi presento i miei, quelli che dicevano che per trovare un accordo con i grillini bisognava trovare una figura che andasse bene a entrambi perché Bersani, volente o nolente, non è la figura che andava bene.
Ed è inutile battagliare sul fatto che Bersani ha vinto le primarie, perché anche Rodotà ha vinto le quirinarie. E non è un grillino Rodotà, è un uomo di sinistra non voluto dal più grande partito di sinistra.
Che la maggior parte dei miei, anche semplici simpatizzanti, volevano Rodotà. Ma voi avete iniziato da Marini che i miei non volevano, che novanta dei vostri non volevano, che un centinaio di voi non hanno votato.
Che avete parlato prima con Berlusconi, Maroni e Monti e poi con i nostri parlamentari. E come se non bastasse Vito Crimi manco l'avete considerato.
Che avete organizzato tutto per finire con le larghe intese, ma come sempre con quelli di destra. Quelli che in campagna elettorale li insultate e che poi finite sempre con farci il governo.
Ve li presenterò i miei, al congresso (APERTO) e alle prossime campagne elettorali. E forse, oltre a contare i like leggerete anche i commenti.
P.s: chi non vota la fiducia al governissimo dicono che verrà espulso dal partito. Facciamo a scrutinio segreto così rimangono impuniti quelli che hanno impallinato Prodi?
P.s.2: è brutta cosa proporre Rodotà premier in modo tale che salviamo faccia e culo all'Italia e al PD?
21/04/13
L'apocalisse perché Rodotà è proposto dal M5S. Follia pura.
Ho chiesto scusa perché anche io mi sono trovato spiazzato da queste decisioni scellerate in pieno contrasto con la volontà dell'Italia. L'Italia si è unita in un coro unanime contro l'accordo PD-PDL.
Mi sono vergognato del mio partito. Ho ricevuto sms, email e tanto altro dove mi hanno chiesto spiegazioni che non sono stato in grado di dare. Dicevo solo di leggere il blog di Pippo Civati perché parole non ne avevo più, se non di incazzo.
Non votare Stefano Rodotà perché è il nome che propone il Movimento Cinque Stelle ha dell'incredibile. Eppure Rodotà il PD l'ha sempre invitato alle iniziative politiche d'élite. Rodotà viene dal PDS. Uomo di sinistra, talmente di sinistra che non accettò la fusione tra comunisti e democristiani, per dire.
Se piove e un grillino mi dice che piove posso dire il contrario? No, al massimo apro l'ombrello. Eravamo giunti a una svolta, l'apertura del Movimento al PD e a SEL.
Se la falce l'hanno lasciata a casa, il martello l'hanno tenuto per sbatterlo negli zebedei.
Andando con ordine, la proposta di Franco Marini non è stata votata da una grossa parte del PD (che l'ha detto la notte prima che non lo avrebbero votato in assemblea) perché faceva parte di un accordo con il PDL. Era il metodo sbagliato, non il nome. Infatti il PD ha avviato trattative con tutti, eccetto con il M5S.
Così alcuni giovani tentano di unire il partito su una candidatura che potesse andare bene anche a Monti e ai grillini, Romano Prodi. Ma a Prodi mancano cento voti del PD. Dico io, votare contro dopo che partecipi alla standing ovation in assemblea? Questo è tradimento al partito che ti ha eletto, al padre fondatore del partito che ti ha eletto e agli elettori di conseguenza. E l'hanno studiata bene i capi bastone perché non si è ancora capito chi è stato a votare altro. Sicuramente i dalemiani non l'hanno votato e poi c'è l'area popolare che ha votato Rodotà per rafforzare Grillo, impedire un accordo su Prodi con il PD, costringere il PD a tornare a dialogare con Berlusconi. Tattica geniale se non venissero usati i nomi di Romano Prodi e Stefano Rodotà.
Su Twitter e Facebook quasi tutti continuavano a chiedere di votare Rodotà e di evitare accordi con il centro destra.
Niente da fare, in pochi hanno ascoltato. Tanto chi vuoi che ci stia su Facebook? Il Blogger che scrive cazzate ogni giorno, il sindaco di campagna, l'assessore di Torino, quel tipo che organizza un laboratorio dove partecipano sessanta ragazzi, quelli là che appendono i manifesti in campagna elettorale. Insomma, snobbati. Snobbano chi si fa il mazzo in campagna elettorale e chi fa parte degli organismi dirigenti. Ma se ne fregano. Ingoieranno anche questo rospo, pensano.
Così si torna al primo schema, Berlusconi sceglie uno di sinistra e lo votano tutti. A presentare il nome nuovo è Sandro Bondi, Giorgio Napolitano.
Cioè, il PD ha accettato di votare il nome indicato da Bondi. Un nome che ha trovato l'approvazione anche di Matteo Renzi, perché a lui interessa il nome e non il metodo. Napolitano, a 88 anni, è il nuovo presidente della Repubblica e almeno sulle foto per gli enti pubblici risparmiamo denaro perché possiamo usare quelle di sette anni fa.
Nel mentre il PD è al collasso, SEL esce da Italia Bene Comune, l'intera segreteria del PD si dimette. L'apocalisse perché Rodotà era proposto dal Movimento Cinque Stelle? Voi siete pazzi. Questa è follia, è un suicidio in piena regola.
Nel mentre Renzi diventa il capo espiatorio, è colpa di Renzi se il PD muore, Renzi fa gli inciuci con Berlusconi, Renzi non ha votato Prodi. Io non lo adoro, Renzi, ma ho un limite di obiettività e riconosco a Renzi che con tutta questa vicenda c'entra ben poco. E' stato chiarissimo dal primo giorno.
E' anche vero che il M5S poteva votare Prodi visto che si tratta di un nome uscito delle quirinarie, ma come loro, anche io trovo incomprensibile il fatto che il PD non voleva Rodotà.
Nel mentre arrivano i primi sondaggi dove solo un italiano su cinque è favorevole alla rielezione di Napolitano. Hai capito il cambiamento?
Ed eccoci qua con una coalizione distrutta, con il più grande partito in via di estinzione, con un uomo di 88 anni Presidente della Repubblica e con una manifestazione a Roma.
Ah già, a manifestare a Roma c'erano più elettori del PD che del M5S.
Che poi c'è da dire che Crozza continuerà a imitare Napolitano, e non farà ridere. C'è da ricordare che dopo i sondaggisti non fa più a fidarsi dei compagni e delle standing ovation. C'è da dire che a parte Civati nessun altro dichiarava il proprio voto chiama per chiama.
Soprattutto c'è da chiedere scusa, all'Italia, agli elettori di centro sinistra, a Prodi e a Rodotà. Ma questo forse avverrà solo tra qualche anno, quando a qualche giornalista verrà in mente di intervistare uno di questi dirigenti esperti in tattiche quanto Mister Maifredi.
19/04/13
Tu, proprio tu, sei una merda.
Dico a te che hai applaudito la proposta di Pierluigi Bersani, quella di Romano Prodi Presidente della Repubblica.
Tu, proprio tu, sei un vigliacco perché potevi dire che Prodi ti stava sul culo e che non lo avresti votato. Invece hai tradito il tuo segretario, il tuo partito e i tuoi elettori.
L'hai fatto per vendicare Marini? O D'Alema? L'hai fatto perché avevi l'accordo con qualcuno del PDL?
Urla al mondo che non hai votato Prodi. Urlalo. Ammettilo. Assumiti le tue responsabilità.
Sappi che hai distrutto un partito, un progetto, un sogno. Hai condannato il centrosinistra a perdere per i prossimi venti anni. Tu hai distrutto il lavoro di anni dei militanti, hai rovinato la credibilità di ognuno di noi che ci abbiamo messo la faccia anche per te.
Tu sei un vile. Abbi il coraggio almeno di chiedere scusa.
Vigliacco.
Tu, proprio tu, sei un vigliacco perché potevi dire che Prodi ti stava sul culo e che non lo avresti votato. Invece hai tradito il tuo segretario, il tuo partito e i tuoi elettori.
L'hai fatto per vendicare Marini? O D'Alema? L'hai fatto perché avevi l'accordo con qualcuno del PDL?
Urla al mondo che non hai votato Prodi. Urlalo. Ammettilo. Assumiti le tue responsabilità.
Sappi che hai distrutto un partito, un progetto, un sogno. Hai condannato il centrosinistra a perdere per i prossimi venti anni. Tu hai distrutto il lavoro di anni dei militanti, hai rovinato la credibilità di ognuno di noi che ci abbiamo messo la faccia anche per te.
Tu sei un vile. Abbi il coraggio almeno di chiedere scusa.
Vigliacco.
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